VACCINI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   31/03/2021 00:00:10 

 

Mentre la situazione contagi sembra contenuta nel Tortonese, è sempre grave, anzi gravissima, nel resto del Piemonte ed in alcune zone della nostra provincia, e si inizia ad avvertire tra tante persone una certa frenesia da vaccinazione. E’ vero, siamo in ritardo, ad esempio gli ultra ottantenni dovevano essere vaccinati tutti entro fine marzo, se andrà bene andremo a metà aprile, ma ormai in zona ci sono centinaia di persone che hanno ricevuto anche la seconda dose e quindi sono immuni. Un bel vantaggio psicologico, non c’è che dire, che sta pesando moltissimo su quelle migliaia di persone che, invece, non sanno nemmeno quando potranno ricevere il vaccino e che stanno letteralmente scalpitando. Sabato, domenica e lunedì scorsi, ad esempio, il centro vaccinale tortonese è rimasto chiuso per mancanza di vaccini, e gli sforzi compiuti durante la settimana e nel fine settimana precedente, quando si vaccinarono oltre 150 persone al giorno, sono stati vanificati. Una situazione solamente italiana, questa, perchè in altri Paesi, anche molto più popolati del nostro, i vaccinati sono decine e decine di milioni più che da noi. La situazione non pare a lungo sostenibile, e crediamo e speriamo che al governo lo abbiano compreso, perchè questo andazzo ha fatto sì che si dividesse la popolazione italiana in cittadini di Serie A ed in cittadini di Serie B, tutti in attesa (o almeno la gran parte, lasciando perdere quei no vax che credono ancora che le morti che abbiamo tristemente contato in quest’anno siano dovute ad altre malattie) di farsi inoculare questo benedetto farmaco, quale che sia poco importa (ai più). Insomma non è una bella situazione, e più le settimane passeranno più questa situazione di disparità e di “inferiorità” sarà pesante per moltissimi di noi. E’ una questione più psicologica ma di questi tempi, con i nervi a fior di pelle, con la stanchezza per dover vivere una vita che non hai scelto e che è tutta nuova, la situazione psicologica della popolazione deve essere attentamente tenuta in considerazione, quasi quanto la lotta alla pandemia. Insomma, attendiamo le 500 mila vaccinazioni al giorno che sono state annunciate, ma ci speriamo poco. Per consolarci, rileggiamo Seneca, che a Lucillo scrisse “Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente”. Ecco, cerchiamo di vivere il presente al meglio, con tanta speranza, e come già scrivemmo poco più di un mese fa “Dopo tanta nebbia / a una / a una / si svelano le stelle” (Ungaretti). Rimaniamo fiduciosi, ma non dimenticheremo.