Giusto tributo di affetto e di riconoscenza a Carolina Feltri, la mamma di San Luigi Orione, è stato tributato domenica sera 30 agosto nella Cripta del Santuario della Madonna della Guardia. L’occasione è stata la traslazione dei suoi resti mortali dal cimitero urbano al sepolcreto del santuario. Molta gente presente per una rievocazione e preghiera, ricca di simboli e di significati tessuta con Parola di Dio, ricordi di Don Orione, episodi e insegnamenti di mamma Carolina. Ha presieduto il padre generale, Don Tarcisio Vieira. Erano presenti tanti Figli della Divina Provvidenza, tante Piccole Suore Missionarie della Carità con la madre generale, molti laici delle aggregazioni orionine venuti anche da lontano, e molti amici di Tortona.

In questa adunata di Famiglia Orionina abbiamo riscoperto l’importanza della presenza di questa donna forte e premurosa che ha fatto della fede l’amalgama della sua vita povera, sacrificata e felice, tutta dedita a fare il suo dovere davanti a Dio, verso la famiglia, stimata a Pontecurone. Ebbe la consolazione di passare gli ultimi due anni vicino a suo figlio e nostro padre Don Orione. Morì al Paterno di Tortona il 17 ottobre 1908. Vittorio Orione morì nel gennaio 1892; il figlio Luigi entrò in seminario nel 1889; i figlio Alberto si sposò nel 1895 e Benedetto nel 1899. Mamma Carolina rimase sola nella casa di Pontecurone. La lasciò il 7 febbraio 1907 per andare con Don Luigi a Tortona. Portò con sé una mezza botticella di legno trasformata in vaso, riempita di terra con dentro un oleandro, a lei carissimo, che annaffiava e curava tutti i giorni. Era l’oleandro di famiglia. Secondo la tradizione in uso tra il popolo, quando un figlio si sposava e andava ad abitare altrove, un ramo veniva staccato dall’oleandro di casa e trapiantato. L’oleandro, simbolo della famiglia Orione, non restò infruttuoso al Paterno: tanti e tanti rami furono trapiantati in tutto il mondo. Mi è stata consegnata la piccola urna con i resti di mamma Carolina per portarla nell’ultimo tratto fino al sepolcreto e deporla nel loculo con una rosa rossa, un grembiule da lavoro e i nomi delle nostre mamme, di noi presenti alla cerimonia. Non è stato evidentemente un “funerale” ma una “festa della Mamma”, che certo mai Carolina ebbe in vita, ma della quale avrà goduto in Cielo assieme al suo e nostro san Luigi Orione. Me la immagino, Carolina, dire ancora, sorridendo al nostro omaggio: “Non ho fatto che il mio dovere”.
Flavio Peloso
