ALESSANDRO CATTELAN: “RIMANGO MOLTO LEGATO A TORTONA. IL TEATRO LA PROVA PIÙ DIFFICILE” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   25/01/2023 00:00:10 

 

Intervista al famoso showman tortonese che ha appena concluso il suo tour teatrale

 

Alessandro Cattelan ormai da anni è una delle star televisive, e non solo, più note ed apprezzate del panorama italiano; un ragazzo, ormai uomo, di Tortona che grazie ad una lunga gavetta, a grande forza d’animo e indubbio talento, ha scalato le gerarchie della televisione italiana e ora si gode fama, notorietà e successo senza però mai dimenticare le sue origini e quali siano le cose importanti nella vita di ognuno. Lo abbiamo intervistato a pochi giorni dal suo esordio in teatro, ultima fatica della sua brillante carriera.  

 

Ciao Ale allora hai superato la soglia dei 20 anni nel mondo dello spettacolo, cosa è cambiato dagli inizi e come sei cambiato tu? (se lo sei).  “Ciao. Sì devo dire che qualcosa è cambiato dagli inizi nei primi anni 2000. Quelli erano anni di divertimento e spensieratezza, senza stress. Potevo viaggiare dove non sarei mai potuto andare, guadagnavo più di quanto potessi fare con altri lavori e non ci sono stati lati negativi. Ora lo stress è maggiore, ci sono più responsabilità”. 

 

Cosa ricordi con più piacere dei tuoi primi passi? “Sicuramente la cosa bella dei primi anni sono stati gli incontri, con i miei idoli di ragazzino; la prima intervista ad esempio con Damon Albarn il cantante dei Blur: mi sembrava di sognare. Conoscevo persone che ero abituato a vedere solo in TV, ed inoltre ho un ricordo molto bello di tutti gli artisti che in quegli anni hanno iniziato la carriera insieme a me e poi sono diventati grandi come Tiziano Ferro, i Negramaro, Cremonini. Tutti ragazzi della mia età che hanno iniziato nei miei stessi anni, siamo cresciuti insieme”.

 

Qualcosa che non rifaresti? Che rifaresti domani? “Nulla. Ho fatto cose che non mi sono piaciute e non mi piacerebbero neppure adesso, ma che mi sono servite a formare la personalità ed il modo di vedere le cose. Rifarei tutto e anche le scelte. Se potessi tornare indietro tornerei ai tempi di Mtv, anni di spensieratezza e libertà lavorativa ed espressiva”.

 

Tv, radio, cinema, editoria, ora anche il teatro, dove trovi l’ispirazione per variare così i tuoi interessi? “L’ispirazione più o meno è sempre la stessa ma in questa fase della mia carriera mi sono guadagnato la possibilità di fare ciò che più mi piace, mentre all’inizio fai un po’ quello che trovi. L’ispirazione poi è molto soggettiva, parte da me, da ciò che mi interessa e spero interessi poi anche al pubblico. Sui tanti media in cui ho lavorato posso dirti che ognuno ha dei pro e dei contro ed io non ne ho ancora trovato uno dove riuscire a mettere dentro il 100% di quello che mi piacerebbe. Fare più cose mi dà più soddisfazione che limitarmi ad una sola piattaforma, perchè mi sarebbe rimasto qualcosa di inespresso e quindi un po’ di insoddisfazione”. 

 

Cosa ritieni più difficile? Dove ti trovi più a tuo agio?  “Il timore più grande l’ho avuto nell’affrontare il teatro: avevo l’ambizione di fare qualcosa di bello ma temevo di non esserne in grado. E’ ciò che mi ha rubato di più il sonno ma allo stesso tempo anche una delle soddisfazioni più grandi. La gente ride, si diverte, e quel ritorno è impagabile. Dove mi sento più a mio agio invece è la radio. Ti offre una dimensione intima, dove cazzeggi, parli dei tuoi interessi, scherzi, ridi, e c’è tanta libertà espressiva. E’ dove lavoro con meno stress”.  

 

L’ospite più interessante che hai avuto nei tuoi programmi? Quello che non sei mai riuscito ad avere? “Ne ho avuti tanti, ed i più interessanti non sono necessariamente i più famosi. Direi Dave Gahan dei Depeche Mode, Noel Gallagher, anche Britney Spears era stata interessante, iniziava a fare vedere le crepe nella sua immagine di ragazza serena. Sono tanti invece quelli  che vorrei intervistare! Ibrahimovic, Mourinho, mi piacciono molto gli sportivi, capisco il loro percorso, i sacrifici; da loro siamo abituati a sentire dire sempre le stesse cose invece hanno anche tanto altro da dire”.  

 

Sei stato l’ultimo ad intervistare Luca Vialli (una perdita che mi ha colpito molto personalmente). Una esperienza forte credo. Cosa ti ha lasciato? O insegnato? “Con Luca avevo un rapporto importante, ha lasciato un grande dolore anche se eravamo preparati a questo finale. Lui ha avuto il tempo di pensare alla morte ed è riuscito a dare un messaggio forte a chi è rimasto: di vivere la vita appieno. Era una persona figa, con cui era facile andare d’accordo, un leader con una umanità gigante”. 

 

L’esperienza a New York con Fallon? Un sogno diventato realtà? “Finché non siamo arrivati nel palazzo dove ha sede il programma, e visto che c’erano i badge con i nostri nomi, non ci credevo. Si è dimostrato una persona super generosa. Lui è al top dell’intrattenimento mondiale mentre noi siamo un po’ il terzo mondo in confronto, ma nonostante ciò si è dimostrato disponibile e generoso. Ci ha dedicato tanto tempo e quando sono uscito mi sono accorto che su Instagram mi dicevano, “Fallon ha cominciato a seguirti”. Una stupidata fondamentalmente ma è segno di umanità ed assenza di spocchia da parte sua”.  

 

Com’è stato il salto in Rai? “Tosto. Avevo deciso scientemente di affrontarlo di petto. Sono fatto così di carattere e forse una persona più cauta avrebbe preferito un’entrata per gradi. Sapevo che c’era gente che non aspettava altro che vedermi in difficoltà ma mi è servito e mi ha dato tanto. Sono rimasto in azienda con un programma tutto mio, un late night che sognavo, e sono contento di averlo fatto”.

 

La critica peggiore che hai ricevuto? “Ne ricevo tante, alcune anche giuste, ed alcune per me sono un punto forte. Una è che parlo tanto di me nei miei programmi, per me invece è fondamentale. Quando guardo un programma ho interesse che chi lo fa mi dia qualcosa di lui,  voglio vedere programmi in cui la personalità del conduttore sia presente e io credo di farlo. Critiche terribili non mi sono mai state fatte”.

 

Come vivi la notorietà? “Bene, non come un merito. Cerco di essere gentile, per le foto, per chiacchierare che forse è ancora meglio. Normalmente però esco poco e quando viaggio cerco di andare all’estero per vedere cose nuove. Da quando ho le figlie sono più tranquillo all’estero, a me non crea problema essere fermato ma a volte è una cosa che può togliere tempo alla famiglia”.   

 

Cosa diresti ad un giovane che vuole entrare nello showbiz? “Da spettatore gli direi di cercare di essere sicuro di aver qualcosa da dire. Di non entrarci solo per il gusto di esserci perchè alla lunga ti dà poco e te ne fa uscire. E questo è un ambiente che una volta provato è difficile lasciare. Hai vantaggi, privilegi e fortune, a volte anche immeritate e quando non li hai più è ancora più difficile”. 

 

Il tuo rapporto con Tortona è cambiato? Ci torni spesso? “Sì, ci torno spesso, pensa che per i primi 12 anni di vita a Milano non sono mai rimasto là un weekend…lo sai ci vedevamo qui a Tortona. Qui mi rilassavo e stavo bene. Il fatto che ora ci venga un po’ meno è legato alle figlie, venire qui da Milano è come un trasloco ogni volta. Quando erano piccole era quasi impossibile, ora che le bambine sono un po’ cresciute torno di più”.   

 

Sei sempre stato uno sportivo, segui ancora le imprese bianconere? “Certo, il Derthona Calcio è stata la squadra della mia infanzia e questo nuovo corso lo sento ancora più mio avendo fatto parte di quella squadra che è risalita dalla Prima. E poi che dire del Derthona Basket? E’ diventato facilissimo seguirlo, con i grandi risultati che sta facendo è impossibile non farsi trascinare”.

 

Come ti vedi fra 20 anni? “Ne avremo 63. Spero di essere contento di quello che ho fatto e potermi permettere di godermi di più i miei interessi e la famiglia. Magari pensare ad un buon ritiro ed andare a godermi la vita al mare o in qualche posto che mi piaccia con la mia famiglia”.

 

 

In foto: Alessandro Cattelan con la moglie Ludovica Sauer

 

Davide Maruffo

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