Nella cornice della sala Romita in comune con l’organizzazione di Fratelli d’Italia si è tenuto martedì sera un interessante incontro con l’assessore alla sanità piemontese Federico Riboldi che ha illustrato il nuovo assetto della sanità di cui avevamo già parlato sul numero del 21 novembre dopo l’incontro ad Isola Sant’Antonio. Sala gremita con la presenza oltre che di Riboldi del consigliere regionale Silvia Raiteri, sindaci della zona, tanti medici dell’ospedale cittadino e rappresentanti delle opposizioni. Dopo l’introduzione di rito del sindaco Chiodi e gli interventi di Raiteri e Calore, Riboldi ha esposto e descritto con dovizia di particolari quello che sarà il nuovo assetto della sanità piemontese dal 2026 riprendendo in parte quanto detto ad Isola Sant’Antonio integrandolo con le ultime decisioni e progetti su quella che sarà una vera e propria rivoluzione.

“La sanità è un tema sociale primario come la protezione della fasce più deboli che faticano maggiormente ad avere l’accesso alle cure – ha spiegato l’assessore – e l’obiettivo di questa riforma è di abbattere le liste di attesa per cui sono stati investiti 35 milioni di euro, tagliare la spesa improduttiva, e rimmettere questo denaro in spesa clinica andando oltre il vecchio modello di ospedale ormai superato ed inefficiente”. Tutto ciò grazie al nuovo Piano Socio Sanitario, atteso da oltre trent’anni che ha come obiettivo principale quello di “riportare nell’alveo della sanità pubblica tutti quei cittadini che per motivi economici, logistici e lunghi tempi di attesa, vi hanno rinunciato”. Nuovo piano che prevede grosse innovazioni come il Cup integrato con l’Intelligenza artificiale ed un sistema di prenotazioni delle visite che si svolgerà attraverso App (una soluzione che ci pare ancora troppo complessa per gran parte della popolazione), l’istituzionalizzazione dei Tavoli di Lavoro per specifiche patologie fra cittadini ed associazioni di pazienti, una completa riorganizzazione della medicina territoriale con nuove strutture e la nuova figura del “Direttore Sociosanitario”. Il Piemonte come detto è in prima fila in Italia per questa riforma ed è anche la prima regione ad aver concluso l’accordo con i medici di medicina generale per la costituzione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali che possano garantire una copertura oraria capillare dalle 8 alle 20, 7 giorni su 7, attraverso l’integrazione in rete ed il lavoro in equipe. Legato a questo ci sarà l’avvio del Corpo Logistico Sanitario Piemontese tramite la costituzione di una rete strutturata e stabile di volontariato sanitario, dedicata al trasporto semplice ed all’accompagnamento di pazienti presso strutture ospedaliere e territoriali, per prestazioni sanitarie o sociosanitarie programmate. Un altro punto è l’istituzione del Responsabile Operativo degli Ambienti Sanitari che sarà una figura con l’obiettivo di umanizzare le strutture sanitarie, il miglioramento degli ambienti e l’impatto sulla qualità percepita. Si prevede la realizzazione del Piano di edilizia sanitaria, il più grande dal dopoguerra ad oggi per la nostra regione, con 11 ospedali di nuova costruzione, 4 ampliamenti e ristrutturazioni, 91 Case di Comunità, 30 Ospedali di Comunità e 49 Centrali Operative Territoriali e la costituzione di un Tavolo di coordinamento per la candidatura di nuovi Irccs pubblici in varie specialità. Salute mentale, telemedicina, cibo sano a km0 negli ospedali regionali, riduzione dei gettonisti, screening neonatale, odontoiatria solidale e la protezione degli operatori sanitari (allarmi e videosorveglianza collegata alle forze dell’ordine), sono gli ultimi punti su cui si basa la rivoluzione in corso. A fine serata il primario di medicina dell’ospedale tortonese Dealessi, ha posto un quesito interessante all’assessore Riboldi, che aveva già esposto nell’intervista rilasciata a Sette Giorni la scorsa settimana, riguardo alla possibilità di assunzione degli specializzandi per far fronte alla cronica carenza di medici e infermieri che insiste sul nostro sistema. Quello della rete formativa infatti è un tema particolare e Riboldi ha spiegato che per legge nazionale alcuni ospedali non possono essere inseriti in questo sistema per carenza di numeri. Tortona deve collaborare con Asl e Regione, che danno la massima disponibilità, per ottenere questa integrazione. Un piano certamente rivoluzionario e in cui tutti riponiamo grandi speranze, su cui però permangono ancora alcuni dubbi sulla sua fattibilità.
