QUEI GIOVANI TURBOLENTI - GIĀ ALLORA DAVANO PREOCCUPAZIONI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   21/07/2021 00:00:04 

 

Quegli scontri tra giovani avvenuti - o che avvengono - in città sono episodi che hanno alle spalle una storia che si perde nel tempo. Purtroppo… Ogni epoca ha i suoi fautori dai comportamenti inquieti ma anche violenti e pericolosi che - diciamocelo francamenti - sarà difficile eliminare per sempre. La storia è ‘magistra vitae’, una maestra, però, che ha sempre avuto discepoli che non hanno imparato la lezione… Questo accade dappertutto e da sempre, senza volerli etichettare di estrema destra o di estrema sinistra. Sono violenti e basta. Fatte queste considerazioni diamo un’occhiata a quanto, in passato, succedeva da noi. Si va da atti teppistici con danni alle cose (tagliare le viti o i fili o, addirittura, i pali dell’energia elettrica, staccare o asportare tubazioni del gas, quando erano ancora esterne) per arrivare a comportamenti violenti e pericolosi quale il formare squadre che si scontrano a sassate, con pericoli fin troppo evidenti. Di tali comportamenti si trovano riscontri nei documenti dei nostri archivi. In particolare nelle lettere inviate dagli amministratori locali alle superiori autorità competenti. Sono lettere risalenti alla metà dell’Ottocento con cui il sindaco pro tempore (Giudice, Sanquirico, Leardi…) informa di solito l’Intendente o il Sottoprefetto o chiede il soccorso delle guardie di pubblica sicurezza o dei carabinieri, e che riporto qui di seguito. L’8 aprile 1857 il Sindaco invia all’intendente una lettera avente per oggetto ‘Ordine pubblico’, invitandolo ad impartire  le opportune disposizioni. “Già da qualche tempo si odono di notte, anche inoltrata, grida e schiamazzi che disturbano non poco la pubblica quiete. Ciò avviene specialmente nella zona verso Porta Voghera e non ultima tra le cause di tali disordini si crede essere l’apertura di alcuni pubblici esercizi protratta oltre l’ora prescritta”. Per questo si chiede all’Intendente di impartire le opportune disposizioni anche per far cessare le giuste lagnanze di molti cittadini. Passano due anni e la situazione si va facendo più preoccupante. Lo scenario è sempre Porta Voghera. Ora si tratta di un gruppo di persone “sospette di intenzioni riprovevoli” che si sono trasferite nell’allea (il grande viale o passeggiata di Porta Voghera), poi cancellata e trasformata prima in uno spazio per mercati (pali, barbatelle e legna), e successivamente occupata dalla stazione delle tramvie. Scriveva il Sindaco il 26 aprile 1859: “Vengo informato in questo momento che 10 o 12 giovinetti sui quali si possono non senza fondamento supporre intenzioni riprovevoli e che sono muniti di armi nascoste, vanno vagando, sempre muniti, di giorno e di notte, passeggiando sulla pubblica allea e specialmente su quelle di Porta Voghera e ne’ suoi dintorni”. Anche in questo caso il Sindaco rivolge un pressante invito all’intendente a disporre adeguati controlli. Passano altri due anni e il 22 novembre 1861 il sindaco in una lettera all’ufficio di Pubblica sicurezza informa di ‘disordini in città’, cui ormai si assiste da anni ma che risulta sempre più difficile sradicare. Anzi, presentano nuovi aspetti e due nuovi scenari. “Il primo consiste nei clamori e nei canti con cui si disturba nelle ore notturne la pubblica quiete, contro i quali avvi nella vigente legge di P.S. una sì precisa e perentoria disposizione. Concerti clamorosi e canti sono ormai insopportabili e troppo fortemente se ne lagnano i cittadini, perciò questa amministrazione ritiene suo dovere pregare codesto ufficio a voler dare in proposito le disposizioni che crederà più opportune. L’altro disordine è quello dei ragazzi e giovanetti che sulla sovrastante collina del Castello si divertono quotidianamente a lanciare sassi in ogni direzione con grave pericolo dei passeggeri e degli abitanti delle case sottostanti al Castello. Se dagli agenti di P.S. si desse qualche esempio di rigore è a ritenersi che cesserebbe ben pronti sì pericoloso passatempo”. E sarà proprio tra le rovine del castello che negli anni seguenti si scatenerà la furia di quei giovani scapestrati che divisi in opposti gruppi si scontreranno dando vita a ‘battagliole’, come venivano definite allora. Ricordo ancora che nella stagione invernale tali incontri o scontri avvenivano, invece, nel cortile della Trinità con immaginabili reazioni dei cittadini e sempre nuove preoccupazioni per gli incaricati a sorvegliare sull’ordine pubblico.

Armando Bergaglio

 

Nella foto: il castello di Tortona all’inizio del Novecento, frequentato soprattutto dalla gioventù sfaccendata