Tra fame e smorbità – Mangiar bene a Tortona attraverso i secoli

(terza parte)

Mangiare e bere per il Papa. Nel 1538 passava da Tortona Papa Paolo III diretto a Nizza per metter d’accordo i due superpotenti di allora che erano l’imperatore di Spagna Carlo V e il re di Francia Francesco I. La sera del 4 maggio 1538, il corteo papale, come riferisce una cronaca del tempo, giunse a Voghera “che fa buon vino”. La mattina fu a pranzo a Tortona, “che fa ottimo vino”. Qui il cardinale Gambara, vescovo della città “fece un bellissimo preparamento di buoni vini et altre cose, massime di capponi et ottimi formaggi, dove qui li cortigiani lasciarono di molti ducati per comprare cappelli di paglia finissimi”.

Proseguì il corteo papale per Alessandria, “dove non sono buoni vini. L’altra mattina andò a pranzo a Cassine, che ha vinetti appetitosi et la sera alloggiò in Acqui, città che fa buon vino, et qui sono belli et buoni bagni”. Quindi solo Tortona può vantare di avere ottimi vini. Da un’altra memoria anonima, nota attraverso una trascrizione del Settecento, si apprende che, nel corso di quell’incontro, dal vescovo di Tortona furono offerti al Papa “vino, pane, fieno e biada per i cavalli, vitelli, capretti, polastri et molte altre cose in grandissima quantità”, per un totale di quasi ottocento scudi. Nel XIV secolo la vera specialità e leccornia di Tortona era costituita dalla lingua bovina salata preparata dai macellai tortonesi, tuttavia presso le mense ducali di Milano erano soprattutto ricercati tartufi, funghi e robiole. Così una volta nel 1463 Francesco Sforza, Duca di Milano, sollecitò il referendario di Tortona (cioè il rappresentante della Camera Ducale a Tortona) ad inviargli a Milano “due some” di funghi, precisando che era disposto a riceverli anche in due spedizioni distinte. In un’altra circostanza, invece, il concittadino Raffaele Busseti, per caldeggiare un benigno intervento del duca di Milano a favore della nomina a vescovo di Tortona del congiunto Bartolomeo Busseti, allora parroco della chiesa di Santa Maria Canale, aggiungeva alla lettera di raccomandazione alcuni “tartupholi” scusandosi che fossero “pochi et non belli”. Il 27 maggio del 1536 il referendario di Tortona inviava al governatore di Milano “25 robbiole unitamente a 45 tartufoli…affinché ne potesse godere per amor suo”. Ma se i tartufi si trovano ancora in val Curone e in val Grue e le robiole di Montebore, da qualche tempo, sono state recuperate e sono presenti nei negozi, oggi è impensabile trovare le olive. Un tempo l’olivo era molto diffuso da noi, tanto che in un Registrum conservato nella chiesa di Garbagna si legge che il paese oltre al forno comune, all’ospizio e al cimitero, aveva anche un frantoio per le olive, e con l’olio d’oliva prodotto a Garbagna si pagavano i fitti dei beni della chiesa. Interessante è notare come nel menu del pranzo per l’incoronazione di Papa Pio V, tortonese, erano compresi 11 piatti a base “D’olive di Tortona, servite in salamoia con zuccaro”. 

Armando Bergaglio

(Continua)