Al termine delle Olimpiadi di Milano-Cortina, una delle spedizioni olimpiche più vincenti della storia nazionale per quanto riguarda gli sport invernali, Sette Giorni ha voluto incontrare Max Carca, monlealese di origine e volpedese di adozione classe ’72 che ormai da tantissimi anni è uno degli uomini che guida gli atleti azzurri ed è l’attuale direttore tecnico delle squadre maschili della Federazione Sport Invernali (FISI).

Ciao Max e complimenti. E’ stata una Olimpiade che ha regalato podi ed emozioni, attese e non… Ti aspettavi un successo di questo tipo? “La nostra Federazione negli ultimi anni ha investito tanto su questo evento. Sapevamo che nelle discipline veloci c’era una pista che si addiceva più alle nostre caratteristiche ed abbiamo investito su quello. Da dicembre il gruppo della velocità maschile non scende dal podio in tutte le gare che abbiamo fatto ed abbiamo guadagnato un argento ed un bronzo dopo aver fatto bene a Wengen e Kitzbuhel che sono il grande slam dello sci. L’Olimpiade è stata la ciliegina sulla torta. In generale la Federazione ha fatto bene anche nelle discipline minori, dallo Sky Cross al Free Style, nel fondo dove ha fatto bene Pellegrino. Fra ghiaccio e neve abbiamo fatto il record!”. Un commento sulla Brignone che ha vinto 2 ori a meno di un anno dall’infortunio. “Federica ha fatto qualcosa di stratosferico”. Il tifo e il seguito di pubblico e appassionati è stato importante, potrà essere un traino ulteriore per gli sport invernali? “La speranza è che sia stata un palcoscenico importante. L’Italia è vista nel mondo come un luogo di mare e di storia ma noi abbiamo tanta tanta montagna che crea un indotto importante. Abbiamo ditte leader a livello mondiale nella produzione di cannoni da neve, ditte leader nel manifatturiero e nell’ attrezzatura sportiva. C’è stata grande sinergia che ha fatto bene e questo deve essere un punto di partenza. Dopo il boom degli anni 70’ abbiamo avuto Tomba e la Compagnoni, poi un calo, ma ora fra le ragazze e i ragazzi della velocità come Franzoni che è un bravissimo ragazzo, dobbiamo riuscire a rimanere coerenti, non fare il passo più lungo della gamba e continuare a lavorare bene”. Gli azzurri hanno battuto con largo anticipo il record di medaglie di Lillehammer ’94 e hanno chiuso quarti dietro a Norvegia, Usa e Olanda con ben 30 medaglie e 10 ori. Una Italia dominante negli sport invernali non c’era da un pò di tempo. Quanto lavoro c’è alle spalle di questo risultato? “Tanto lavoro. Io sono 25 anni che lavoro ad alto livello per la Federazione, ho fatto nel frattempo anche due anni con il Canada, e devo dire che è incessante. Ci sono periodi in cui si rende di più e periodi meno positivi ma anche a livello dirigenziale siamo riusciti a focalizzarci sulla parte tecnica ed organizzativa senza condizionamenti politici, che in Italia hanno ancora un peso”. Come sono le strutture sportive e le risorse in Italia per gli sport invernali? “Non voglio entrare nel merito del cambiamento climatico, che mi pare più che altro una questione ciclica. La storia dello sci ha 60/70 anni, un ago in un pagliaio. In alcuni periodi si è investito su quote che ora non garantiscono l’attività ma l’Italia è una nazione leader negli impianti. In Trentino e in Valle d’Aosta si allenano tanti atleti stranieri, scandinavi che vengono da noi nelle Alpi. Noi e gli austriaci abbiamo le strutture più all’avanguardia per gli allenamenti, anche più degli svizzeri. il nostro problema è legato alla scuola ed alla società in generale. La scuola non è ben strutturata per le attività sportive ed una disciplina come lo sci, che generalmente si pratica durante l’anno scolastico ne risente. Sull’arco alpino ci sono poche scuole strutturate e i ragazzi che con le loro famiglie scelgono di fare questo sport faticano a portare avanti studio e allenamenti, logisticamente è difficile e anche a livello economico e strutturale”. In Europa alcune nazioni hanno una cultura sportiva diversa dalla nostra ed una diversa organizzazione, questo conta? “Ti faccio l’esempio della Norvegia. Sono 5 milioni e mezzo di abitanti e da 6 Olimpiadi dominano il medagliere degli sport invernali. Ma stanno crescendo e arrivando al top anche negli altri sport. Loro hanno una struttura scolastica in cui i bambini vanno a scuola dalle 8 del mattino alle 5 del pomeriggio facendo dalle 15 alle 18 ore di attività motoria alla settimana, lo stato utilizza le tasse dei giochi come il nostro Totocalcio o simili, da reinvestire nelle attività sportive. Il 95% delle persone fa sport e questo si riflette anche a livello di salute sociale. Fino ai 13 anni fanno multi-sport specializzando meno i bambini e lasciandoli liberi”. Da noi é applicabile un modello di questo tipo? “Il problema da noi è che le istituzioni e le società sportive dovrebbero trovare un punto di incontro. E’ 40 anni che faccio questo lavoro e ne sento parlare sempre ma poi all’atto pratico viene fatto poco. Lo sport è tutto in mano al privato e questo è bene al 50%. Bene per le strutture e la professionalità ma male per la crescita didattica e sportiva”. Quale medaglia ti ha stupito di più? “Personalmente mi ha stupito come si è comportato Franzoni durante le Olimpiadi perchè era l’atleta più giovane, in un mese ha vinto a Wengen e Kitzbuhel ed aveva le Olimpiadi in casa. Nonostante ciò è rimasto concentrato senza farsi condizionare gestendo bene le pressioni”. Quale invece è stata la delusione maggiore? “Le tecniche. La delusione è quella di Alex Vinatzer che non è riuscito ad esprimere al meglio il suo potenziale. Purtroppo anche il responsabile delle discipline tecniche si è dimesso, speravo arrivasse alla fine del lavoro per tirare le somme e valutare come ripartire”. Prossimi impegni ed obiettivi importanti? “Abbiamo la finale di Coppa del Mondo, con Paris, Franzoni e Schieder che si giocano il podio in discesa, sono 3º, 4º e 5º. Ci sono ancora Garmisch, Courchevel e le finali in Norvegia. Poi a bocce ferme programmeremo il quadriennio successivo: dobbiamo ricostruire le discipline tecniche, confermare quanto fatto di buono nella velocità, fare il cambio con i giovani e puntare ai top 5 di Coppa del Mondo con Franzoni. L’ho preso per mano a 17 anni ed è il futuro del nostro sci”.
D.M.
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