FONTI ED IL SUO ORATORIO DEDICATO AL SS.MO NOME DI MARIA - STORIA, DOCUMENTI E FOTOGRAFIE CI RESTITUISCONO UN “PICCOLO MONDO ANTICO” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   15/09/2021 00:00:04 

 

Una vecchia filastrocca tortonese iniziava con «Carbunera, Carbunera…» e terminava con «tuti i gat i curan a Fonc». Me l’aveva recitata, anni or sono, Laura Bagnasco, figlia di Clementina Gatti ad Fonc appartenente alla grande e articolata famiglia dei Gatti discendenti da Agostino (del fu Domenico) che, proveniente da Sarezzano, il 2 dicembre 1772 aveva preso in enfiteusi dai padri barnabiti di Tortona per sé e per i suoi figli fino alla terza generazione vari appezzamenti di terra, talvolta di notevole perticato, proprio a Fonti. Questa breve digressione storico-genealogica è indispensabile in quanto mi fa piacere presentare ai numerosi lettori di Sette Giorni un volumetto appena edito curato con tanta passione da Gian Piero Palladino, figlio di Palmina Gatti ad Fonc, coetanea e lontana cugina di mia mamma. Già, perché a Fonti, scherzosamente chiamata dai Villettesi “ra capital”  attraverso le due grandi famiglie Gatti e Leone, variamente imparentate, affondano le radici di molti tortonesi e diversi residenti in altre città. In poco più di una settantina di pagine Gian Piero è riuscito a delineare, in modo chiaro ed accessibile a tutti, gli aspetti più vari della storia di un microcosmo che andava tramandata a futura memoria. Perché sia chiaro che ogni cosa, ogni comunità ha una sua storia che merita di essere conosciuta. Una ricerca, quella dell’autore, che usando un modo di dire tutto tortonese riassume in maniera emblematica il lavoro svolto: «ho cmicià per fà na calséte, ho finì par fa un paltò». Per la maggioranza, digiuna del dialetto, così caro, ma così raramente parlato: «ho iniziato pensando di fare una calzetta e ho finito per fare un cappotto». Un cappotto di gran marca, direi, perché basta anche solo un’occhiata per rendersi conto della ricchezza di informazioni raccolte, degli archivi visitati, e, dulcis in fundo, delle tante fotografie di una comunità che generosamente le varie famiglie di Fonti hanno messo a disposizione e dove “la parte del leone”, è proprio il caso di usare questo termine, lo fanno proprio coloro che portano i cognomi Gatti e Leone.  Non bisogna infatti dimenticare che nel 1855 Fonti, frazione di Villaromagnano, contava 21 «fuochi» e che i capifamiglia Gatti erano 10 e i Leone 6. Per non dimenticare, poi, la caparbietà con la quale, dopo la soppressione della parrocchia nel 1597, quei ad Fonc continuarono a chiedere, e infine ottenere, l’autorizzazione ad edificare un proprio oratorio al quale hanno dedicato nel corso dei secoli tutta la loro attenzione. Anche di questo si parla nel libretto con dovizia di particolari ricordando quanto è stato fatto nel tempo e quali sono stati i priori che si sono succeduti nel gestire l’edificio sacro. Non è il caso che mi dilunghi oltre. Come per le prediche le presentazioni devono essere brevi, anzi brevissime. Ai lettori interessati quello che ho scritto è più che sufficiente. 

Giuseppe Decarlini 

Gian Piero Palladino, 

Breve storia dell’Oratorio campestre di Fonti e del suo Contado,

 Editrice Sette Giorni Srl, pp. 97.