Scrivia
Tutti abbiamo fatto il bagno a Scrivia, almeno chi è della mia generazione o prima. Si andava con tutta la famiglia al Maghisello o in quel posto chiamato “Il mare”. Ci si andava con il costumino pronto sotto le braghette, perché là mica avevi gli spogliatoi, con le sedie a sdraio, l’ombrellone oppure delle mezze tende improvvisate con il cellophane e magari con canne da pesca fatte con bastoni, fili, ami ed esche di qualsiasi tipo.

Proprio vicino al “mare” di Scrivia, d’estate c’era un tipo indimenticabile che si accampava in pianta stabile in un prato appena sopra la riva; lo recintava con teloni di plastica trasparente, ci metteva tavoli e sedie e a tutti offriva il pesce fritto appena pescato: cavedani e alborelle squisitissime. “Mi vogliono mandare via, ma io da qui non me ne vado, in fondo offro un servizio” diceva mentre ci serviva il pesce e bicchieri di bianco buono e genuino. Un giorno se ne andò davvero o forse fummo noi a non andare più a Scrivia. Con la scoperta dell’esistenza dell’inquinamento finirono i bagni allo Scrivia, quelli che ti lasciavano nella pelle l’odore di alga di fiume e finì la pesca. Qualcosa di ancora più definitivo accadde quando furono disseppelliti migliaia di bidoni tossici: correva l’anno 1983. Oggi lo Scrivia, dicono, torna a rinascere con un parco, dal ponte per Alessandria non è raro vedere qualche airone in pastura, ma poco più lontano continuano a fremere i frantoi che tritano la ghiaia estratta per farne splendidi viadotti autostradali. Quand’ero bambino mi ero convinto che i torrenti come lo Scrivia cambiassero durante la notte, perché da un giorno all’altro trovavo anse differenti, cumuli di ghiaia rimossi o comparsi all’improvviso. Poi un giorno capii. Accadde una sera che non volevo tornare a casa, che volevo fare ancora un bagno nel torrente anche se erano già le sei passate. I miei genitori si arrabbiarono al punto che mi lasciarono là da solo, salvo poi tornare a riprendermi. In quell’attesa silenziosa, ma per niente paurosa, scoprii il triste segreto dello Scrivia: una volta che tutti i bagnanti se ne andavano via, arrivavano enormi camion e scavatori e ruspe che portavano via la ghiaia e cambiavano il corso del torrente forse fino a dimenticare, con il tempo, quale fosse veramente il vero alveo del fiume. Molti anni dopo il mio amico che scoprì i bidoni tossici mi disse: “Ogni fiume ha il suo padrone”.
Danilo Bottiroli
(Continua)
