Intervista a mister Pietro Buttu
Il nome di Pietro Buttu era sulla bocca di tutti i tifosi del Leone ormai da tempo e anche noi sulle colonne del giornale avevamo già parlato del suo arrivo come una formalità. Nel tardo pomeriggio di martedì è infine arrivata l’ufficialità con la presentazione che si tenuta al Coppi insieme al presidente Cristiano Cavaliere, entusiasta della scelta e della grande voglia dimostrata dal nuovo mister. Con lui in panchina Simone Sannino come secondo. Lo abbiamo così incontrato per la prima chiacchierata e conoscere meglio lui e la sua idea di calcio. Mister parlaci di te così che i tifosi ti conoscano meglio.

Sei sposato? Hai figli? “Ciao a tutti. Sì sono spostato, abito a Loano e ho un figlio di 21 anni che è stato mio giocatore e studia giurisprudenza”. Sei stato giocatore? “Ero un mediano e sono arrivato fino alla Serie D con l’Albenga nella stagione ’88/’89 in cui retrocedemmo ed in cui ero capitano nonostante avessi 20 anni, era stato un dramma. Poi dopo 33 anni, da allenatore, l’ho riportata in Serie D ed è stata per me come una missione. E’ stato un campionato storico sempre in testa con 10 vittorie consecutive, allenare la squadra della propria città è stato qualcosa di splendido. Ho grande passione per il calcio, sono partito dalla 1ª Categoria a Laigueglia, dove abbiamo vinto il campionato, e poi sono stato a Finale per 14 anni portando la società dalla Promozione alla Serie D dopo 50 anni. In D poi abbiamo fatto i playoff con la Massese e abbiamo fatto tutto questo riempiendo gli stadi, con tanto entusiasmo”. Che allenatore sei? “Non sono un genio nè un mostro, ho tanta passione, e le mie squadre sono sempre state caratterizzate da quello che qualcuno ha soprannominato il dna Buttiano che consiste semplicemente in entusiasmo, orgoglio e impegno! Io do tutto e voglio che i ragazzi diano tutto, cerco di trasmettere questa mia voglia a tutte le squadre che ho allenato”. Hai anche altre attività? Se si come le concili? “Ora sono in aspettativa dalle poste e mi occupo solo di calcio, sono molto motivato”. Parliamo del corteggiamento del presidente Cavaliere, ti ha voluto fortemente? “Il presidente mi ha fatto una corte serrata e ne vado fiero. Avevo anche altre richieste ma Cavaliere è tanto che mi cerca, è arrivato per primo e non ho avuto dubbi a scegliere il Derthona”. Sei stato al Coppi da avversario, che emozioni hai provato? “La mia prima volta è stata nel 2015/’16 ed è stata una giornata che non dimentico. Fu un pareggio, allenavo il Vado, ma l’emozione grossa è stato entrare sul terreno del Fausto Coppi, sentire la passione dei tifosi, è stata una giornata speciale”. Liguria-Piemonte, differenze nel modo di fare calcio? “Per me in Piemonte è un’esperienza nuova ma credo che il calcio non si inventi. Le problematiche ci sono ovunque ma qui a Tortona ho percepito grande passione, ho trovato un’organizzazione importante e una grande cultura di calcio, presupposti per poter fare bene, la solidità societaria è fondamentale”. Quanti giocatori preferisci avere in rosa? “Due per ruolo, il campionato è lungo e pesante, ho sempre avuto fortuna con gli infortuni e ho anche lavorato per evitarli il più possibile. Inoltre mi piace dare spazio a tutti, credo nella concorrenza, da giocatore partivo sempre nelle retrovie però grazie alla perseveranza ed al lavoro sono arrivato dove non avrei potuto solo con le qualità. Per fare bene bisogna aver gruppi coesi, non solo a parole. Lo scorso anno ad Imperia sono andati a rete 17 giocatori ed è stato il 3º miglior attacco del campionato senza centravanti di ruolo”. Che criteri generali segui per la scelta dei giocatori? “Intanto devo dire che qui a Tortona ho trovato persone davvero competenti e capaci di ascoltare con grande conoscenza della materia come il ds Giachello, lo stesso Cavaliere e Samuel Ravera, ho grande fiducia in loro. Tutti vorrebbero avere i giocatori più forti, è innegabile, ma la cosa fondamentale è che i ragazzi abbiano valori che vadano al di là dell’aspetto tecnico. Dobbiamo avere pazienza, tanti ora puntano a capitalizzare al massimo dal punto di vista economico ma bisogna muoversi in maniera oculata”. Hai un modulo preferito o adatti molto il tuo stile di gioco al materiale che hai a disposizione? “Non sono un integralista. Sono partito con la difesa a quattro (4-4-2) per poi passare al 3-5-2 ad Albenga. Ad Imperia ho giocato 3-4-3 e 3-5-2. A Tortona partiremo con la difesa a quattro”. Scalzi, che giocatore è e perchè lo hai voluto con te? “Scalzi era un pallino del presidente e sarebbe troppo facile qualificarlo solo come giocatore straordinario, io non ne ho mai visto uno così forte! Racchiude entrambi gli aspetti, tecnico e umano. Ha grandi valori, qualità umane al di fuori della norma e a me interessano questi profili per costruire grandi squadre e raggiungere grandi obiettivi. Inoltre ha rifiutato proposte economiche ben più importanti per venire a Tortona, se guardava solo l’aspetto economico non veniva al Derthona”. Quali le sue caratteristiche principali? “Vede la porta (lo scorso anno 15 reti e 8 assist), calcia la palla in maniera fantastica, sa mettere in porta i compagni, è altruista”. Dove deve migliorare? “Nei calci da fermo e voglio farlo migliorare in questa stagione lavorandoci molto”. Puoi darci qualche indizio su giocatori che state seguendo per i ruoli non coperti? Cosa manca ancora? “3 giocatori importanti: un difensore centrale, un centrocampista ed una punta, magari due. Ho tanta voglia di conoscere i ragazzi che sono già in rosa e farmi anche un’idea generale più approfondita, poi prima arrivano i nuovi meglio è”.
Davide Maruffo
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