Intervista al presidente Antonio Dal Torrione
Lunedì 24 agosto il Duomo era gremito di mezzi di soccorso per festeggiare i 30 anni della Misericordia di Tortona che nell’occasione ha anche inaugurato 3 nuovi mezzi inseriti nella flotta. Alle 17.30 i festeggiamenti hanno preso il via presso la sala convegni della Fondazione Cr Tortona con i saluti e gli interventi del presidente e fondatore della sezione cittadina della Misericordia Antonio Dal Torrione, del consigliere nazionale Israel De Vito, di don Claudio Baldi co-rettore spirituale della Misericordia tortonese, di Pierluigi Rognoni presidente della Fondazione Cr Tortona, del sindaco Chiodi e di Pierangelo Bergaglio (Piber Group). Successivamente i numerosi presenti fra cui tante autorità civili e militari, tanti volontari e amici della Misericordia si sono spostati in piazza Duomo dove si sono svolte la benedizione e l’inaugurazione con il taglio del nastro di una ambulanza da soccorso di ultima generazione dotata dell’equipaggiamento “Maxima” (donata dalla Fondazione Cr Tortona), un’auto per i servizi sociali (donata dalla famiglia Bergaglio) e un mezzo per la Protezione Civile (acquistato con contributo del Ministero delle Politiche Sociali e con il ricavato del 5×1000). Al termine rinfresco presso la Namastè. Per l’occasione abbiamo intervistato Antonio Dal Torrione.

Trent’anni di Misericordia a Tortona: qual è il sentimento dominante guardando al percorso fatto finora? Il sentimento più forte è sicuramente quello della gratitudine. Gratitudine verso tutte le persone che, in questi trent’anni, hanno creduto nella Misericordia di Tortona e l’hanno aiutata a crescere: i volontari, le loro famiglie, i dipendenti, le istituzioni, il mondo sanitario, le altre associazioni, le aziende, i cittadini e tutti coloro che, magari anche con un piccolo gesto, ci hanno sostenuto. Quando penso che tutto è iniziato nel 1996, con un gruppo di persone che aveva semplicemente il desiderio di mettersi a disposizione degli altri, e guardo oggi alla realtà che siamo diventati, provo soprattutto orgoglio per quello che è stato costruito. Ma è un orgoglio che non appartiene a una persona. La Misericordia non è del presidente, non è del consiglio direttivo: è della comunità e soprattutto dei volontari. Nel 2025 abbiamo effettuato quasi 10.000 servizi alla comunità, tra emergenza sanitaria e trasporti. È un numero importante, ma dietro ogni servizio c’è sempre una persona che ha avuto bisogno di noi. Ed è questo il dato che conta davvero.

Quali sono stati i momenti più importanti o più difficili della vostra storia? Ci sono stati diversi momenti fondamentali. Il primo è stato sicuramente la nascita della Misericordia nel 1996. All’inizio non avevamo le strutture e i mezzi che abbiamo oggi, ma avevamo entusiasmo e soprattutto la volontà di esserci. Un altro passaggio fondamentale è stato il rapporto con il sistema dell’emergenza sanitaria e l’arrivo della convenzione con il 118. Quello è stato il momento nel quale abbiamo capito che la Misericordia poteva diventare qualcosa di molto più importante e strutturato per il territorio. Poi è arrivata la crescita: nuovi volontari, nuovi mezzi, la nuova sede, una formazione sempre più qualificata e una progressiva diversificazione dei servizi. Naturalmente non sono mancati i momenti difficili. Gestire un’associazione che deve garantire servizi continuativi significa affrontare ogni giorno problemi organizzativi, economici, di personale e di disponibilità dei volontari. Le emergenze sanitarie degli ultimi anni ci hanno messo davanti a situazioni che nessuno avrebbe immaginato. Ma proprio nei momenti più difficili abbiamo visto ancora una volta la forza del volontariato. Ricordo soprattutto le persone che, anche quando era difficile e rischioso, continuavano a presentarsi in sede dicendo semplicemente: “Cosa serve fare?” È questa, secondo me, la vera forza della Misericordia. C’è un episodio che, più di altri, rappresenta lo spirito della Misericordia? Più che un singolo episodio, sceglierei una scena che si è ripetuta migliaia di volte in questi trent’anni. Una persona sta male, qualcuno chiama il 118 e dall’altra parte della città parte un’ambulanza. A bordo ci sono persone che stanno dedicando gratuitamente il proprio tempo. Arrivano sul posto e non conoscono quella persona. Non sanno chi sia, quale sia la sua storia, quale sia la sua situazione economica o sociale. Sanno soltanto una cosa: in quel momento ha bisogno di aiuto. Questo è lo spirito della Misericordia.

Quanti volontari fanno parte oggi dell’associazione e quanto è importante il loro contributo quotidiano? Oggi abbiamo 47 volontari attivi, cioè persone che prestano concretamente servizio, ai quali si aggiungono 10 dipendenti. Abbiamo volontari impegnati nel soccorso sanitario, nei trasporti, nella protezione civile, nella formazione e nelle attività sociali. Io credo che il valore del volontario non si possa misurare soltanto nelle ore che dedica all’associazione. C’è un valore molto più grande: la disponibilità ad esserci quando qualcun altro ha bisogno. Ed è proprio per questo che uno dei nostri obiettivi principali per il futuro deve essere quello di avvicinare sempre più giovani al volontariato. Quali servizi garantite attualmente alla comunità tortonese? Oggi la Misericordia è una realtà molto articolata. Il servizio più conosciuto è naturalmente quello sanitario, con l’attività di emergenza-urgenza e il collegamento con il sistema 118. Ma accanto all’emergenza ci sono i trasporti sanitari, i trasferimenti da e verso le strutture ospedaliere, i servizi per le persone sottoposte a dialisi, l’assistenza e numerose altre attività. Abbiamo poi la protezione civile, con personale formato e mezzi specifici per poter intervenire anche in situazioni di emergenza e calamità. Un altro settore sul quale abbiamo investito molto è quello della formazione. Organizziamo corsi di primo soccorso e formazione all’utilizzo del defibrillatore, perché riteniamo che una comunità più preparata sia anche una comunità più sicura. E poi c’è una parte della nostra attività che considero particolarmente importante: quella sociale. L’Emporio Solidale è nato proprio per dare una risposta concreta alle famiglie in difficoltà. Non si tratta soltanto di distribuire beni: significa incontrare persone, ascoltare situazioni di disagio e cercare di costruire una rete di sostegno. Questo ci ricorda che la Misericordia non deve occuparsi soltanto dell’emergenza quando accade qualcosa, ma deve cercare di essere presente anche prima e dopo l’emergenza.

Che rapporto avete con le istituzioni, le altre associazioni e il sistema sanitario del territorio? È un rapporto indispensabile. Un’associazione come la Misericordia non può pensare di lavorare da sola. Il nostro compito è quello di essere parte di una rete. Abbiamo rapporti quotidiani con il sistema sanitario, con le istituzioni locali e con le altre realtà del volontariato. Credo molto nella collaborazione tra associazioni. Non dobbiamo pensare al volontariato come a una competizione: quando una persona ha bisogno, non importa quale sia il logo sulla divisa. Importa che qualcuno arrivi e dia una risposta. In questi trent’anni abbiamo imparato che la collaborazione è una delle nostre forze più importanti. E voglio sottolineare anche il rapporto con la città. La Misericordia è cresciuta perché Tortona ha creduto in noi. Molti dei nostri mezzi e delle nostre attrezzature sono stati possibili anche grazie alla generosità di cittadini, aziende e fondazioni. È una fiducia che sentiamo come una grande responsabilità. Avete nuovi progetti, mezzi o servizi che vorreste realizzare? Sì, perché arrivare a trent’anni non significa fermarsi. Significa guardare ai prossimi trenta. Uno degli obiettivi più importanti nella formazione. Ma non vogliamo pensare soltanto ai mezzi. Vogliamo investire sulle persone, sulla formazione, sui giovani e sulla protezione civile. E vogliamo continuare a sviluppare la parte sociale, perché oggi il bisogno della comunità non è soltanto sanitario. Ci sono persone anziane sole, famiglie in difficoltà, persone fragili che hanno bisogno di essere accompagnate. La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di continuare a essere una Misericordia moderna nelle strutture e nelle competenze, ma antica nei valori. Un messaggio ai volontari, ai cittadini e a chi in questi anni ha sostenuto la Misericordia? Ai volontari direi semplicemente grazie. Grazie per le notti, le domeniche, le festività, i momenti in cui magari avevate altri programmi e avete scelto di venire in sede. Grazie anche alle vostre famiglie, perché spesso il volontariato non coinvolge soltanto chi indossa una divisa: coinvolge anche chi gli sta accanto e accetta di condividere una parte del suo tempo con l’associazione. Ai cittadini dico di continuare a considerare la Misericordia come una realtà della loro comunità. E a tutti coloro che ci hanno aiutato in questi trent’anni, con una donazione, con un mezzo, con un’attrezzatura, con una parola di incoraggiamento o semplicemente con la loro fiducia, dico che ogni gesto ha contribuito a costruire la Misericordia di oggi. Quando vedete passare un’ambulanza della Misericordia, ricordatevi che dietro non c’è soltanto un mezzo. Ci sono trent’anni di storia, migliaia di persone e una comunità che ha scelto di prendersi cura degli altri.

Se dovesse riassumere questi trent’anni in una parola, quale sceglierebbe e perché? “Comunità”. Perché la Misericordia è nata dalla comunità e alla comunità è sempre rimasta legata. Abbiamo soccorso persone, trasportato malati, affrontato emergenze, aiutato famiglie, formato cittadini e partecipato a interventi di protezione civile. Ma alla fine tutto riconduce sempre alla stessa parola: comunità. Una comunità non è fatta soltanto dalle istituzioni. È fatta dalle persone. E in questi trent’anni abbiamo scoperto che quando le persone decidono di mettersi insieme per aiutare qualcun altro, possono costruire qualcosa che dura nel tempo. C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere? Sì. Trent’anni sono un traguardo importante, ma io non vorrei che il trentennale fosse soltanto una celebrazione del passato. Vorrei che fosse soprattutto un punto di partenza. Quando abbiamo iniziato nel 1996 nessuno poteva sapere dove saremmo arrivati. Avevamo entusiasmo, qualche idea e soprattutto la voglia di fare qualcosa per gli altri. Oggi abbiamo una struttura, mezzi, competenze, esperienza e una presenza riconosciuta sul territorio. Nel 2025 abbiamo raggiunto quasi 10.000 servizi alla comunità, tra emergenza e trasporti. Oggi possiamo contare su 47 volontari attivi e 10 dipendenti che, insieme, permettono alla Misericordia di garantire ogni giorno la propria presenza. Ma questi numeri non devono essere un punto di arrivo. La domanda che dobbiamo continuare a farci è la stessa di trent’anni fa: “Di cosa ha bisogno la nostra comunità?” Se continueremo a porci questa domanda, la Misericordia avrà ancora un futuro. E se tra altri trent’anni qualcuno parlerà ancora della Misericordia di Tortona, spero che non parlerà soltanto delle ambulanze, dei numeri o dei servizi svolti. Spero che parlerà soprattutto di persone che hanno scelto di esserci per altre persone. Questo, in fondo, è il significato più autentico della Misericordia.
© riproduzione riservata
