INTERVISTA AL PRIMARIO DI INFETTIVOLOGIA CHICHINO: “NON SIAMO ANCORA FUORI DAL PERICOLO” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/11/2021 00:00:11 

 

Con l’arrivo della stagione invernale, ormai alle porte, e con il timore che la pandemia possa riprendere vigore con un’ennesima ondata, abbiamo voluto avvicinare il dottor Guido Chichino, primario di infettivologia presso l’ospedale di Alessandria, già altre volte da noi contattato e che in questi quasi due anni è stato un punto di riferimento per avere notizie certe e scientificamente valide.

 

Com’è la situazione attuale? Bisogna fare una netta distinzione fra diffusione della malattia nelle persone che necessitano di ricovero e quelle che invece possono essere gestite a domicilio. Fra i primi prevalgono nettamente i non vaccinati; in media 7-8 pazienti su 10 non hanno avuto la vaccinazione e sono distribuiti un po’ fra tutte le fasce d’età, mentre i vaccinati che necessitano di ricovero sono generalmente gli ultraottantenni. Questa distribuzione è comune in tutta Italia e ci dice alcune cose importanti. Il vaccino protegge ma non tutti e non allo stesso modo. L’età è un fattore importante nell’evoluzione dell’infezione. E fuori dai ricoveri? Anche fra le persone che non necessitano di ricovero la proporzione fra vaccinati e non vaccinati è simile. Nei primi il decorso della malattia è più rapido e meno impegnativo. Il fatto però che i casi stiano aumentando più o meno dappertutto ci dice che il virus c’è e circola abbastanza rapidamente. Sperare nei mutamenti climatici, nella stagionalità, nell’immunità di gregge o nell’autoeliminazione fortuita si è dimostrato essere inefficace. Alla prova dei fatti gli unici metodi efficaci di contenimento dell’infezione sono stati il lockdown e le vaccinazioni, ma il primo è ormai improponibile per una malattia che è diffusa a livello mondiale. Quindi l’immunità di gregge sarà irrealizzabile? Certo, l’immunità di gregge si basa su due presupposti fondamentali: altissima efficacia del vaccino usato (che oggi non abbiamo) e diffusione più ampia possibile della vaccinazione (che ad oggi non è stata realizzata e che difficilmente lo sarà in futuro). Parafrasando mi verrebbe da dire che più che l’immunità “di gregge” ognuno di noi sta attuando un’immunità “di ovile”, cioè stiamo cercando aree di libera convivenza, familiare e/o lavorativa, nelle quali vivere in sicurezza e senza restrizioni. E’ quanto in parte già facciamo, quando in casa stiamo senza mascherina o altre restrizioni draconiane pur in presenza di persone suscettibili all’infezione. Chiaramente una quota di rischio rimane, ma ad oggi ineludibile. Ci sono novità sulle terapie? Molto importanti. Finalmente si è capito che in questa malattia il fattore “tempo” è fondamentale. Senza entrare troppo nello specifico, posso dire che abbiamo ora due antivirali (uno già disponibile) che, se somministrati precocemente, riducono di molto la mortalità della malattia, mentre nelle fasi avanzate non servono a nulla. Lo stesso discorso vale per i monoclonali, il cui uso deve essere ben calibrato a seconda delle situazioni cliniche, ma che possono essere fondamentali in particolari categorie di pazienti. Il razionale del loro uso è molto semplice: sono anticorpi contro il virus, preconfezionati, che vanno a sopperire la produzione di anticorpi naturali, quando questa non c’è ancora o non ci sarà. Che inverno ci aspetta? E’ difficile rispondere a questa domanda, perché gli scenari mutano in continuazione e le varie previsioni sul Covid si sono già dimostrate fallaci. Tutti vorremmo dalla scienza delle risposte certe e definitive ma non è così. Sappiamo che con l’uso massivo di mascherine ed altre precauzioni lo scorso inverno è stato praticamente libero dall’influenza, ma quest’anno le cose molto probabilmente cambieranno e temo in peggio. Non voglio fare la Cassandra, ma si potrebbero delineare scenari molto impegnativi, da mettere veramente in crisi il nostro sistema sanitario. Pertanto, mai come in questi anni è importante la vaccinazione antiinfluenzale, che almeno sappiamo funzionare.  

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