LORENZO PEROSI RICORDATO DAL BARITONO LUIGI CORTESI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   25/01/2023 00:00:04 

 

Cari Tortonesi,

attraverso la disponibilità e ospitalità del vostro ‘settimanale’ 7 Giorni a Tortona, simbolico ‘specchio’ che riflette, racconta e commenta la vita e le vicende della vostra città che voi abitate e vivete, desidero richiamare la vostra attenzione - parlandovene - su di un vostro personaggio a mio avviso eccezionale, un sacerdote santo, ma soprattutto un musicista creatore di armonie e melodie semplicemente divine ma del quale, purtroppo, oggi si va perdendo la memoria. Parlo, e subito ve lo presento anche se voi lo conoscete bene, di don Lorenzo Perosi, nato a Tortona e di cui appunto in questo 2022 cade il 150° dalla nascita essendo egli venuto alla luce il 21 dicembre 1872. Dirà, forse, alcuno di voi: chi era? Perché parlarne, rievocarlo e commemorarlo?! Perché è un dovere rispondo: è il minimo che gli dobbiamo. Cerco di spiegarmi, anche appellandomi al fatto che ogni tanto occorre staccarsi dal quotidiano, dal vissuto di sempre, dal trito e ritrito… per rifugiarsi (ognuno di noi ha un proprio riparo segreto) pensando anche a cose che non siano solo mera necessità o impellenza. Niente attualità quindi, oggi: niente crisi energetica, guerra, crisi sociale, reddito di cittadinanza, recessione, incertezze, timori e inquietudini. Oggi, appunto, voglio solo parlarvi di don Lorenzo Perosi e della sua musica sacra e religiosa, musica divina: oggi, appunto, voglio solo offrirvi un bicchiere di acqua fresca e pura. Di questo grande musicista io ne ho già parlato in diversi luoghi e occasioni, qui nella mia terra bergamasca: l’ho rievocato, citato e commentato, l’ho amato. L’ho amato perché l’ho cantato, in primis, perché ne ho eseguito, tanti anni fa, io stesso essendo un baritono componente delle più prestigiose corali bergamasche, vuoi l’Immacolata di Mons. Corbetta così come la Santa Maria Maggiore di Mons. Pedemonti, ne ho eseguito, dicevo, messe, mottetti, inni, laudi, salmi, cantate e persino pagine estratte dai suoi celeberrimi oratorii. Che ricordi! Che emozioni, che trepidazioni! Certo, in tali occasioni non si trattava solo di ‘fare’ Perosi, chè musicisti del calibro di Palestrina, Monteverdi, Orlando di Lasso et similia, per tacere di cento altri, arricchivano autorevolmente i programmi proposti ma, in ogni caso… quando si arrivava al Perosi un tuffo al cuore era pressochè inevitabile. Già, perche Perosi era Perosi: non si discuteva… lo si ‘faceva’ e basta: era una garanzia! A parte gli Oratorii di Perosi (che sono un capitolo a parte, opere musicali che lo resero famoso in tutto il mondo), e tutta la sua produzione sinfonica e cameristica, tutte le sue Messe, venticinque se non vado errato, sono straordinario esempio di come egli intendesse quale missione la sua arte e la sua fede: un giorno scrisse: “La mia fede è la mia vita. Quando ne contemplo la bellezza e la grandezza me ne esalto e ho bisogno di esprimere questa estasi con il linguaggio che mi è naturale”. Con la musica appunto. Per questo forse, anzi ne possiamo essere certi, la sua Missa Eucharistica, la Cerviana, la Benedicamus Domino, la Te Deum Laudamus, la Messa Davidica (dedicata al sacerdote Davide Albertario, giornalista e polemista insigne per dottrina e vita esemplare), oltre alle due Pontificalis sopra ricordate, dal ‘sapore inconfondibilmente mistico’, sono, queste Messe, uno dei più elevati monumenti dell’arte sacra musicale italiana. Monumento alla cui sommità, nondimeno, svetta quella che senza dubbio è la Messa più famosa e più eseguita di Perosi, la Messa da Requiem a tre voci virili, scritta nel maggio 1897 e scaturita dall’acerbo dolore causato al Maestro dalla morte repentina del suo fanciullo-cantore prediletto: quel Ferruccio Menegazzi che, solista impareggiabile, colpito da morbo crudele lasciava la terra per volarsene in Cielo. Gli stessi Puccini, Mascagni, Cilea e Toscanini, nomi tra i più famosi nel mondo musicale dell’epoca erano grandi estimatori del Perosi e della sua musica, in particolare di questa Messa che giudicarono un vero capolavoro nel suo genere. Tale Messa peraltro, diretta dallo stesso Perosi fu eseguita il 19 gennaio 1925, in morte di Puccini, durante le solenni onoranze funebri di Stato che gli furono rese a Roma nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Molto si è scritto, certo non ai nostri giorni, sul grande Maestro tortonese, perché la sua personalità morale, estetica e creativa si sollevava sopra la comune degli uomini. Perosi è stato un pio sacerdote e un valoroso musicista ma il vero Perosi è questo: un’anima semplice ed umile, un esteta del bello e del vero che ha saputo, in maniera superlativa, far pregare le Comunità con la sua musica che è vera preghiera. Un giorno fu udito esclamare: “Gli uomini del mio tempo non vogliono leggere il Vangelo ma io li ‘costringerò’ ad ascoltarlo in musica”. Purtroppo, dopo la cosiddetta riforma liturgica post Vaticano II, anni ’60 e ’70 del secolo scorso, tutto il tesoro della musica ‘perosiana’ (così come quello di tanti altri grandi autori) è stato abbandonato, lasciato a prender polvere nelle sacrestie quando non mandato al macero: e Perosi che fu il ‘Principe della riforma Ceciliana’ e il ‘Cantore evangelico’ di San Pio X conobbe l’indifferenza e l’oblio! Conseguentemente venne intimata, sostenuta e comandata da sovvertitori insipienti la nuova musica “di e da chiesa”; venne data la stura a ‘moderni’, dialoganti e irriverenti compositori che, con il pentagramma e sul pentagramma ne hanno combinate di tutti i colori, hanno sfogato la loro evidente incapacità, la loro impudenza e totale assenza di ispirazione e di fede. Da qui gli ‘atonali’ quindi, ma non nel senso dei dodecafonici alla Schonberg o Dallapiccola… ma nel senso di gente che detesta tutto quello che attiene all’armonia e melodia in senso generale; che disprezza anche ciò che è solamente sensato, ordinato, pulito; il buon senso e le cose giuste nel momento giusto e nel luogo giusto; che disdegna e rifiuta, in sostanza, quello che è semplicemente bello! Fortunatamente però tutto non era e non è ancora perduto. E quindi rivado agli anni ’90 del secolo scorso… anni pionieristici in un certo senso, quando a Tortona, nella vostra bella Città, ma soprattutto natìa di Perosi, prese corpo una straordinaria comunione di intenti, una fusione di volontà, una condivisione di finalità che raggiunse lo straordinario risultato di ripresentare, di rivalutare e di far riamare la figura eccezionale del ‘pretino di Tortona’. Da qui le “Perosiane” dunque, che a partire dal 1996 hanno rappresentato la ‘summa’, il coronamento, la vetta di uno sforzo corale e unanime di un gruppo di ‘perosiani’ in primis, ma pure amministratori, dirigenti, politici e quant’altro che, supportati e sostenuti… vuoi dal comune, dalla diocesi, dalla Provincia, dalla Regione, dalla Fondazione Cassa di Risparmio e persino dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ebbene, sono riuscite queste “Perosiane”, a fugare le nebbie e diradare l’oscurità artatamente procurata attorno al Nostro. Ma è tempo di concludere… lo spazio è tiranno. E allora consentitemi, cari tortonesi, magari anche a nome vostro, che prenda commiato da Lorenzo Perosi, la vostra più fulgida figura. Addio dunque caro don Lorenzo, Maestro Perosi, con questo mio scritto prendo definitivamente congedo da te e dalla tua musica: e ti ringrazio. Sei stato un Grande, lo sei tuttora e lo sarai per sempre, malgrado le devastazioni e le distruzioni che alcuni uomini hanno causato alla tua musica, alle tue opere, alle tue creazioni per antonomasia divinamente ispirate. Di certo tu verrai riabilitato e rivalutato, un tempo, e rimesso in auge: non sappiamo quando ma questo accadrà. Tra vent’anni, cinquant’anni, tra un secolo e forse più: quando, trascorso questo periodo buio, drammatico e pure temibilmente sinistro gli uomini rinsaviranno, riprenderanno coscienza e, semplicemente, ristabiliranno l’ordine naturale delle cose: e la bellezza delle medesime!

Luigi Cortesi

Seriate (Bergamo)