LA PAGINA DELLE SCUOLE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/11/2021 00:00:04 

 

Ciclo di conferenze “Professione reporter”

 

Riportiamo stralci degli interventi di studenti del Marconi dopo gli incontri online del progetto “Professione reporter: la metamorfosi del giornalismo nel terzo millennio” organizzato con il patrocinio della biblioteca civica tortonese e dedicato alla formazione degli studenti di Peano e Marconi. 

 

PIACERE! MI CHIAMO TONI CAPUOZZO... 

 

Toni Capuozzo, settantatré anni ben portati, madre triestina e padre napoletano dal quale ha ereditato il tipico “scetticismo” partenopeo, ne ha viste tante nella sua vita. Voce conosciuta da chi segue le informazioni televisive, non si vuole considerare un “reporter di guerra” perché ci ha raccontato che, da buon napoletano, non vuole attirare la malasorte su di sé. Con arguzia e ironia, ci ha introdotto nelle innumerevoli difficoltà e pericoli quotidiani che insorgono quando all’improvviso una situazione si ribalta e, “in zone calde” di guerra, anche solo facendo la spesa, puoi essere ostaggio di cecchini di eserciti rivali. I suoi reportage parlano di lotte politiche rivoluzionarie e di lotte religiose, di battaglie chimiche e di battaglie su internet, di guerre tradizionali e di guerre civili, ciò che però lo ha sempre accompagnato è la fede nel destino: racconta le sue partenze con un bagaglio minimo ma con tanta fiducia nella sua buona stella, con la convinzione di potersela cavare, sicuro che non “toccherà a lui”. La sua fama ha avuto inizio quando nel 1982 venne mandato nella capitale argentina per raccogliere informazioni sul conflitto delle isole Falkland. Durante il suo soggiorno a Buenos Aires cercò in tutti i modi di entrare in contatto con il grande scrittore argentino Jorge Francisco Luis Borges e con un po’ di fortuna e fantasia riuscì a combinare per un’intervista. La simpatia del giornalista è palpabile e sa rapportarsi con il suo giovane pubblico, anche a noi sarebbe piaciuto porre decine e decine di domande soprattutto su ciò che si prova di fronte all’orrore della guerra. Ad una domanda sul premio più apprezzato ci risponde che l’unico premio, così importante da determinare una svolta nella sua vita è stato un riconoscimento non giornalistico: un concorso letterario che lo ha fatto arrivare primo, lui che era un enfant terrible, terrore degli insegnanti, quel premio gli ha indicato la strada da intraprendere. Per il resto non si considera un “giornalista da premiare” ma semplicemente un buon reporter: che scrive per essere compreso da tutti.

Merolli Giorgia 2ªAS.

Liceo delle scienze

applicate

MARIO BOCCIA, FOTOGRAFO DI PACE

 

Reporter di guerra, ma fotografo di pace: Mario Boccia racconta la storia delle sue fotografie, e le sue foto raccontano la guerra della ex-Jugoslavia, un’agonia durata 3 anni, 8 mesi, 1 settimana e 6 giorni: “…..Io parto col dirvi che non vi farò vedere il sangue, perché lo immaginerete molto facilmente. Vi racconterò solo un po’ di storia di una delle più grandi tragedie che hanno colpito l’umanità, e sono, ovviamente, ad opera dell’umanità stessa. Nell’agosto del 1991 arrivò una cartolina dall’Università di Belgrado in cui venivano rappresentati un soldato croato e uno serbo mentre trivellavano un ponte su cui si trovavano entrambi. C’era l’orgoglio dipinto sui loro volti. Purtroppo, a far questo mestiere si stringono mani sporche di sangue... In quest’occasione ricordo una frase di Publio Terenzio Afro a me cara: “homo sum, humani nihil a me alienum puto” (“sono un uomo, e nulla di umano mi è estraneo”). Infatti, anche chi in guerra ha ragione può commettere atrocità, e chi ha torto può essere convinto di aver ragione, quindi agire nella sicurezza di star facendo il bene per il proprio Paese. Non dimentichiamoci che in guerra ci sono le persone che difendono casa loro e le persone che attaccano casa altrui, ma entrambe le parti sono umane, quindi guidate da emozioni, sentimenti, idee, convinzioni, pensieri. Le parole di Boccia commentano le foto che si susseguono sullo schermo. Siamo tutti con il fiato sospeso. Troppo autentica la commozione che incrina la voce del reporter quando inquadra Moreno, morto a Sarajevo, Alessandro, Marco, Dario, uccisi a Mostar da un’unica granata, o Miran, che con Ilaria Alpi morirà trucidato in Somalia. Amici e fratelli nello spirito, colleghi e portatori di verità. Poi Mario mostra la foto di un soldato croato. L’uomo tiene in mano un fucile Franchi SPAS 12: un’arma italiana, in un conflitto nazionalista in cui l’Italia non c’entrava nulla. Nessuno ne parla, ma anche noi ci siamo sporcati il nome durante questa guerra.

Lucrezia Luciana Teti 2ªAR

Amministrazione

Finanza e Marketing 

LA RAGAZZA DEL DESERTO

 

La storia comincia nel 1974 a Catania, dove una ragazzina, dall’intelligenza vivace e dai capelli bruni e ricciuti, impara presto a convivere con il peso ed i rischi della presenza mafiosa che incombe sulla sua città. La ragazzina si chiama Laura Silvia Battaglia e sembra far onore al cognome che porta imparando subito ad andare dritta per la sua strada e a difendere caparbiamente le sue scelte. Laura diventa giornalista, si laurea in lingua araba e sente, irresistibile, il richiamo di terre lontane, pericolose ed affascinanti. Dopo l’11 settembre dice di “aver capito di voler essere lì” e diventa quella che noi studenti delle scuole superiori tortonesi abbiamo conosciuto on line, venerdì 12 novembre, reporter professionista freelance, documentarista, vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti in ambito giornalistico, corrispondente di emittenti internazionali nelle aree di crisi del Medio Oriente dal 2007 ed anche autrice di libri, tra cui il graphic novel “La Sposa yemenita”, successo tradotto in quattro lingue e creato in collaborazione con un’altra catanese “speciale”, la disegnatrice Paola Cannatella. Introdotta da Andrea Rovelli e dal vicesindaco di Tortona, Fabio Morreale, Laura è un fiume in piena, e per circa due ore trascina noi studenti in questa terra che lei ama, lo Yemen, di cui ci racconta la storia, la tragedia, la povertà, la rivoluzione, ma anche il fascino, il mistero, i profumi ed i colori straordinari. La subissazione di domande: “Cosa ha fatto nascere la passione per  questo tipo di lavoro?”, “Com’è veramente la vita delle donne nello Yemen e nei paesi Orientali?, “Come la sua famiglia ha accettato la decisione di viaggiare per il mondo e stabilirsi in un altro paese per inseguire un sogno? E poi altre ancora, sulla realtà politica e sociale di queste aree “calde”. Laura la ama davvero la sua Sana’a, questa città-martire della guerra civile. Ma Laura ama anche moltissimo la sua famiglia “eccezionale”, così come lei l’ha definita, che l’ha sostenuta nella scelta di affrontare un lavoro pericoloso.

Kate Gallicchi

3ªAR Amministrazione, 

Finanza e Marketing

 

Progetto Ape “Alleanza per l’educazione civica”

 

A partire da quest’anno il Liceo Peano fa parte della rete di collaborazione Ape “Alleanza per l’Educazione Civica” sviluppata dall’associazione Tessere Territori, operativa nella regione Piemonte e vincitrice del bando “Fermenti” promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Giovanili. All’interno del Progetto Ape il liceo svilupperà l’area tematica della legalità, coinvolgendo due classi (3A Classico e 3B Scientifico) sui temi legati alla giustizia e alla funzione rieducativa della pena. Lunedì 15 novembre si è tenuto il primo incontro con le classi, durante il quale è stato proposto un gioco-dibattito relativo ai diversi ambiti di conoscenza e competenza ricompresi nell’insegnamento dell’educazione civica. Le attività proseguiranno mercoledì 24 novembre con le testimonianze di alcuni rappresentanti degli istituti penitenziari di Alessandria “G.Cantiello e S.Gaeta”: il direttore, i responsabili della polizia penitenziaria  e gli educatori presenteranno alcuni aspetti della realtà del carcere, soffermandosi in particolare sui progetti di formazione e inserimento lavorativo e sociale dei detenuti. Dal mese di gennaio  le classi svilupperanno e approfondiranno il tema della giustizia attraverso una serie di attività guidate dagli esperti della rete, fino ad arrivare alla fase finale di realizzazione di un docufilm.

 

Open night al Peano

 

Torna in presenza l’Open night del Liceo Peano, l’appuntamento per studenti delle scuole secondarie di primo grado che si apprestano a scegliere la scuola superiore. Il Liceo aprirà le sue porte venerdì 26 novembre. L’accesso alla scuola, dalle 20 alle 23 e per un numero limitato di persone, sarà possibile soltanto previa prenotazione e possesso di Green pass. La visita sarà guidata dai docenti che accompagneranno ragazzi e genitori nelle aule e nei laboratori, attivati per la serata da insegnanti e studenti di tutti i corsi di studio e sanificati dopo ogni passaggio. Per tutti coloro che non avranno modo di accedere alla scuola in questa occasione, sono già stati predisposti tre incontri online attraverso piattaforma Google Meet dalle 18 alle 19.30 dei giorni 2 dicembre, 16 dicembre e 17 gennaio.

 

La guerra in Europa 1991-2001

 

Inaugurata in biblioteca la mostra fotografica di Mario Boccia. Il fotografo attraverso una carellata di 30 scatti racconta la drammaticità dei conflitti avvenuti nei paesi e tra le popolazioni della ex-Jugoslavia. Il fotografo ha incontrato i docenti delle scuole superiori. La mostra sarà aperta al pubblico sino al 4 dicembre. L’ingresso è consentito a chi è munito di Green pass.

 

Da sx il professor Pietro Ruffini, il fotografo Boccia, la professoressa Angelica Genovese e Chiara Parente