“Abbiamo il più alto tasso di crescita di simpatizzanti Fondamentale fare squadra con il territorio”

Intervista al GM Gianmaria Vacirca

Ad un passo dall’impresa. I tifosi del Leone hanno ancora negli occhi la splendida avventura della Coppa Italia dove i bianconeri hanno fornito tre prove di altissimo livello contro le squadre più blasonate del panorama cestistico nazionale. Purtroppo Milano ha poi avuto la meglio grazie alla elevatissima caratura tecnica di alcuni suoi campioni ma crediamo che il Derthona sia tornato in città ancora più forte di prima, ancora più consapevole delle sue possibilità e del suo talento. Nel frattempo mentre Fioretti fa crescere la squadra in palestra, la società continua a lavorare senza sosta per far crescere sempre più il brand Derthona che grazie alla Cittadella ha davanti a sè possibilità davvero sterminate. Questo weekend il campionato si prenderà una giornata di stop e abbiamo allora avvicinato il General Manager bianconero Gianmaria Vacirca per fare il punto della situazione.    

Buongiorno Gianmaria, ad un certo punto della finale con Milano il pensiero di poter alzare il trofeo penso sia balenato nella mente di tutti voi a bordo campo come dei tifosi sugli spalti e davanti alla tv. Come l’hai vissuta? “Assolutamente. Io l’ho vissuta con grande orgoglio, per aver fatto una Coppa Italia di grandissimo livello, per molti in maniera inaspettata. Abbiamo giocato una finale in un palazzetto splendido che era quasi tutto per il Derthona e rimane questa sensazione di aver sfiorato una incredibile impresa, che sarebbe stata non solo battere Milano ma aver messo in fila Venezia, Bologna e poi l’Olimpia, sarebbe stato davvero pazzesco. Ci prendiamo la consapevolezza che la nostra squadra può competere con tutti”. Mi pare che la differenza l’abbiano fatta solo un paio di palle perse di troppo e un paio di campioni con la canotta milanese, cosa ne dici? “Noi con Milano abbiamo sempre giocato ad armi pari vincendo all’andata in campionato al Forum e venendo sconfitti alla Cittadella con un punteggio bugiardo; a Torino per due quarti abbiamo fatto una partita al limite della perfezione. Purtroppo abbiamo lasciato qualcosa nel terzo quarto e quelle due palle perse, di cui parli, con i recuperi di Bolmaro che è un decatleta prestato alla pallacanestro, ci hanno fatto male”. Cosa rende Fioretti un ottimo allenatore? La conoscenza del gioco, l’etica del lavoro, l’esperienza…. “Prima di tutto Mario è una persona molto calma e riflessiva ed in un ambiente come il nostro è una dote fondamentale. E’ un grande studioso del gioco, ha grande preparazione sui due lati del campo, un alto livello di cultura generale che non guasta, anzi, ed è una persona di qualità umane sopra la media. Tutto fa si che sia un eccellente coach”. La scelta di non fare le Coppe in questa stagione per ora ha pagato? “Era inevitabile vista la sfida di tornare a casa con il nuovo palazzetto. Passare da un preliminare era impensabile, spesso sono tombali per le squadre italiane e creano problemi che si ripercuotono poi per tutta la stagione. Anche per il futuro lo dico ora, non faremo mai un preliminare, sono troppo condizionanti. E’ stata una scelta coerente e condivisa”. A proposito di ritorni, sei tornato al Derthona dopo gli anni all’Olimpia, puoi spiegarci il perché della scelta e come hai trovato la società? “Io ho scelto di tornare perchè il Derthona mi ha convinto a tornare. Lasciare Milano sembra una scelta inusuale perchè a Milano di riffa o di raffa qualcosa vinci, ha un budget che è primo per distacco in Italia. Il Derthona però mi ha proposto un progetto nuovo e la possibilità di portare avanti un lavoro a tutto tondo come mi piace fare ed ho messo mano alle cose secondo la mia etica. Ho cercato equilibrio fra i costi di struttura e i costi legati allo sport perchè più hai una struttura forte più hai la possibilità di lavorare bene”. La Cittadella si sta rivelando come da programma un valore aggiunto per la squadra e per la società? “Non era scontato e lo dico con umiltà. Per ora la risposta del pubblico è stata eccezionale, abbiamo fatto due sold out e due volte ci siamo andati vicini, abbiamo oltre il 40% di pubblico che arriva da fuori provincia e siamo contenti perchè è dal primo giorno che lavoriamo su questo”. Non guardate infatti solo più al Tortonese ma anche alla provincia ed alla Liguria che è un grosso bacino di tifosi per la squadra di Fioretti vero? “Noi oggi abbiamo delle macro aree ben chiare: casa nostra e la provincia, la Liguria in toto con tifosi che arrivano fin dal confine con la Francia e dalla Lunigiana. Poi l’area del vogherese dove abbiamo giocato per 7 anni, tutta l’area che va fino a Castel San Giovanni e Piacenza, la Lomellina fino a Mede e Casale e poi punte fino ad Asti, Torino e la Valle d’Aosta”. Un bacino enorme insomma.Sì potenzialmente gigantesco su cui crediamo e su cui lavoriamo. Ci sono flussi importanti non solo per le grandi partite ma con continuità. Tutto questo interesse rende grande onore al club e soprattutto all’Arena che si chiama proprio NOVA come Nord Ovest e quindi si pone come interlocutore primario per questa area geografica. C’è uno spazio nel basket italiano che possiamo fare nostro e siamo la squadra con il più alto tasso di crescita di simpatizzanti in Italia”. Come sta crescendo il brand Derthona in tutte le sue componenti? “Ha una grande crescita perchè non significa solo basket. La forza dell’unione fra il mondo della pallacanestro e il nostro territorio con il mondo del vino ha un potenziale gigantesco. Bisogna fare squadra, una nostra crescita senza quella del territorio sarebbe fine a se stessa”. Per rafforzare sempre più il legame con il Tortonese che progetti avete in programma? “L’8 di marzo dedicheremo la gara ad Enrico Cucchi a trent’anni dalla sua prematura scomparsa. Enrico era per me un amico e una persona il cui ricordo mi ha sempre accompagnato. L’intera giornata sarà dedicata a lui con tante iniziative, una maglietta dedicata le cui vendite andranno a favore dell’ Associazione che porta il suo nome. Poi ci sono tanti progetti con i comuni e le associazioni benefiche, il mondo di Open guidato da Paolo De Ros con 52 squadre associate”. Dopo la pausa di questo weekend si riparte con Cremona, poi il Derthona avrà il turno di riposo. Un bene per recuperare al meglio le energie o un male perché c’è il pericolo di perdere ritmo? “Che la squadra possa recuperare un po’ di energie è solo un bene, poi ci sono alcuni ragazzi che andranno in nazionale (Riismaa, Strautins e Olejniczak) e avranno quindi bisogno di qualche giorno di pausa. Penso ad Olejniczak che da due anni non si ferma e avrà due gare. Le partite dopo le pause sono sempre insidiose ma la capacità di Fioretti di porre sempre attenzione ai dettagli credo che sarà fondamentale per fare bene”. 

D.M.

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