Intervista a Dominik Olejniczak
E’ arrivato in città dopo i suoi nuovi compagni di squadra perchè protagonista con la sua Polonia ad Eurobasket 2025 e da quando si è calato nella realtà tortonese ha subito messo in mostra la grande personalità diventando uomo spogliatoio e trascinatore del gruppo. Abbiamo raggiunto l’eccentrico Dominik Olejniczak (che in patria è imprenditore nel settore dell’hair styling con parecchi saloni di parrucchiere) per parlare della sua carriera e dei suoi obiettivi al Derthona.

Ciao Dominik e benvenuto a Tortona. Come sei stato accolto nella tua nuova squadra? “Ho ricevuto un’accoglienza calorosa, anche se mi sono unito alla squadra più tardi: i miei compagni e gli allenatori mi hanno subito aggiornato, quindi è quasi come se non mi fossi perso gran parte del ritiro pre-stagionale”. Conoscevi qualche nuovo compagno di squadra? “Ho incontrato Andrea (ndr Pecchia) durante le visite mediche che ho fatto prima dell’inizio del ritiro con la nazionale. A parte questo, non conoscevo nessuno personalmente”. Com’è stato il primo impatto con la Cittadella? “È stato davvero bello, spero di vedere un pubblico così numeroso ad ogni partita della stagione. Ci aiuterà sicuramente!”. Come ti trovi con coach Fioretti? Ti ha chiesto qualcosa in particolare? “Da quando ho parlato per la prima volta con l’allenatore, mi ha dimostrato di essere una brava persona. Chiamava a casa di tanto in tanto e mi chiedeva se andava tutto bene, come stavo, come andava con la mia famiglia, ecc., piccole cose che non hanno niente a che fare con il basket ma che apprezzo. È venuto a trovarmi anche durante il nostro periodo a Trento con la nazionale. Da quando sono arrivato a Tortona e abbiamo iniziato a lavorare insieme in palestra mi trovo bene”. Hai giocato al College negli Usa, come sono stati gli anni universitari? “Me li ricordo un po’ sfuocati. Non ricordo molto a livello di basket, tranne l’ultimo anno, che secondo me è stato il migliore. E’ stato un periodo in cui più che altro ero focalizzato sul crescere come uomo, conoscere la cultura americana e tutto ciò che ne consegue, poi ho incontrato mia moglie”. Poi il ritorno in Polonia ed ora sei reduce da 4 stagioni in Francia. Quanto sei cresciuto tecnicamente e mentalmente nel campionato transalpino? “Di sicuro, tante ore di lavoro extra e la necessità a essere sempre sul pezzo in un campionato super competitivo come la Pro A mi hanno migliorato dal punto di vista cestistico. Mentalmente direi che la nascita di mia figlia è ciò che mi ha aiutato di più”. In Pro A sei stato miglior rimbalzista. E’ la tua dote più importante sotto canestro? “Credo di sì e di continuare come la scorsa stagione. Nei mie primi anni di basket ho avuto difficoltà con questo aspetto del gioco, soprattutto per la mia stazza, ora sono più reattivo”. Cosa ti aspetti dal campionato italiano? “Mi aspetto una sfida diversa, non so ancora quale sarà, ma non vedo l’ora”. L’esperienza agli Europei è stata fantastica con l’approdo ai quarti. Momenti più belli? “L’atmosfera che si respira in casa durante un grande evento come questo è fenomenale. Quando tutta la palestra canta l’inno nazionale ti dà un sacco di energia. Queste partite della fase a gironi rimarranno impresse nella mia memoria per il resto della vita”. Il giocatore più difficile da fermare che hai trovato sulla tua strada? “Direi Luka Doncic”. Hai un soprannome? “No”. Hai un giocatore a cui ti ispiri? “Prima c’era Steven Adams. Al momento nessun singolo ma guardo molto basket e mi piace sempre imparare qualcosa da tutti”.
D.M.
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