CASALNOCETO: ESPOSTO CONTRO LA CTT E RICHIESTA DI ANNULLARE LA VARIANTE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/07/2022 00:00:05 

 

Non si ferma la querelle tra un gruppo sempre più folto di cittadini casalnocetesi organizzati dall’associazione Rinascenza da una parte, l’amministrazione comunale e la società Ctt dall’altra. Come noto l’amministrazione a gennaio aveva adottato una variante al piano regolatore generale, poi approvata definitivamente il 30 maggio con la quale, tra le altre cose, si permetteva alla ditta di ampliarsi. L’associazione presentava subito una richiesta di annullamento in autotutela della delibera, che però non era accolta dall’amministrazione che, nel corso di un consiglio comunale, ne ha motivato le ragioni. Ora dopo l’approvazione definitiva l’associazione, con la firma anche di Legambiente e di 38 cittadini, in data 8 luglio ha presentato in comune una nuova istanza di annullamento della delibera di variante al piano, riprendendo le motivazioni della prima istanza, ed ampliandole a confutare le controdeduzioni del comune approvate nel corso del consiglio comunale del 30 maggio. Questa seconda richiesta è anche, possibilmente, più dura della precedente, giungendo addirittura a dichiarare che in alcuni passi del documento comunale vi siano dichiarazioni false. Sostanzialmente la richiesta di annullamento ricorda che “la revisione di tutti i documenti mostra la volontà di concedere a tutti i costi una espansione industriale ad alto rischio per: •la natura dei cicli produttivi dell’azienda; •la tipologia e la dimensione degli stoccaggi; •il comportamento dell’azienda stessa; •la vicinanza dei pozzi idropotabili comunali; •la natura e la permeabilità del terreno; •il possibile pregresso interramento di sostanze tossiche nell’area. In particolare è stata prodotta una serie di atti sul filo del rasoio della legittimità (e forse anche oltre) per evitare di dover redigere una variante strutturale e di assoggettare a regolare procedimento di Vas (valutazione ambientale strategica, ndr) la variante”. Ma l’associazione non si è fermata a questa richiesta. In data 13 luglio ha presentato un esposto alla Provincia, all’Arpa, all’Asl ed allo Spresal (Servizio prevenzione e sicurezza ambienti lavorativi) e per conoscenza ai carabinieri chiedendo un intervento. Nell’esposto si legge, tra l’altro, “è da 23 anni che questa società, sotto diverse denominazioni, produce emissioni odorigene acri e presumibilmente tossiche: la prima richiesta di intervento risale al 1999, quando l’impianto è stato trovato privo delle prescritte autorizzazioni e rimesso nei termini”. Nel frattempo vi “sono state 2 «varianti parziali» fra loro concatenate con le quali il comune ha concesso all’azienda una espansione industriale pari a 2 ettari che ha assorbito ogni residua capacità del comune. La Ctt è così arrivata a ridosso di un impianto vitivinicolo condotto con metodi di coltivazione biologica e dell’abitazione del proprietario”. Più avanti si ricorda che la società è “classificabile come azienda insalubre di classe I” e che la società al fine di ottenere l’Aua (Autorizzazione unica ambientale) “per la quale è stata scoperta dal 2017 al 2020 subendo anche procedimento penale ha avuto la prescrizione di installare sistemi di aspirazione, filtraggio e smaltimento ben precisi, e di operare rigorosamente a portoni chiusi”. A questo proposito nell’esposto si afferma: “Abbiamo riscontrato una gestione non corretta dei grandi portoni a saracinesca, inizialmente l’azienda cercava di ottenere una loro continua apertura /chiusura grazie al passaggio di muletti anche scarichi. Siamo arrivati a cronometrare con questi sistemi un 25% di portone aperto. Più recentemente Ctt ha messo sul piazzale una barriera di bancali a nascondere il più possibile la vista del portone a saracinesca che guarda verso nord. Questo ha consentito all’azienda di utilizzare in modo poco evidente ai passanti una pila di bancali a bloccare la discesa del portone, lasciando in basso un’apertura di altezza variabile, talora anche di un metro. Di questa situazione, protratta ininterrottamente negli ultimi 20 giorni, abbiamo diverse testimonianze e foto scattate in orari diversi e giorni differenti” alcune delle quali sono state allegate all’esposto.