Tra fame e smorbità – Mangiar bene a Tortona attraverso i secoli

(settima parte)

Mangiar col colera. L’abbuffata della disperazione era invece la risposta dei Tortonesi durante le epidemie di colera, che colpirono la città ben sei volte nel corso dell’Ottocento. Una delle cause del contagio era individuata, oltre che nell’inosservanza delle norme igieniche, nei disordini dietetici. Alcuni alimenti, come il riso, erano raccomandati, altri, invece, dovevano essere assolutamente banditi. Ad esempio, durante l’epidemia del 1854, il vice sindaco Sanquirico con apposito manifesto ricordava ai Tortonesi che era rigorosamente proibito “lo esporre in vendita sui mercati, il vendere ed anche soltanto ritenere sotto qualsivoglia pretesto nelle botteghe, magazzini e depositi aperti al pubblico pane, farina, carni, salami, formaggi di cattiva qualità, alterati o corrotti; erbaggi insalubri, frutta immatura, vini adulterati e guasti, liquori o bibite di qualsivoglia specie decomposte”.

Un nuovo manifesto dell’8 agosto 1854 proibiva espressamente di introdurre in città “prune damaschine, ogni qualità di frutta cotta, inoltre cocomeri, ramolacci, e raffani. Non è infine permesso portare tonno, in qualunque stato di suo acconciamento, e bughe ed ogni altro pesce che sii o cotto all’acqua o acconciato all’olio”. Il primo caso di colera, registrato l’8 agosto, venne attribuito a disordini alimentari “commetteva da più giorni disordini dietetici mangiando una dopo l’altra 14 pesche ed ubriacandosi di liquori e di vino”, ma quel soldato sconsiderato, a Tortona in licenza, riuscì a scamparla; invece pochi giorni dopo si ebbe il primo decesso, attribuito a scorpacciata di frutta e abuso di vino. E da allora, tra agosto e settembre, si susseguirono i decessi, ma le cause si ritengono sempre le stesse: “colpito in seguito ad aver mangiato una grande dose di tagliatelle e di pere acerbe… – abuso di frutta acerba… – abuso di paste dolci e di vino… – la sera prima mangiò molto salame e bevve molta acquavite… – per la gran sete fece un’indigestione d’acqua… – beone dedito ad ogni sorta di disordini… – fu colpito dal morbo in seguito ad una scorpacciata di peperoni e di acquavite… – beveva vino nuovo in quantità per scacciare la paura… – essendo incinta non poté resistere alla voglia di mangiare trippa e sangue di bue crudi…”. E l’elenco potrebbe continuare. E non mancarono i miracoli. Uno di Torre Garofoli, per l’indisponibilità del medico, fu curato dal parroco con santomina, decotto di camomilla e (nonostante la disidratazione dell’organismo) anche con olio di ricino. Di Zambruno Pietro, che si ricoverava in una tana dell’antico castello, riferiscono che “non aborriva nutrirsi persino di sorci e bisce”. Entrambi ne uscirono guariti! Nella seconda metà dell’Ottocento acquistano rinomanza i salumi di Tortona. Verso il 1870 il sindaco informa la Camera di Commercio che le specialità gastronomiche della città sono i salami ed altri generi di salsamenta. Cita quindi i principali produttori: Denari Enrico, Monti Giovanni, gli Eredi Pernigotti, Bellinzona Biagio e gli Eredi Canegallo. I quali fanno conoscere i propri prodotti anche all’estero ed in sedi prestigiose. Nel 1889 il Denari viene premiato con medaglia di bronzo all’Esposizione Internazionale di Parigi, allestita in occasione del centenario della “proclamazione dei diritti dell’uomo”, quindi a quella mondiale di Anversa. Il Bellinzona ottiene la medaglia d’argento all’esposizione di Bruxelles. Canegallo Alessandro, al concorso internazionale dei prodotti alimentari di Parigi (novembre 1889), ottiene due diplomi con medaglia d’oro, una per la fabbricazione dei salami e l’altra per la conservazione e la stagionatura dei formaggi.   

Armando Bergaglio

(Continua)