IL SINDACO CHIODI SULLA “QUESTIONE OSPEDALE” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/02/2021 00:00:09 

 

Ho letto con interesse l’ordine del giorno che stiamo discutendo. Sono sicuramente d’accordo su una parte cospicua delle premesse, in particolar modo sulla drammatica constatazione degli effetti devastanti che la pandemia e la sua gestione hanno avuto, rispettivamente, sugli effetti sanitari ed economici del nostro Paese. Così come sulla necessità di collaborare ad ampio spettro per la ricostruzione che si è resa necessaria. Infine, inutile dirlo, sulla necessità di lavorare per un potenziamento dell’ospedale di Tortona che verrà reso operativo al termine della fase pandemica, cioè quando sarà riconvertito da ospedale Covid. Non abbiamo in questo momento delle previsioni certe su quando questo dovrà avvenire, ma è sicuro che i sanitari stanno aspettando l’evoluzione della pandemia in questo mese di febbraio e nel mese di marzo, periodo in cui abbiamo avuto il picco più significativo l’anno scorso, per prendere una decisione in merito. Devo tuttavia far notare che questo ordine del giorno, protocollato il 5 febbraio scorso, arriva quantomeno in ritardo: si dice che “è giunto il momento di avviare un confronto” sulla sanità nella nostra zona, quando già il 16 novembre 2020 i rappresentanti politici e istituzionali del nostro territorio, i 40 sindaci del Tortonese che compongono l’assemblea del Cisa, si sono riuniti per formulare un documento dove si chiede l’apertura del confronto con la Regione sul tema della sanità ospedaliera e territoriale, e in cui sono inserite precise richieste e puntuali considerazioni su quelle che sono le esigenze dei territori e le prospettive per il futuro. In seguito, a risposta del nostro documento, una rappresentanza dei sindaci, nella fattispecie il presidente dell’assemblea Cisa Gianni Tagliani, primo cittadino di Castelnuovo Scrivia, e il sottoscritto siamo stati convocati dalla direzione generale dell’Asl Al il 27 gennaio scorso proprio per discutere delle linee guida del progetto di potenziamento dell’ospedale di Tortona che la Regione ha commissionato al centro studi interaziendale di management sanitario, il CeSIM. Subito dopo, il 2 febbraio, sono stato coinvolto nuovamente dal CeSIM per discutere della prima bozza del piano, insieme ad una rappresentanza dell’assessorato regionale alla Sanità, bozza poi trasmessa alla Regione.  Ho apprezzato molto questo invito, perché negli anni passati troppe volte il mio predecessore non è stato coinvolto in questo tipo di decisioni, con tutte le difficoltà che ne sono derivate. In questo momento la Regione sta analizzando il documento e i territori verranno nuovamente coinvolti per discuterne. Si tratta non di “annunci, promesse e ipotesi”, ma di un documento di lavoro concreto, che sarà sicuramente oggetto di modifiche e miglioramenti, ma non si può certo affermare che nulla sia mai stato fatto. Ci sono poi alcuni passaggi in questo ordine del giorno, che suonano discordanti con il resto del testo: si parla di un progetto dedicato all’ospedale di Alessandria, che sicuramente è un punto di riferimento importantissimo nell’ambito della rete ospedaliera della nostra provincia, rete in cui l’ospedale di Tortona deve inserirsi come portatore di eccellenza nei suoi settori specifici. Ma suona francamente strano che questa richiesta venga fatta al sindaco di Tortona. Si parla poi di sanità territoriale, che è sempre presentata come strumento fondamentale, ma non dimentichiamoci che coloro che avevano in mente di sostituire il modello ospedalecentrico con uno in cui la sanità territoriale sarebbe stata protagonista, posizione anche condivisibile, hanno pensato prima a demolire l’importanza degli ospedali, per poi non effettuare il potenziamento del territorio. E’ una storia che inizia nel 2012 con il cosiddetto “decreto Balduzzi” e prosegue con la delibera regionale 1-600 del 2014 della giunta Chiamparino. Nel vostro documento chiedete proprio di superare queste normative che non permettono di avere determinati reparti e servizi nel nostro ospedale: sono contento che abbiate cambiato idea e concordo con voi sulla necessità di superare questi provvedimenti che bene non hanno fatto alla nostra sanità. Da quello che sappiamo, peraltro, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome aveva già ravvisato la necessità di superare i “paletti” imposti dal Dm 70, ovvero il “decreto Balduzzi”, proprio perché l’attuale emergenza sanitaria ha fatto emergere tutti i limiti di quel provvedimento, quindi ci auguriamo tutti che ciò avvenga al più presto. Pur comprendo la volontà dei consiglieri proponenti di fare quanto possibile per cercare di contribuire positivamente al processo di potenziamento del nostro ospedale, ritengo che questo ordine del giorno sia quantomeno superato. Tuttavia, prendendo atto della difficoltà di comunicazione su quanto stiamo facendo, mi rendo disponibile ad aggiornare i consiglieri ogniqualvolta lo ritengano necessario, su quanto si sta facendo in sede di amministrazione comunale, di Asl e di assessorato regionale.