INTERVISTA A GIANMARIA VACIRCA - SAREMO ESPERTI E DURI MENTALMENTE. DAUM HA SEMPRE IL SORRISO SULLE LABBRA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/07/2021 12:00:00 

 

“Gli ultimi 10 anni del Derthona? Un viaggio degno di un documentario di Netflix. Roll non è un obiettivo”

 

Da anni ormai lavora nel mondo del basket professionistico ed in qualità di dirigente di Serie A ha grande esperienza sulla categoria e sul grande numero di giocatori presenti sul mercato. Gianmaria Vacirca, tortonese, dopo anni in giro per lo stivale, è ora tornato a Tortona in qualità di consulente di mercato per aiutare la società bianconera a costruire la miglior squadra possibile che affronti al meglio il grande salto dalla Serie A2 alla Serie A. Sette Giorni lo ha incontrato.

 

Ciao Gianmaria. Da quando lavori nel mondo del basket, Da dove sei partito? “Sono partito dal Derthona e dalla passione per questi colori. Quando da ragazzo sono arrivato ad Isola Sant’Antonio ho iniziato a giocare nel Derthona ma con il passare del tempo, accortomi di essere un giocatore diciamo modesto, mi sono appassionato alle cronache di basket, alle telecronache, a fare l’allenatore. Da lì sono partito, poi sono diventato dirigente prima a Voghera e poi a Desio. Il mio percorso nel basket è nato dal giornalismo, ad inizio della mia carriera ho pubblicato un libro, “Il basket in tasca”, in cui si parlava di giocatori e dei loro profili, da lì è nata la passione”. Derthona in Serie A, te lo saresti mai aspettato? “Sì, visto come si è lavorato a Tortona negli ultimi 10 anni. Sembra un romanzo con tanti capitoli, un viaggio unico ed emozionante in cui un gruppo di ragazzi, amici, è riuscito a portare la squadra del cuore in Serie A, un viaggio degno di un documentario di Netflix. Io ero certo che questo giorno sarebbe arrivato”. Che rapporto hai con Tortona? “Ho sempre avuto le mie radici familiari ad Isola quindi torno spesso in zona e sono molto legato a questo territorio. Negli ultimi anni poi grazie anche alla squadra io e Tortona ci siamo riavvicinati ancora di più. E’ stato bellissimo vedere il Derthona a Roma, vincere la Coppa Italia a Jesi, indimenticabile, un’emozione enorme”. I tifosi cosa si possono aspettare nella prossima stagione? Che squadra sta nascendo? “Sta nascendo una squadra che avrà continuità con quella della promozione sia per la presenza della stessa guida tecnica che per la presenza di uno zoccolo duro di giocatori che sapranno spiegare ai nuovi i valori del Derthona, questo è molto importante. Il campionato sarà difficile con 16 squadre e due retrocessioni, il mercato è difficile ed inoltre la scorsa stagione è stata lunghissima facendo giocare i ragazzi fino agli inizi di luglio. Stiamo cercando di costruire una squadra che abbia solidità, con giocatori di esperienza e durezza mentale come Cain e Wright che sappiano indicare la strada in un territorio nuovo per il Derthona”. La differenza maggiore a cui l’ambiente dovrà abituarsi? “Le differenze saranno in diversi aspetti. Il pubblico anche se non si sa ancora come sarà la prossima stagione, se ci sarà una massiccia presenza di pubblico o meno a causa ancora della pandemia; il metro arbitrale, il campo sarà diverso e dovremo abituarci dopo tanti anni a Voghera che era ormai casa e poi ci si dovrà magari abituare ad una percentuale di vittorie inferiore a quella a cui la squadra ci aveva abituato nelle ultime stagioni. Per questo dovremo essere tutti bravi, società, giocatori, stampa, tifosi, a gestire al meglio le emozioni e affrontare la stagione con anche un pizzico di leggerezza ed incoscienza, con la gioia di esserci”. Quanto è difficile e vario il mercato per la Serie A? “E’ sterminato, diverso, delicato e mentre in Serie A2 non si può sbagliare nulla, essendoci solo due slot per stranieri, qui è più facile prendere delle cantonate ed essere poi costretti a cambiare, entrando in un circolo in cui poi non è facile fare bene. Il segreto è essere fedeli alle proprie idee e sbagliare il meno possibile. In quest’ottica aver tenuto la coppia Sanders-Cannon è importante per l’equilibrio della squadra perché sapranno passare ai nuovi stranieri i valori del Derthona”. Criterio di scelta per un giocatore? Cosa guardi in un ragazzo? “Studiamo sempre un giocatore a fondo, personalmente e tecnicamente in maniera molto approfondita, visioniamo tante partite, facciamo grande lavoro di scouting ed approfondimento”. L’ultimo acquisto in ordine di tempo è Mike Daum. Come si arriva ad un giocatore così che non era mai stato in Italia? Quali sono i passaggi? “E’ un ragazzo che il coach conosce fin dai tempi del college in cui ha fatto grandi cose con ottime prestazioni. E’ stato miglior realizzatore al college, ha sempre dimostrato di essere un lavoratore ed è un ragazzo che ha sempre il sorriso sulle labbra ci hanno detto i dirigenti spagnoli dell’Obradoiro (Santiago de Compostela), dove ha giocato due stagioni. Gli spagnoli inoltre non lo avrebbero mai lasciato andare via se non fosse per alcune regole riguardanti gli stranieri nel loro campionato. Ha già parlato più volte al telefono con Ramondino e siamo convinti della scelta. Devo aggiungere una cosa, io nella mia carriera ho visto poche volte un coach così preparato e curioso sui giocatori come è Ramondino, ha una conoscenza ed una competenza enormi, conosceva bene Daum e lo teneva già in considerazione fin dall’università”. Cosa vi ha spinto a fare la sua scelta? “Lo abbiamo seguito con passione ed interesse al college ed aveva le caratteristiche tecniche e morali che ricercavamo”. In settimana è arrivata anche l’ufficialità di Cattapan e manca ormai solo un tassello. Indicazioni? Quanti profili seguite? “Come sapete cerchiamo un giocatore nel ruolo di Ala che è il ruolo con il maggior numero di profili, abbiamo le idee chiare ma non c’è fretta, dobbiamo essere pazienti. Seguiamo anche un ragazzo che farà la Summer League”. Il rumor su Michael Roll è un opzione credibile? “No, non abbiamo avuto contatti”. Tortona sarà la città più piccola della categoria. Forse la più piccola di sempre in A? Benefici per la città? “Non sarà la più piccola di sempre perché ci sono già state Montegranaro e Capo D’Orlando, entrambe di 12/13 mila abitanti, che sono ben più piccole anche a livello di popolazione. Con il tempo per la città può essere solo un bene, può portare grande visibilità e fare da volano per il turismo, è un’opportunità importante”.

 

In foto: Gianmaria Vacirca    

D.M.

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