VACCINAZIONI “FAI DA TE”, PIÙ FACILE A DIRSI CHE A FARSI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   07/04/2021 00:00:08 

 

La conferenza dei 190 sindaci del’Asl, convocata da remoto mercoledì scorso, è stata senz’altro positiva per le informazioni date sull’evoluzione della pandemia e sui “numeri” che si registrano nella nostra provincia, attualmente in risalita e in controtendenza a quelli della regione. Ci si è poi concentrati sulla situazione dei vaccini. Tre i punti sui quali si è discusso: l’aiuto che i Comuni potrebbero dare attraverso i propri uffici per le iscrizioni alla piattaforma regionale; la disponibilità per il trasferimento dei cittadini che non possono muoversi di casa; l’allestimento di hub vaccinali a totale carico dell’Ente locale coinvolgendo i medici di medicina generale. L’obiettivo è comune: incrementare esponenzialmente il numero dei vaccinati. Se il primo è facilmente risolvibile, anche perché chiunque ha un parente o un amico che può aiutare dal punto di vista informatico il cittadino sprovvisto di computer, per gli altri diventa più difficile. Il trasporto è materia controversa. Alcuni sindaci hanno messo in evidenza la possibilità di un contagio indiretto, se chi lo esegue appartiene a qualche organizzazione di volontariato e non dipende da una Croce i cui dipendenti sono attrezzati e vaccinati. Poi c’è il problema di chi se ne occupa, del numero di volontari che deve essere elevato e, soprattutto, ruotare: insomma, non facile da risolvere. Sull’hub e sul coinvolgimento dei medici, il tema è più ampio. Per quanto riguarda i locali, più o meno ogni comune ha a disposizione degli spazi, che sono da allestire, da mettere a norma (nel corso della riunione sono state chieste tutte le certificazioni, dall’impianto elettrico a quello distributivo dei servizi), da implementare con nuovi arredi funzionali ai percorsi che i cittadini devono compiere in ingresso e in uscita. In questo caso con un po’ di risorse, lavorando e con tanta buona volontà, si può fare. Il tema più delicato è il coinvolgimento dei medici. C’è sicuramente chi già svolge questo servizio, altri potrebbero essere inseriti, altri ancora non ne vogliono sapere. A loro si dice: “se volete vaccinare potrete farlo nei vostri ambulatori”. Saranno idonei i locali per il percorso da compiere dall’accettazione, all’iniezione e al periodo di controllo del paziente? Difficile, probabilmente un ambulatorio su cento, quando va bene. Oppure, coinvolgendo i sindaci, si invitano i medici negli hub che potrebbero essere allestiti. L’impressione, ascoltando i sindaci intervenuti in assemblea, è che per molti sia un po’ come la sagra del pesce fritto. “Dai, in palestra allestiamo gli spazi, due tavoli, venti sedie, tre paraventi, una scrivania, due cartelli «ingresso» e «uscita» e siamo a posto”. Ok, può essere. Ma all’atto pratico l’avete mai visto un medico “vaccinare”? Solitamente è seduto dietro una scrivania, raccoglie i documenti, fa l’anamnesi con il paziente, autorizza la somministrazione, ovvero l’iniezione che viene sempre praticata da un infermiere. L’avete mai visto un medico “vaccinatore” diluire le dosi di Pfizer o ricavarne dieci di AstraZeneca ponendo la massima attenzione su quest’ultimo perché anche due gocce potrebbero essere determinanti nel costituire la dose effettiva? Mai, non lo sa fare perché occorre impratichirsi evidentemente come in tutte le cose. Lo fa l’infermiera che ha seguito un tutorial, che si è specializzata e ora lo fa a memoria. Nell’esperienza di chi è stato vaccinato, infine, il medico “vaccinatore” non ha mai fatto le prenotazioni dei vaccini, convocato i cittadini, inviato il messaggino, richiamato il cittadino per memo, caricato i dati sul computer, emesso la certificazione di avvenuta somministrazione. Allora a questi Sindaci che pensano che basti allestire la palestra e tagliare un nastro bisognerà ricordare che oltre a coinvolgere i medici di medicina generale (che già non è un gioco da ragazzi) occorrerà pensare al personale infermieristico, a quello amministrativo e a tutto ciò che gira intorno e che è già “scontato” ovvero volontari di protezione civile che filtrano, accolgono, indirizzano, accompagnano se necessario pazienti con difficoltà di deambulazione. E se proprio volessimo scendere sull’aspetto burocratico, che è sempre dietro l’angolo, chi “paga” l’infermiera e il personale amministrativo? La Corte dei conti, visto che siamo in Italia, non avrebbe nulla da eccepire alla determina del responsabile comunale? Infine, ma sicuramente non da ultimo,  la disponibilità del vaccino. C’è, non c’è, quanto ce n’è? Dei frigoriferi per mantenerli: ognuno ha temperature differenti a meno che non si faccia tutto in giornata. Chi li porta? Un fattorino? Occorre andare a prenderli da qualche parte? E con che mezzo? E’ refrigerato? Ecco, è importante che se ne parli ma non facciamola così facile.