TUTTO NASCE DALLA RISCOPERTA DI UN VITIGNO AUTOCTONO. ERA IL 1987 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   22/06/2022 00:00:05 

 

Nei giorni scorsi il viticoltore Walter Massa ha partecipato all’International food journalism festival che si è svolto al Lingotto a Torino. Pubblichiamo volentieri la relazione che ha tenuto di fronte ad un pubblico attento. Il Timorasso, raro vitigno autoctono, appartiene a quel Piemonte che sta a ridosso dell’Appennino Ligure, nelle colline a sud di Tortona. Questo vitigno ha avuto una grande storia produttiva fino alla Seconda guerra mondiale, prima che la fillossera causasse la distruzione dei vigneti in tutta Europa. Il successo del Timorasso poggia su alcuni punti fondamentali: un nuovo stile di vinificazione, l'interesse della stampa e il dialogo tra produttori. Il primo fattore è stato l'intuizione che il Timorasso per esprimersi ha bisogno di almeno un anno sulle proprie fecce nobili, stesse condizioni di affinamento dello Champagne. La riscoperta del Timorasso è avvenuta in un momento storico in cui il mercato era pronto ad accettare vini costosi, poichè coltivare il Timorasso, e tradurlo in vino, è molto più costoso di molti altri vini bianchi. I mezzi di comunicazione, stampa, riviste, guide a valenza nazionale tra il 1995 e il 2010 hanno dedicato importante attenzione a questo vino ottenuto dal Timorasso e oggi questo interesse è diventato quello della stampa mondiale. Durante questi ragionamenti si è capito che l'area a valenza enogastronomica che fa capo alla città di Tortona è “impropriamente" identificata nei Colli Tortonesi. Definisco impropria questa identificazione in quanto il territorio agro turistico tortonese non è fatto solo di colli. Sono elementi dell'identità territoriale culturale e produttiva: il formaggio Montebore, il tartufo bianco d’Alba dei boschi di San Sebastiano, la fragola di Tortona, la meliga ottofile, la ciliegia di Garbagna, la pesca di Volpedo, la frutta della val Curone, il cece della Merella, il salame Nobile del Giarolo, le fagiolane della Val Borbera e gli orti della Valle Scrivia. Con la presa di coscienza dell’importanza del turismo legato ad agricoltura, paesaggio, territorio, ambiente, prossimità, esclusività, tranquillità, comodità… cultura... sport, è sempre più importante legare il vino a questi prodotti, espressione del territorio, al paesaggio e alla nostra storia. È naturalmente emersa la necessità di dare a questo areale un nome identitario. Questo agro che vive con l’acqua di Liguria, l’aria di Lombardia, il vento dell’Emilia e poggia sulla terra di Piemonte, in cui si fa lo slalom tra l’inflessione ligure e quella lombarda, tra la radice linguistica piemontese e quella padana, ha vissuto infiniti passaggi, storici e culturali, guerre con castelli rasi al suolo, confini politici ed ecclesiastici diversi, enclavi, strade del sale, valli senza sbocchi. Territorio composto da oltre 50 comuni e che si distribuisce per un terzo nella pianura della bassa valle Scrivia e della bassa val Curone, per un terzo nella parte di Appennino che arriva fino a 1.700 m slm con epicentro Caldirola, e per la restante parte da circa 35 comuni di collina ove alberga la viticoltura, ovvero i Colli Tortonesi. Sarebbe stato “comodo” avere una Torre di Pisa o un Colosseo o l'aver dato i natali a Vasco o Valentino Rossi per attirare l’attenzione mondiale. Ma abbiamo dovuto far "fuoco con la legna dei nostri boschi". Il Timorasso con Derthona, nome latino che in epoca romana identifica Tortona e il suo circondario, oggi è legato indissolubilmente al territorio di origine e viaggia per il mondo. Guardando indietro sappiamo dove e come andare avanti: i nostri campi, vigne, boschi, frutteti, orti, allevamenti, si sono alleati ad una ristorazione colta che funge da ufficio turistico, punto di incontro, colturale e culturale, e ambasciatore del territorio. Tornano i riti produttivi del pane ottenuto da grani antichi, dei salumi che l’aria del marino trasforma in “Nobile del Giarolo”, delle pesche fresche e sciroppate di Volpedo, che mutuano il coraggio di osare e la forza comunicativa che arriva dal vino. Terre Derthona è il nome scelto per raccontare e comunicare questo territorio e le sue eccellenze. Le incertezze del mondo produttivo agricolo stanno lentamente lasciando spazio alla consapevolezza di qualità ed originalità, accompagnando anche i nostri artigiani-artisti nel salotto buono del gusto mondiale. L’interesse e la passione che i giovani sommelier, l’alta ristorazione, i winelover ed il mondo social stanno dimostrando  per il vino Derthona e conseguentemente per il paniere delle Terre Derthona dicono il resto. Abbiamo dato senso ai lavori e alle produzioni di chi è venuto prima di noi e a un territorio cui nulla manca, mancava solo il credo. Ora c’è.