Se il 30 aprile sarà una data fatidica per la sanità tortonese lo vedremo a suo tempo. Vedremo se verrà ancor più depauperato di servizi il nostro ospedale civile dopo che la Regione, con i fondi del Pnrr, ha avviato la ristrutturazione della sanità territoriale e inaugurerà il funzionamento della casa di comunità che entrerà in funzione proprio in quella data presso il distretto sanitario in via Milazzo 1. Con quella di Tortona, che ha un investimento di 1 milione e 800mila euro, ne entreranno in funzione altre in provincia e mentre l’assessorato regionale sembra avere idee chiare in merito le incognite sul campo non sono poche. Infatti, se da un lato proseguono i lavori nel cortile dell’ospedale per l’ampliamento del pronto soccorso e della rianimazione, proseguono anche i lavori per le case di comunità ma la grande incognita non è quando apriranno e come opereranno ma chi le farà funzionare, perchè esiste, e non si può negare, la carenza di personale negli ospedali ed è quindi lecito avere il timore che questa carenza si rifletta sul funzionamento delle case di comunità e che soprattutto questa carenza non vada a pesare ulteriormente sul funzionamento dei reparti ospedalieri che ancora resistono a Tortona.

Ed essenziale sarebbe poter contare su personale qualificato e qui il cruccio c’è. A questo proposito l’assessore alla sanità Federico Riboldi, che ha più volte visitato il nostro ospedale dando sempre ampie rassicurazioni sul suo mantenimento, sollecitato da più parti soprattutto su quanto riguarda i tempi di consegna delle case di comunità e l’impatto sul sistema sanitario territoriale, ha dichiarato che i lavori sono in linea con gli obiettivi che la Regione ha fissato e che Asl Al, con un aggiornamento nella pianificazione, ha comunicato le date di operatività delle strutture confermando il target del Pnrr. La casa di comunità di Tortona entrerà in funzione il 30 come quelle di Arquata Scrivia, Novi Ligure, Ovada e Acqui e come gli ospedali di comunità di Novi e Casale per i quali sono stati investiti oltre 2 milioni di euro per ciascuno. Le strutture entreranno in funzione ma l’Asl in accordo con la Regione ha già preso delle contromisure per far fronte alle criticità riguardanti i collaudi e il completamento dei lavori entro giugno. Insomma si aprono le case perchè occorre rispettare delle scadenze ma in pratica non sono ancora pronte. Si tratterà di una presa di consegna anticipata, cioè le strutture verrano attivate prima “per garantire l’esercizio delle attività programmate, anche in presenza di lavorazioni residue che non pregiudichino la sicurezza e l’avvio del servizio”; saranno adottate soluzioni temporanee per gli ospedali di Casale e Valenza che permetterà servizi in attesa del completamento delle strutture (ci sarà una spesa ulteriore?). Infine “In merito alla carenza di personale infermieristico e medico – dice Riboldi – l’Azienda sta lavorando a un piano di inserimento che accompagni l’apertura delle nuove sedi, superando il modello della “medicina a gettone” per puntare su un’assistenza territoriale integrata e sostenibile. L’impegno dell’assessorato alla sanità e di Asl Al resta quello di garantire il diritto alla salute dei cittadini attraverso una rete di prossimità efficiente, trasformando le sfide della digitalizzazione e della strutturazione territoriale in benefici concreti per la popolazione’. Non ci resta che attendere gli sviluppi ben consapevoli delle difficoltà oggettive confidando che questa nuova ristrutturazione non sia uno spreco di denaro pubblico e non si configuri come l’ennesimo risultato matematico tanto in voga di questi tempi: cambiati i fattori (e le denominazioni: da ambulatorio a casa di comunità il passo è breve) il risultato non cambia. Importante è che funzionino e che diano un servizio qualificato come nella miglior tradizione della sanità pubblica.
