Tra fame e smorbità: mangiar bene a Tortona attraverso i secoli

Pubblichiamo da questa settimana la prima puntata di un testo del maestro Armando Bergaglio che tratta delle tradizioni enogastronomiche tortonesi. Il mangiare di un tempo, il mangiare semplice e sano dei nostri vecchi, in larghissima parte di produzione domestica, perchè in fatto di alimentazione si era quasi raggiunta l’autosufficienza, in una terra fortunatamente, ricca e generosa, ben poco veniva importato da fuori, acquistato nella bottega del paese o al mercato a Tortona. Si mangiava quanto la nostra terra ci offriva a seconda delle stagioni, dai cibi freschi ai cibi conservati, oppure erano le massaie a preparare piatti proposti da una secolare tradizione, suggeriti dalle varie ricorrenze religiose o famigliari che scandivano il corso dell’anno. 

Dagli Etruschi ai Romani

Se poi diamo uno sguardo alla storia che affonda le sue radici in un più lontano passato non mancheremo di trovare sorprese e curiosità. Nè dimentichiamo quella affermazione secondo cui la storia di un Paese è la storia di che cosa si mangia. La più antica testimonianza alimentare nel Tortonese, risalente ad oltre duemila anni fa, ci viene da Guardamonte, località sopra Gremiasco che fu sede di un antico castelliere ligure: ebbene durante gli scavi furono rinvenuti tra le ceneri di un focolare resti di cinghiale, evidentemente cacciato nei boschi della valle. Quanto al vino sappiamo che la vite qui era coltivata al tempo dei romani come testimoniato dalle numerose anfore vinarie scoperte a Tortona nel 1961 lungo strada per Castelnuovo, oltre che da uno splendido frammento di mosaico romano che riproduce un tralcio d’uva conservato nel museo romano di Tortona. Ma sull’origine della viticoltura tortonese sono state scoperte cose molto interessanti. Anni fa nel corso di sondaggi archeologici eseguiti ai piedi delle mura romane di via Alle Fonti affiorarono stratificati come tanti capitoli di storia, secondo un ordine cronologico a ritroso, reperti medievali, poi romani, e infine liguri. E così nello strato più profondo, e quindi più lontano nel tempo, vennero alla luce dei vinaccioli. Furono analizzati e risultarono risalire al V secolo a.C. L’archeologa Marika Venturino spiegò come, da noi, la viticoltura fu portata dagli Etruschi che dalla Toscana passavano nelle nostre terre per operare gli scambi commerciali con le popolazioni che abitavano sulle sponde del lago Maggiore dove fiorì la civiltà di Golasecca. Si tratta di una scoperta molto importante perchè ci dimostra come il Tortonese offra la più antica testimonianza della presenza della viticoltura in Piemonte, prima ancora delle celebrate colline del Monferrato e delle Langhe.

(Continua)