BRUGGI. LASSŁ TRA I MONTI. STORIA DI UNA TENACE LOTTA PER UN FUTURO MIGLIORE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   03/08/2022 00:00:04 

 

Una cascata di case aggrappate sul versante della montagna: questo è Bruggi, un minuscolo villaggio nell’Appennino a 1.023 metri s.l.m., nell’alta valle del Curone (comune di Fabbrica Curone). E’ quasi chiuso tra i monti, tanto che il sole si nasconde per quattro mesi all’anno, tra autunno e inverno. E’ ai piedi del Monte Chiappo (1.701 metri), la vetta più alta della provincia di Alessandria, dove un cippo dell’I.G.M. ricorda che lì si incontrano Piemonte, Lombardia ed Emilia (e da dove verso sud appare il mar Ligure, mentre verso Nord si stende la pianura Padana). Qualche chilometro più a sud si è in Liguria. Quindi, come in tutti i paesi di confine, nei secoli addietro, un’attività non trascurabile era il contrabbando: qui, infatti, si incontravano il Regno di Sardegna, lo Stato di Milano, i Ducati di Parma e Piacenza e la Repubblica di Genova. La natura non è mai stata particolarmente generosa e allora la risposta è sempre stata l’emigrazione: dapprima quella stagionale verso le risaie del Vercellese o della Lomellina a mondare o a battere il riso. Poi nel 1866 due disastrosi incendi a pochi giorni l’uno dall’altro, il secondo proprio il giorno di Natale, al momento di prepararsi per la ‘messa grande’, ridussero in cenere buona parte delle restanti abitazioni e dei rustici. Contava allora 60 fuochi (o nuclei famigliari). Fu allora che i più audaci si avventurarono nelle Americhe e, con il passar del tempo, l’esempio venne seguito da molti altri. La popolazione si andò riducendo, comunque c’era ancora la scuola e c’era ancora il parroco, anche se chi era rimasto continuava a condurre una vita di sacrifici, ma dignitosa, finchè si aprì, improvviso, uno spiraglio di luce e di speranza, il richiamo dell’oro, quel richiamo cui avevano obbedito, tempo prima, coloro che erano ormai emigrati in America. Ora il richiamo era appena a due passi da casa. Anche quella montagna poteva nascondere l’oro. Ce ne parla anche una lettera di don Natale Goglino, (parroco del paese dal 1897 al 1952): “Circa l’anno 1924 fu trovato un pezzo di materiale che da me fatto analizzare, risultò contenere oro, argento e altre sostanze in quantità tali per cui stimai conveniente iniziare ricerche”. Si valse dell’aiuto di vari rabdomanti e furono individuati parecchi filoni. Raccolse tra i suoi parrocchiani ben 20 mila lire, e furono avviate le ricerche. Si scavò in condizioni di disagio e di pericolo, ma alla fine “per l’imperizia di chi dirigeva i lavori ed anche per le difficoltà incontrate non ho potuto condurla a termine.”, concludeva deluso don Goglino. Ma se l’impresa si rivelò un fallimento, gli abitanti di Bruggi dimostrarono ancora una volta la loro intraprendenza sotto la spinta del mugnaio Agostino Tamburelli, chiamato Guston, un estroso artigiano del legno. Nel 1925, sfruttando il salto d’acqua, con l’aiuto di un elettricista vercellese, tale Moroni, riusciva ad allestire presso il proprio mulino una centrale elettrica, che diede a lungo luce ed energia elettrica al paese, ed anche a Salogni. Una iniziativa all’avanguardia. Sembrava che Bruggi si aprisse al futuro. Successivamente fu aperto un moderno albergo, poi un altro: la frescura estiva rappresentava un invito a salire lassù. Ma, purtroppo, il richiamo più forte fu esercitato sugli abitanti dall’espansione industriale dei centri della pianura. La scuola fu chiusa, poi anche i due alberghi abbassarono le serrande. L’abbandono fu progressivo, inarrestabile. Qualche anno fa vi furono sistemati dei migranti, ma pare che la scelta della località non fosse stata proprio di loro gradimento. Conclusione: oggi Bruggi conta un solo abitante, un pensionato tenacemente legato alle sue radici. Diciamolo chiaramente: una scelta eroica e simbolica, la sua.

Armando Bergaglio