“Sarò la testa del serpente in difesa ed in attacco. Mi piace molto viaggiare e conoscere diverse culture. Non vedo l’ora di iniziare il campionato”

Intervista ad Ezra Manjon 

Dopo le prime due chiacchierate con il nuovo capitano Baldasso e la new entry Hubb questa settimana abbiamo incontrato l’uomo che avrà in mano le chiavi del gioco del Derthona, Ezra Manjon, play californiano del 2000 di 180 cm per 77 chili che ha nella grande velocità e nelle buone doti di passatore le sue skills principali.

Ciao Ezra e benvenuto a Tortona. Come sta andando il primo mese di allenamenti? “Ciao a tutti. Sta andando molto bene, mi alleno duramente e miglioro ogni giorno la conoscenza reciproca con i miei compagni. Impariamo cosa vuole da noi il coach ed i suoi metodi di allenamento”. Conoscevi già qualche nuovo compagno? “No, non ne conoscevo ma seguivo su Instagram un paio di americani che fanno parte del gruppo”. Quando hai iniziato a giocare a basket? “Molto presto, a 3/4 anni nella mia stanza con il canestrino”. Uc Davies e Vanderbilt, come sono stati gli anni al college? Hai ottenuto anche riconoscimenti importanti… “Sono stati anni fantastici in cui sono cresciuto molto sia come uomo che come giocatore e mi sono divertito in entrambe le università. Ho potuto lavorare con staff tecnici di primo livello in entrambi gli atenei e sono ancora in contatto con loro, è stata una esperienza fantastica”. In Germania che basket hai trovato? “Dal primo giorno ho subito capito le differenze ed ho dovuto adattarmi alla grande fisicità e velocità del basket tedesco, leggermente diverso da quello del college. Ho incontrato ragazzi più grandi, più esperti e molto forti fisicamente con tante stagioni alle spalle, è stato molto formativo”. In Europe Cup hai chiuso con statistiche di buon livello, come hai vissuto la manifestazione? “Una grande esperienza. Abbiamo viaggiato in Stati di cui non conoscevo l’esistenza e mi è piaciuto moltissimo. Inoltre ho fatto bene sul campo e mi sono divertito”. E’ stato difficile adeguarsi alla realtà europea? “Lo è stato le prime due settimane. La cosa più difficile è stato adattarsi a stare solo. Mi sono ritrovato lontano da famiglia ed amici in una realtà completamente diversa dalla California ma sono una persona a cui piace viaggiare, conoscere le culture e quindi dopo poco ho iniziato a stare bene ed è stato molto bello”. Cosa ti aspetti dal campionato italiano? “Mi hanno sempre parlato benissimo della Serie A e di quanto sia difficile e combattuta in ogni gara. So che qui la competizione è molto elevata e l’ho potuto constatare anche nelle amichevoli che stiamo facendo in questo periodo. Era quello che cercavo!”. Cosa ti chiede coach Fioretti? Avrai grosse responsabilità per il gioco della squadra? “Il coach ha fiducia in me e mi chiede di essere la point guard della squadra. Significa che devo essere capace di creare gioco per me e per i miei compagni, essere leader, la testa del serpente sia in attacco che in difesa. Mi chiede poi di usare la mia velocità per aiutare la squadra”. Qual è la tua arma principale sul parquet? Velocità, ball handling, assist, triple… “La mia arma principale è in assoluto la velocità. Poi la difesa, gioco duro su ogni pallone e porto grande pressione sulla palla”.  Come ti trovi a lavorare alla Cittadella? “E’ molto bello. E’ una struttura che ci permette di lavorare alla grande e migliorare le nostre qualità con attrezzature all’avanguardia”. Hai un soprannome? “Purtroppo no”. Squadra preferita? “Non ne è ho una in particolare onestamente ma essendo nativo della Bay Area simpatizzo di default per i Warriors”.  C’è un giocatore a cui ti ispiri? “Due, in primis Kemba Walker e poi Steve Nash”. 

Davide Maruffo

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