DOCUMENTO D’ARCHIVIO FA RIVIVERE LA MEMORIA DELL’EFFERATO “DELITTO BASSI” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   31/03/2021 00:00:04 

 

Nel 2014 sul n. 109 di Iulia Dertona, bollettino della Società Storica Tortonese, veniva pubblicato, a firma di Massimo Galluzzi e Nicoletta Busseti, un interessante articolo Tortona, 1920: il delitto Bassi, evento delittuoso le cui vicende trovarono ampio spazio sia sulla stampa locale che su quella nazionale. La tragedia, che sconvolse l’intera città, avvenne nella notte tra il 15 e il 16 febbraio nella villa Bassi dove abitava Emilia Brassetti, vedova della medaglia d’argento al V.M. Emilio Bassi, i figli Ugo e Rosetta e la domestica Laudomia Ciabatti. Solo il figlio Ugo sopravvisse agli assassini pur con gravissime lesioni cerebrali permanenti. Colpevoli della strage furono ritenuti Roberto Landini e Valerio Spalla che, al termine di un processo che ebbe anche risvolti tragicomici, unicamente su base indiziaria, vennero condannati all’ergastolo nonché a 12 anni di segregazione cellulare. Sulla base dei ricordi di mia cugina Patrizia Sala, Pierina Cairo, sorella di sua nonna Carolina (entrambe cugine di mio nonno Pippo Volpi, fondatore delle omonime cantine), il giorno precedente l’efferato delitto era nella villa a giocare con la piccola Rosetta. L’occasione di riparlare di questa tragedia è il ritrovamento nell’Archivio Storico di Tortona (Sezione Edilizia privata) del progetto del “Villino Bassi” che i coniugi presentarono in Comune nel marzo 1913 per ottenere l’autorizzazione all’edificazione sul Castello “nel lotto 11 dell’ultima vendita del Municipio”. Il documento ci riporta a tempi lontani, ad eventi il cui ricordo era ancora vivo quando ero un ragazzino e con amici andavo sul castello evitando però, accuratamente, di avvicinarmi alla “villa del delitto”. Secondo voci popolari nell’edificio ormai abbandonato si potevano vedere ancora le tracce di sangue delle vittime che, a motivo di una rapina andata male, erano state barbaramente assassinate. Il documento cartaceo è importante in quanto della villa Bassi non esiste una foto, peraltro a lungo ricercata, frutto probabilmente di una damnatio memoriae che nei decenni successivi aveva allontanato possibili acquirenti. Se la costruzione avesse poi seguito attentamente il progetto redatto dall’ing. Celestino Stella secondo i canoni di uno stile Art nouveau (o Liberty) sobrio, ma curato, non è certo. Solo all’inizio degli anni Ottanta - se la memoria non mi tradisce - era stato trovato un acquirente dell’edificio ormai in avanzato stato di abbandono. Durante i lavori di riattamento, le strutture collassarono cancellando così per sempre le fantasie popolari, ma non il ricordo dell’efferato delitto. E’ passato ormai un secolo dal delitto Bassi, ma quelli della mia età ricordano bene che l’eco dell’avvenimento era ancora ben vivo negli anni Cinquanta.  Quando avvenne il delitto il capitano Emilio Bassi era già passato “a miglior vita” essendo stato una delle prime vittime tortonesi del conflitto mondiale 1915-1918. Sulla sua morte pesa però, sulla base di testimonianze che ho raccolto e verificherò, un dubbio. Ma, come si suol dire, questa è un’altra storia. 

Giuseppe Decarlini