QUANDO ANCHE A TORTONA SI PREGAVA SAN NAPOLEONE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   09/06/2021 00:00:05 

 

Un aspetto poco o affatto conosciuto delle vicende relative a Napoleone Bonaparte riguarda il suo genetliaco. Fino al 1805, infatti, il calendario non annoverava un «San Napoleone Martire». Dopo la vittoria di Austerlitz (2 dicembre 1805), che segnò il culmine dell’ascesa dell’Imperatore, occorreva celebrare il suo onomastico e non parve vero trovare nel Mortirologio di Benedetto XIV, al 2 maggio, un santo Neopolis, compagno di San Saturnino, che secondo altri documenti era stato martirizzato in Alessandria. Da queste due scoperte, senza entrare in ulteriori approfondimenti, era stato possibile creare la «leggenda» di un santo martire, dapprima torturato e poi agonizzante in prigione fino alla morte. Un decreto imperiale del 19 febbraio 1806, un vero abuso del potere temporale su quello ecclesiastico, stabilì che San Napoleone doveva essere festeggiato il 15 agosto, giorno, peraltro, dedicato alla solenne festività dell’Assunzione della Madonna. La data scelta consentiva di festeggiare anche il compleanno del Bonaparte [nato ad Ajaccio il 15 agosto 1769] richiamando anche due avvenimenti di carattere civile: la firma del Concordato con la Francia da parte del pontefice Pio VII (15 agosto 1801) nonché la nomina a Console a vita del Bonaparte resa pubblica il 15 agosto 1802. Sacro e profano in una commistione sulla quale il Pontefice chiuse gli occhi per salvaguardare interessi più importanti. Tutta questa storia avrebbe avuto poco rilievo in campo strettamente locale se… Già esiste un «se» che lega le vicende napoleoniche alla storia tortonese. Va infatti ricordato che nel 1805 la diocesi di Tortona, unitamente a tante altre del Piemonte, era stata soppressa e, unitamente a quella di Alessandria, ricompresa in quella di Casale. Nuovo vescovo era stato nominato un fedelissimo del Bonaparte, mons. Giovanni Crisostomo de Villaret, che ricopriva anche l’importante carica di elemosiniere imperiale. Questi non poteva quindi che adoperarsi per divulgare la devozione al «nuovo santo» dando alle stampe una plaquette, peraltro di modestissime dimensioni edita a Casale presso Ludovico Maffei «Tipographus episcopalis». Un fortunato ritrovamento di molti anni or sono nel mare magnum delle carte conservate nell’Archivio vescovile che ci consente di ricordare una pagina della storia tortonese. L’incipit del foglio a stampa era: In Festo S. Napoleonis Martyris. Dopo un breve racconto del martirio del santo avvenuto durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano ecco la disposizione di recitare l’orazione il 15 di agosto, unitamente all’invocazione all’Assunzione della Madonna: «S. Napoleonis addendae in Missa Assumptionis B. M. V. sub unica conclusione». Non conosciamo quanto sia stata gradita al clero tortonese l’istituzione del «nuovo santo». Sicuramente sentiva ben lontano il nuovo vescovo, sovente assente per risiedere preferibilmente a Parigi. A Tortona risulta presente solo tre volte: nel novembre 1804, in occasione della sosta in città di Pio VII, in viaggio verso Parigi per l’incoronazione imperiale; nel 1806 quando gli fu rappresentata la drammatica situazione del seminario cittadino e il 29 novembre 1807 allorché in occasione del solenne triduo per i defunti, celebrò in S. Maria di Loreto una messa «accompagnata da numerosa sinfonia ed apparato d’altare e chiesa». Tramontato l’astro napoleonico anche S. Napoleone venne rapidamente dimenticato e mons. Villaret, a Restaurazione avvenuta, nell’ottobre 1814 lasciò la diocesi. Tre anni dopo, con la bolla pontificia Beati Petri del 17 luglio, Tortona tornò ad essere sede vescovile.

Giuseppe Decarlini