Intervista a coach Mario Fioretti
Alla sua prima stagione da head coach in Serie A il condottiero del Derthona Basket Mario Fioretti è riuscito a raggiungere la finale di Coppa Italia e i quarti di finale playoff venendo sconfitto da Venezia solo in Gara5 e per poche lunghezze dopo una serie entusiasmante. Le sue parole a fine gara hanno fatto ben intuire quanto il coach fosse orgoglioso dei suoi ragazzi che “hanno fatto una stagione incredibile” e soprattutto “del lavoro quotidiano e dei rapporti” che si sono creati durante l’anno sia con la squadra che con lo staff tecnico “che sono stati tutti eccezionali”. A poche ore dal ritorno in città da Venezia lo abbiamo raggiunto per una breve chiacchierata di fine stagione.

Coach tracciami un bilancio della tua prima stagione da capo allenatore in Serie A? “Personalmente molto bella. Anche se siamo partiti con il problema di Zukauskas che ci ha costretti a ritornare sul mercato ad agosto trovando Chapman quindi la fase di preparazione e tutti gli allenamenti per mettere la benzina del motore sono stati complicati. Poi però abbiamo avuto buona continuità senza mai subire più di due sconfitte consecutive che mi sembra un grande risultato a livello di durezza e mentalità. A parte Reggio Emilia, non c’è mai stata una gara in cui non ce la siamo giocata punto a punto, poi abbiamo avuto il picco della Coppa Italia dove abbiamo battuto Venezia e Bologna ed a fine terzo quarto della finale con Milano eravamo avanti. E’ stata una gara decisa da giocate straordinarie di alcuni loro elementi ma ce la siamo giocata alla pari. Poi nella seconda parte di stagione, con tutte le squadre aggiustate nei roster e quindi con un livello ancor più alto, abbiamo mantenuto la barra dritta arrivando quinti facendo secondo me una serie di playoff davvero piena di spunti di orgoglio per i ragazzi. Sotto 2-0 non abbiamo mollato e abbiamo giocato alla pari Gara5. Essermi messo in gioco in questo ruolo dopo 22 anni in un determinato contesto poteva essere azzardato ma era ciò che volevo e avere la fortuna di averlo fatto a Tortona, con questa società e queste persone, è stata la cosa più bella che potesse succedermi”. Il momento più complesso? Il più positivo? “Il più complesso assolutamente quando abbiamo saputo che non avremmo avuto l’idoneità per “Zuki”, di positivo ci sono stati tanti momenti: la Coppa, Gara4 con Venezia, la rimonta in casa con Trieste nel ritorno e tanti momenti nella quotidianità con il gruppo e con le persone intorno alla squadra. Sono stati 10 mesi bellissimi”. Qual è stato l’aspetto più difficile del nuovo ruolo? “Il dover continuamente avere l’ultima parola su un certo numero di situazioni. Consigliare ti pone di fronte ad una responsabilità perchè devi farlo al meglio ma per dover prendere l’ultima decisione, in diversi contesti, devi essere sempre al tuo meglio. Aver avuto diversi ruoli negli anni, giovanili, Nazionali, assistente, ti prepara al meglio ma poi quando ci sei dentro è tutta un’altra cosa, devi allargare le tue competenze”.

Cosa faresti di diverso? Hai rimpianti? “Come sempre ti resta qualcosa in ogni ambito che pensi avresti potuto fare diversamente ma poi pensi anche che lo hai fatto con impegno e raziocinio e allora non ti guardi indietro. Rimpianti mai, riflessioni sì per fare le cose ancora meglio di così in futuro”. C’è stato un periodo della stagione o una gara in cui hai capito che c’erano tutti i presupposti per un’ottima annata? “Onestamente dopo la doppia trasferta Trieste-Udine. Ho visto che tutte le persone intorno alla squadra mi stavano aiutando con un atteggiamento positivo e dopo la sconfitta di Trieste i ragazzi ad Udine si sono presentati con un piglio incredibile ed abbiamo fatto una prestazione fantastica offensivamente. Ho pensato allora qualcosa di buono c’è davvero!”. Che rapporto si è creato con società e proprietà? “Nel rispetto dei ruoli penso ci sia stato il giusto rapporto sia professionale che umano. Mi sono sentito in dovere di spingermi al limite per il contesto di altissimo livello in cui mi sono trovato a lavorare e dall’altro lato mi sono anche sempre sentito aiutato e sostenuto. Mi sento di aver stretto la giusta relazione con Marco e con il dottor Gavio”. Riguardo alla serie con Venezia, molto equilibrata, ha inciso soprattutto il fattore campo o la fisicità dei veneti alla fine è stata superiore? “Diciamo che alla fine è stato così, il fattore campo ha fatto la differenza. Nell’ultima gara abbiamo avuto la forza di giocarcela alla pari e anche se abbiamo subìto dei parziali siamo sempre rientrati e alla fine si è decisa solo sugli episodi”. Strautins seduto nel quarto quarto di Gara5, problema fisico o scelta tecnica? “Ti spiego. Non so se la cosa è stata percepita ma nel finale c’è stato un livello di contatti e di aggressività talmente elevato che ho avuto necessità di più trattatori di palla in campo. E’ successo diverse volte tanto che nella fase finale siamo andati con Arturs da 4. Credo che la scelta abbia pagato perchè siamo rimasti attaccati creando tante buone situazioni, purtroppo le percentuali non ci hanno aiutato nonostante avessimo creato ottimi tiri”. Ora ti prendi un po’ di meritato riposo? “In questo periodo non ancora, nei prossimi giorni ci saranno i vari colloqui con i ragazzi e in queste settimane dovremo andare nello specifico della prossima stagione per pensare al futuro, prima si riesce a decidere meglio è, il riposo lo rimando un po’ più in là”. Il Derthona farà le Coppe? “Di sicuro, non sappiamo ancora quale”. Il roster dovrà essere ampliato e rafforzato? “Primo obiettivo la solidità, poi penseremo alla profondità, la prima cosa è fare gli incastri giusti”.
D.M.
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