Intervista al dottor Mario Dealessi
Abbiamo avvicinato dopo il suo pensionamento avvenuto il 30 aprile, il dottor Mario Dealessi, primario del reparto di medicina e del pronto soccorso, per un breve resoconto della sua esperienza nel nostro ospedale.

Dottor Dealessi dopo 6 anni di lavoro all’interno dell’ospedale cittadino ci può raccontare di come è stata l’esperienza tortonese in un periodo di transizione e di cambiamento per la sanità pubblica? Innanzitutto voglio rivolgere un pensiero di gratitudine all’intera cittadinanza per l’accoglienza, lo spirito di collaborazione e la coesione del tessuto cittadino dimostrati nel corso di questo periodo. Ho notato con molto piacere quanto Tortona sia legata all’immagine storica del suo ospedale e ne abbia vissuto vicende e traversie con senso di appartenenza ed anche con certo affetto. Nel corso degli ultimi decenni ci sono state molte modifiche organizzative e strutturali ma l’identità territoriale è rimasta integra ed il cittadino tortonese guarda al suo nosocomio con immutata fiducia. L’esempio emblematico ci viene dall’esperienza della pandemia da Covid. Dopo la chiusura dell’ospedale e la sua totale conversione a Struttura dedicata, si è guardato con ottimismo alla riapertura ed alla riconversione all’ attività originale. Cosa puntualmente avvenuta. Dopo il suo pensionamento chi la sostituirà? Temporaneamente farà le veci la dottoressa Barbara Traversa, braccio destro ed anche sinistro di un’attività, quella della Medicina Interna, da sempre fulcro di moltissimi servizi di reparto ed ambulatoriali. La dottoressa ha gestito in collaborazione con tutti i medici di tutte le aree ospedaliere, il difficile compito di organizzare il lavoro di sorveglianza, terapia ed organizzazione ospedaliera della pandemia. Quando sono arrivato nel 2021 mi sono limitato a proseguire quanto era stato già brillantemente impostato. Ci attendiamo che la Direzione Sanitaria organizzi quindi il bando per un nuovo direttore. Devo aggiungere che sono particolarmente contento del lavoro svolto in quanto abbiamo riattivato l’attività di degenza, il Pronto Soccorso in collaborazione con la Società esterna attualmente molto ben organizzata e funzionante, i servizi ambulatoriali che ci stanno fornendo numeri importanti in termini di prestazioni e di qualità di servizi. Ricordo che sono ampiamente attivi gli ambulatori di Ematologia (in collaborazione con il Centro di eccellenza di Alessandria) organizzato e gestito dalla dottoressa Paola Trucco e dal dottor Giuseppe Semino, quello di Medicina Interna dedicato alla prevenzione cardiovascolare, all’ipertensione, ed allo studio e terapia delle dislipidemie gestito dalle dottoresse Barbara Traversa e Maddalena Barattini, quello di Diabetologia ospedaliera gestito dalla dottoressa Chiara Mazzucchelli, quello di Diagnostica vascolare non invasiva (Ecodoppler) gestito dal dottor Pierpaolo Chiusso (prossimo alla pensione), quello dedicato alle Malattie Rare, gestito dal dottor Attilio Garibaldi prossimo anch’egli alla pensione. Recentemente è stato attivato un servizio di consulenza per Malattie Infettive della nostra area grazie al ritorno della dottoressa Deborah Ratti. In merito al personale medico, in previsione dei prossimi due pensionamenti, abbiamo integrato la dottoressa Silvia Biserni che è entrata a far parte della nostra equipe: fortunatamente i giovani medici si appassionano ancora alla Medicina Interna! Cosa può suggerire al suo successore per far conciliare burocrazia e lavoro in reparto? Il lavoro ospedaliero è certamente complesso ed articolato. Una Divisione come Medicina Interna è composta di più fattori: non solo la gestione dei pazienti ricoverati (notoriamente portatori di pluripatologie, fragili, sovente anziani e grandi anziani) ma anche il follow-up ambulatoriale post-ricovero, le varie tematiche gestite ambulatoriamente, il servizio di prevenzione delle malattie degenerative cardiovascolari. E in primo piano la stretta collaborazione con l’attività di Pronto Soccorso sia per il trattamento delle criticità che per la gestione di trasporti ad altre strutture. Non ultimo merita particolare attenzione la stretta collaborazione e, direi, la simbiosi con il personale infermieristico vero tessuto portante nell’affrontare le problematiche relative ai pazienti complessi ed ai loro familiari, sovente in apprensione motivata. Da sempre ho sostenuto la filosofia di un rapporto ed un dialogo aperto e disponibile nei confronti di tutti coloro che affidano alla sanità pubblica la gestione delle persone e dei propri cari. I lavori per costruire il nuovo monoblocco proseguono nei tempi definiti? Vediamo giornalmente come procedano veloci. Da tempo i miei collaboratori mi hanno suggerito un futuro in qualità di osservatore!!!! Battute a parte mi fa molto piacere immaginare l’ospedale di Tortona come epicentro provinciale in corso di grandi emergenze ed il progetto è dedicato apposta a tali prerogative. Cosa ci può dire del progetto della Regione per la casa di Comunità cittadina? Certamente si tratta di un progetto alquanto ambizioso che vuole coniugare energie ospedaliere e, soprattutto, del territorio coinvolgendo personale sanitario a tutti i livelli per ridurre liste d’attesa con l’attività ambulatoriale e accessi in Pronto Soccorso e Reparti che rendono troppo oneroso il carico lavorativo. Naturalmente con il coinvolgimento e la collaborazione di tutte le parti in causa. Ed infine vorrei ringraziare tutte le associazioni cittadine e del territorio per il sostegno e la collaborazione dimostrate alle nostre iniziative (convegni, congressi, corsi): l’amministrazione comunale, gli organi di stampa cittadina, la Fondazione Cassa di Risparmio, la Croce Rossa, l’Avo, il Comitato “Tortona per l’Ospedale Santi Antonio e Margherita”.
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