ACHILLE E LA TARTARUGA - RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   04/08/2021 00:00:07 

 

Ho letto con molto interesse l’intervista, pubblicata sul Popolo Dertonino, a tre medici molto qualificati ad esprimere pareri autorevoli e pertinenti: c’è molta prudenza e attesa nelle loro dichiarazioni. Siamo, temo, dei poveri illusi, e nutro forti dubbi sul futuro dell’Ospedale di Tortona, oltre che sulla Sanità in generale. Ci sono vizi redibitori che non sono mai stati presi in considerazione. Per prima cosa, le esigenze dei cittadini rapportate ad un’equa distribuzione dei servizi. È la risposta che ci aspettiamo dai “Soloni della Bocconi”. Tenuto conto dell’epidemiologia, della natura del territorio, della domanda e della mobilità passiva, al cittadino tortonese cosa spetta? Ora la parola d’ordine è integrazione tra ospedale e territorio; è, purtroppo, solo uno slogan, perché un progetto che sia proiettato nel futuro, ad oggi, non c’è. Le case di prossimità, ex “case della salute”, risalgono a 14 anni fa. Nel frattempo sta arrivando Windows 11. Voi la comprereste una macchina del 2006? Si stanno mettendo le toppe ad un cappotto già rivoltato più volte. Per semplificare le cose, ci si mette di mezzo la Casa della Salute che sarà un carrozzone per diseredati al pari della sala d’aspetto delle stazioni. Al più, si tratterà di una minestra riscaldata. Non è partita allora (salvo in qualche caso, come in Emilia Romagna, dove ha funzionato per diminuire l’accesso improprio al pronto soccorso), ma è davvero questo ciò di cui abbiamo bisogno? Quando le cose non partono, vuol dire che sono progettate male e non sono bene accette dai beneficiari, o presentano delle difficoltà ad essere realizzate. E qui veniamo al punto: chi ha detto che le Case della Salute sono la soluzione al problema e, soprattutto, al nostro? I medici di famiglia? I medici ospedalieri? Le associazioni di categoria? Un decreto stilato a tavolino da Esperti? Francamente, non lo so. Cerchiamo di restare aderenti alla realtà, non agli specchietti per allodole. Ho letto in questi giorni, su una delle testate cittadine, che le pratiche per il reparto di Fisioterapia sono avviate da sette anni: è un successo! È proprio vero, dunque, il paradosso di Zenone: Achille non raggiungerà mai la tartaruga (anche se, matematicamente, è stato dimostrato il contrario per la somma di infiniti addendi). Se il suo destino sarà di essere chiuso appena dopo l’inaugurazione, come la Cardiologia, l’Ostetricia e il Pronto Soccorso, forse è meglio così. Questo, però, dimostra che il Pubblico non è in grado di dare una risposta, o non vuole. Forse è meglio stipulare un contratto mutualmente vantaggioso con la Lisino, e adoperare quei soldi per un reparto salvavita. Il mio parere, che nessuno mi ha ovviamente chiesto, ma dovuto al fatto che non si debba solo criticare senza proporre nulla, è di partire dalle esigenze degli utenti e degli operatori. Gli anziani hanno bisogno di essere curati e seguiti a casa. I giovani e le persone attive hanno bisogno di diagnosi e terapie veloci. La medicina preventiva ha bisogno di servizi efficienti. I primi e l’ultima hanno bisogno di una forte integrazione tra medicina di famiglia e servizi. Inoltre, c’è un altro assunto da tenere in considerazione: quando un utente si rivolge al medico (a meno che non faccia il furbo) anche per cose ritenute banali, ha comunque un problema. Dove sta il futuro? In un DEA aperto 24 ore che dia risposta compiuta nel giro di poche ore (tempi tecnici) alla domanda, in un fascicolo elettronico grazie al quale chi è chiamato ad assistere abbia in un colpo d’occhio lo stato quo ante del paziente, nella refertazione digitale di tutto quanto richiesto dal Medico di famiglia, nella possibilità di fare diagnostica rapida al letto del malato, nella ricettazione elettronica domiciliata. La telemedicina va bene, ma non è l’unico elemento necessario per risolvere i problemi. In questo, siamo già stati sorpassati a destra e sinistra dalle Farmacie e quant’altro! Vanno sfruttate a 360 gradi le tecnologie che permettono di lavorare meglio e di dare una risposta rapida, ma quello che conta maggiormente è la fiducia, da parte del paziente, nel fatto che il proprio medico abbia gli strumenti e il tempo necessari per affrontare e risolvere il problema senza ricorrere al pronto soccorso. Tra le scelte di fine vita, metterò quella che non mi mandino nella Casa della Salute o nell’Ospedale di Prossimità. 

Dottor Luigi Prati