DOLCE VITA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/02/2021 00:00:11 

 

Ci ha fatto specie e riflettere una dichiarazione che abbiamo sentito in tv domenica scorsa: “hanno vietato lo sci, ma noi siamo venuti apposta in montagna per sciare, ci piace”. Ecco, in questa dichiarazione di un appassionato degli sport invernali c’è qualcosa che non comprendiamo, perchè dovrebbe ormai essere chiaro a tutti, giovani e meno giovani, che da un anno siamo entrati nell’era post Covid, e che quella ante Covid è finita, definitivamente. Lo scrivemmo quasi un anno fa, e lo ripetiamo: non si potrà più tornare a come eravamo prima. Innanzitutto perchè, nonostante i vaccini, non sappiamo ancora la loro durata, le conseguenze eventuali che si potranno avere nel tempo, e la reale efficacia immunitaria, per cui mascherina e distanziamento sociale, almeno per quest’anno, non potremo scordarceli e, temiamo, non potremo farlo se vorremo stare tranquilli anche nel 2022. Poi perchè la crisi economica innescata da questa pandemia è veramente devastante e sarà ancor più devastante tra mesi, quando non ci sarà più il blocco dei licenziamenti, quando tante piccole realtà commerciali, artigianali ed industriali saranno costrette a chiudere, per mancanza di commesse e di denaro. Qui qualcosa potrebbe fare il nuovo governo, ma per ora non sappiamo come vorrà e potrà agire. Ma c’è anche un aspetto sociale che deve essere valutato. Il “nostro modo di goderci la vita” e con nostro intendiamo quello di noi italiani, è unico al mondo. La “dolce vita” non è solo un titolo di un celeberrimo film, ma una realtà con la quale abbiamo convissuto fino all’altro ieri, appunto ante Covid. Eppure questo retaggio non ci ha ancora lasciato, non “siamo diventati adulti” e non abbiamo ancora capito che “la qualità del tempo libero” che ante Covid non era un accessorio, ora lo è diventato. Del resto basta seguire un qualsiasi dibattito televisivo con giornalisti di grande fama e qualche politico perché si parli solamente di discoteche, ristoranti, cene, impianti sciistici e meno, molto meno, di lavoro o scuola. Sia chiaro; i problemi economici di ristoratori, baristi, proprietari di discoteche, gestori di impianti sciistici, alberghi sono problemi reali, che devono essere risolti ed anche velocemente, ma la discussione verte sempre: aprire sì o aprire no, e non su cosa fare per permettere a tutti loro, ed a tutti noi, di vivere. L’Italia è ormai un Paese spaccato in due: da una parte il tran tran dei garantiti, ovvero pensionati, lavoratori pubblici a reddito e posto di lavoro certo, lavoratori di alcune (poche) grandi industrie che non licenzieranno; dall’altra tutti gli altri, con situazioni più o meno critiche. Ecco, speriamo che questo nuovo governo trovi un’idea di Paese che riesca a riunire queste due Italie, che contemperi i bisogni degli uni con i privilegi (piccoli o grandi) degli altri, che ridia fiato alla genialità italica, che non sciupi le opportunità economiche che ci vengono dall’Europa, che ci faccia capire che prima del “goderci la vita” occorre poterla vivere. E, per sperare nel futuro, ricordiamoci cosa scrisse Ungaretti: “Dopo tanta nebbia/ a una/ a una/ si svelano le stelle”.