Storia degli impianti sportivi tortonesi (3ª parte)

Gli anni ‘60 iniziano con due eventi che hanno un impatto significativo sullo sviluppo dello sport a livello nazionale e naturalmente anche a livello locale. Nell’estate del 1959, si disputa a Torino la prima edizione delle Universiadi. Nel 1960, Roma ospita i Giochi della XVII Olimpiade. L’Italia ottiene un ottimo risultato piazzandosi 3ª nel medagliere, dietro a URSS e USA. In città, mentre il calcio si gode il nuovo stadio ed invece il basket aspetta il completamento della nuova palestra, crescono atre discipline. L’attenzione dell’impiantistica sportiva resta puntata sul “Castello”.

Il Coppi nel 1967 

Già negli anni ‘50, con la curiosa motivazione che “…in strati sempre più profondi della popolazione è sentito il bisogno di svago all’aria libera, in luoghi ameni e ombreggiati, fuori dal rumore cittadino e dal fumo delle osterie…”, c’era stato un progetto di massima, piuttosto impegnativo, ma pensato in tre fasi successive. Nella proprietà comunale, sita tra l’ex tiro a segno (voltone) fino alla valletta che poi ospiterà lo Stadio, viene previsto un centro dotato di: campo da football con tribune e gradinate da ben 10.000 spettatori totali, piste podistiche e ciclistiche, due campi da tennis, un bocciodromo, una vasta piscina divisa in due parti per nuotatori e non, palestra, campo per pallacanestro oltre naturalmente a spogliatoi, sedi sociali, bar e parcheggi. Per una versione ridotta (senza piscina e bocciodromo) era stato chiesto il finanziamento al CONI, che rispose negativamente per carenze di fondi, essendo tutti stati impegnati per sostenere lo svolgimento delle Olimpiadi. Nel 1962-’63 il Comune, dopo la costruzione dello stadio inaugurato nel 1959, commissiona ancora un progetto di massima (ed esecutivo a lotti) per lo sviluppo della vocazione sportiva del Castello, con piscina olimpionica (50x20m), piscina bambini, vasca per nuotatori principianti 20×25 m utilizzabile anche per pallanuoto, vasca per tuffi (prof. 11m), spogliatoi piscine, oltre a 2 campi da tennis, sede del Club Tennis, bar e spogliatoi. Ma anche questo non ebbe seguito. Determinante per l’attuazione dei progetti sarà la costituzione della “Polisportiva Derthona” con presidente il Rag. Franco Nicola, già a capo del Derthona FBC, divenendo il punto di riferimento dell’intero movimento sportivo locale, pur garantendo autonomia organizzativa delle varie associate. Il Comune riconosce il carattere dell’istituzione, tanto che il 5/12/1963 assegna alla nascente Polisportiva, la sede provvisoria in via Amm. Mirabello, nei locali dell’allora biblioteca e museo civico, oltre a destinare un contributo annuo ragguardevole. Il 5/06/1964 viene costituita ufficialmente raccogliendo in unico ente le sezioni: atletica, calcio, basket, nuoto e tennis. Di pari passo al boom economico ed a quello demografico, si assiste ad uno sviluppo in campo sportivo senza precedenti: le sezioni della Polisportiva creano i “centri di avviamento” delle varie discipline, che per rispondere alla domanda crescente di iscrizioni, hanno bisogno di impianti adeguati.

La gara inaugurale Ignis-Oransoda alla palestra Bianca data 1967

Il 20/06/1964 viene inaugurata la pista di atletica dello Stadio a 6 corsie con manto in “tennisolite” (terra rossa) oltre a pedane per i salti e per i lanci. Sempre sul Castello nel 1965 si dà il via al tanto atteso “circolo del tennis”. Lo storico campo del “voltone” è insufficiente per un movimento in costante crescita. Vengono così costruiti due nuovi campi da tennis che nel 1966 sono dotati anche di impianto di illuminazione ed un magazzino comune all’atletica. Nel 1969 l’amministrazione decide la costruzione di ulteriori 2 campi nel’area allora occupata dal camping che successivamente sarà trasferito. Il circolo assume così la configurazione attuale. Nel 1963 viene completato l’edificio scolastico di Corso Cavour, originariamente sorto per ospitare le scuole di avviamento commerciale, industriale e tecniche, confluite a seguito della riforma legislativa nelle “scuole medie uniche”. Nell’approvazione di una perizia suppletiva, viene prevista la realizzazione di una piscina al piano seminterrato. La prima “vasca” cittadina aveva dimensioni 12,50×4,50×0,90 m di altezza, con profondità utile 0,70 m, misure che oggi fanno sorridere, ma che hanno permesso ad intere generazioni di tortonesi di imparare a nuotare, in alternativa ai leggendari “buchi” dello Scrivia. Dal 1964, infatti, vengono istituiti corsi facoltativi di nuoto con incarico agli insegnanti di educazione fisica. Nel frattempo anche l’attività del calcio risulta in costante crescita con due squadre tortonesi che dal 1962 al 1966 disputano la 1ª categoria: al Derthona FBC dello Stadio Coppi, fa eco il Franzosi, relegato nel vecchio campo del Dellepiane. Nuovi campi nascono sul territorio, come quello ricavato nell’area industriale della fabbrica di trattori Orsi (Viale Einaudi) che il Comune acquisisce dal fallimento o nelle frazioni, come a Mombisaggio, Rivalta, Torre Garofoli e poi Vho. Le calde estati intanto sono caratterizzate dai tornei estivi, cosiddetti “dei bar”, dove dilettanti al pari di semiprofessionisti, si contendono la rivalità cittadina e particolarmente seguito risulta quello che si svolge nel campo dell’Audax Orione di San Bernardino. Dopo la partenza nel 1962 del Prof. Messina da Tortona per Varese ed il temporaneo stop dell’attività del Derthona Basket, proprio nei tornei dei bar era stata relegata l’attività seniores della pallacanestro cittadino. Dal 1964 viene rilanciata l’attività giovanile, mentre per gli adulti bisognerà attendere il completamento della palestra di Corso Garibaldi. La realizzazione della palestra “bianca” era iniziata nel 1960 dallo Stato “in conto danni di guerra”. Nel gennaio del 1961, finiti i soldi ministeriali, risultava costruito lo scheletro strutturale della palestra con tutte le finiture interne ancora da completare. Seguirono anni di polemiche e rimpalli tra Comune e Ministero su a chi toccasse stanziare i fondi per terminare l’opera. Verrà inaugurata il 13/02/1967 con la partita tra l’Ignis Varese e l’Oransoda Cantù con la gente assiepata fino ai bordi del campo. La palestra di Corso Garibaldi, con tanto di custode comunale (Romeo Cogo), rappresenterà il polo di riferimento dell’intera attività della Polisportiva, essendo stata dotata degli attrezzi della ginnastica (anelli compresi), della tracciatura dei campi di tennis e pallavolo, oltre naturalmente a divenire la “casa” del Derthona Basket.

La gara inaugurale Ignis-Oransoda alla palestra Bianca data 1967

Si ricordano stagioni memorabili: l’ascesa della squadra maschile dalla 1ª divisione alla Serie D, gli infuocati derby con i “kaimani” della Rapida, la crescita della squadra femminile, il costante sviluppo dei corsi giovanili dei professori Armana e Canegallo. Tanto che, ben presto, lo “stanzone” risulta insufficiente a soddisfare il movimento. Nel contempo anche la città cresce e con l’espansione urbanistica prevista verso nord, il Comune nel 1969 approva il progetto del nuovo bocciodromo, per una disciplina relegata fino ad allora agli storici campi della SOMS o del Dopolavoro Ferroviario. “Il Bocciodromo sorge a lato dell’Autoparco e di fronte al costruendo Macello ed a fianco dei 4 campi scoperti già realizzati. La parte verso strada, destinata a Bar, Uffici Motorizzazione Civile, abitazione gestore, ufficio F.I.G.B., guardaroba e servizi. La parte retrostante, destinata a Bocciodromo, di circa 800 mq con n. 4 campi da gioco di m 4 per 28 cadauno, con relative corsie di sosta e disimpegno”. Con la realizzazione del nuovo macello ed il trasferimento dell’attività dall’originario Foro Boario di Corso Alessandria, si creano le condizioni per la costruzione di una nuova palestra e di una nuova piscina capaci di appagare le richieste di discipline in forte crescita. L’ideazione del nuovo “palazzetto dello sport” viene affidato nel 1970 all’Arch. Cella. Il progetto subisce un iter travagliato con diverse varianti tra cui la più sostanziale quando si decise che la piscina, originariamente prevista in vetroresina, sarebbe stata costruita in cemento armato rivestita in piastrelle di ceramica. Nel maggio 1976 viene inaugurato ed un anno dopo intitolato alla memoria di Uccio Camagna. “La vasca delle dimensioni di 25 x 12,50 metri garantisce gare omologabili in campo nazionale, con cinque corsie e relativi blocchi di partenza, una profondità massima di 1,80 metri, tribunette comode che permettono un’ampia visuale su tutta la vasca. Il soffitto con l’alternanza di colori a righe rosse e bianche, dà una sensensazione di vasto, di immenso. Nella zona centrale gli spazi di servizio con spogliatoi della piscina, divisi per sesso, che comprendono le classiche e comode cabine a rotazione, mentre i normali stanzoni costituiscono gli spogliatoi per la palestra. Questa si presenta spaziosa, capiente (circa 400 posti a sedere) dotata di tabellone segnatempo e punti elettrico! Da fuori i tegoloni di copertura curvilinei ricordano le onde della piscina e le fasce vetrate in facciata, alleggeriscono la struttura di cemento armato, soprattutto evidenziando l’illuminazione interna nel buio della notte”. Il palazzetto diviene il nuovo fulcro dello sport tortonese e del basket in particolare: con la gestione Guido Ghisolfi, grazie ai frutti del vivaio e con l’inserimento di validi innesti da fuori città, la prima squadra vola ed i tifosi crescono. Le tribunette laterali non bastano più e già nell’’80 e poi nel 1984, dopo la promozione in C1 della formazione allenata da coach Caenazzo, vengono allestite gradinate metalliche dietro i canestri. Il 30/11/1984 si contano addirittura oltre 1.000 spettatori per l’esibizione di una selezione di giocatori dell’NBA capeggiati da Tiny Archibald dei Boston Celtics.

(Continua)