Intervista a Simone Benedetti
Ha esordito al Coppi con un bel goal di testa, la sua specialità, ed un rosso sciagurato affibiatogli da un arbitro in confusione e dopo aver scontato il turno di squalifica, da questa domenica tornerà al centro della difesa di Buttu per guidare il Derthona con la sua esperienza. Simone Benedetti, che vanta una carriera da professionista di buon livello, che lo ha visto anche vivere le emozioni di un Mondiale per Club, è uno dei più importanti acquisti dell’era Cavaliere e siamo certi che alzerà il livello tecnico e di esperienza del gruppo. Lo abbiamo incontrato alla vigilia della gara interna con il Saluzzo, ultima del 2025 per i leoni.

Ciao Simone e benvenuto a Tortona. Perché il Derthona? Cosa ha influito sulla tua scelta? “Conoscevo il Derthona, una società storica di cui avevo sentito parlare tante volte ed essendo in una fase particolare della mia carriera ho fatto questa scelta che è anche di vita. Fino a questa estate aspettavo la Serie C avendo fatto un certo tipo di carriera ma poi ho avuto qualche “problema” dovuto alle richieste troppo esose del mio procuratore e mi sono ritrovato con la terra bruciata intorno a me. Squadre per me ce ne erano ma per uno svincolato non potevano accollarsi contratti come quelli richiesti e si sono mossi su altri obiettivi. Quando è arrivata l’opportunità del Derthona è stato naturale accettare”. Con il procuratore hai rotto i rapporti? “Sì, voleva mandarmi a Picerno a delle cifre a cui ci avrei rimesso e da quel momento non ho più voluto avere nulla a che fare con lui”. So che hai giocato in Kings League. Che tipo di calcio hai trovato nel format di Piquet? “Nel frattempo si era creata questa opportunità e mi ha fatto piacere, è stato un buon modo per tenermi in allenamento. E’ un calcio spettacolare e divertente, molto social, che io ho vissuto esclusivamente come un allenamento; si giocava 8 contro 8 con regole diverse ma era come fare allenamenti durante la settimana con alcuni esercizi particolari. Il calcio vero è un’altra cosa”. Nel 2010 eri in panchina nella finale di Coppa del Mondo per club con l’Inter. Ci puoi descrivere l’emozione? “Un’emozione irripetibile. In quel periodo avevo 19 anni e vivevo e mi allenavo con dei campioni assoluti; una esperienza che loro si erano guadagnati mentre io ero lì quasi per caso, era come vivere in più di 4K! Me lo porterò sempre nel cuore”. Chi ti aveva impressionato maggiormente di quella squadra di grandi campioni? “Erano tutti campioni ma a livello di empatia e tatto con i ragazzi più giovani Eto’o, Cordoba e il capitano Zanetti erano i più bravi, quelli che ci aiutavano di più e ti davano una mano in maniera più completa”. Poi hai girato l’Italia da nord a sud giocando in Serie A, B e Serie C, qual è la stagione della tua carriera che ricordi con più piacere? “L’anno della Serie A con il Cagliari è stato magico, esordire nel massimo campionato è stato fantastico. Poi anche i due anni con il Pisa, abbiamo vinto la Serie C ottenendo la promozione ed in Serie B con quel tifo abbiamo fatto due stagioni molto importanti sfiorando i playoff”. Hai quasi 50 presenze con le maglie delle nazionali giovanili. Cosa si prova a vestire la maglia azzurra? “Una cosa diversa da tutte le altre. Con quella maglia sulle spalle rappresenti il tuo Paese ed è motivo incredibile di orgoglio, ha anche un fascino pazzesco. Abbiamo fatto tanti tornei, gli Europei, il Mondiale in Nigeria, un’esperienza che ho vissuto al massimo fino alla U20”. Chi ti ha allenato? “Di Biagio, Toldo una bravissima persona, Zoratto e Salerno”. Prima volta per te in D, cosa conosci del campionato dilettanti? “Non conoscevo molto ma ho già capito come funziona. E’ un modo diverso di giocare, c’è meno calcio, meno tattica ma più battaglia. Ogni campo è una guerra. In C devi giocare di più a livello tecnico-tattico”. All’esordio al Coppi goal ed espulsione, non ti sei fatto mancare nulla… “(ride) Assolutamente no. Diciamo che l’arbitro ci ha messo del suo penalizzandoci anche tutta la gara e con brutti atteggiamenti. Spero che questo arbitro sia il peggiore che abbiate mai avuto”. Buttu ti ha chiesto qualcosa di particolare? “No, mi ha lasciato tranquillo senza impormi nulla. Vuole solo che gli dia una mano con i ragazzi più giovani. Ci sono ottimi calciatori in rosa”. Come ti hanno accolto i tuoi nuovi compagni e come ti stai ambientando in queste prime settimane tortonesi? “Mi hanno accolto benissimo. Sono tutti bravi ragazzi. Non c’è una prima donna o qualcuno che si sente un giocatore di categoria superiore ed è la cosa migliore per avere un gruppo sano e lavorare bene. Io vivo a Torino e viaggio ma la città mi ha accolto bene”. Da che età giochi a pallone? “Da sempre, dai 6 anni direi”. Sei sposato, fidanzato, hai bambini? “Ho due bambini e sono separato”. Hai un soprannome? “Uno strano. Igno che sta per ignobile. Me lo ha affibbiato Masucci a Chiavari perchè diceva che mi muovevo in maniera particolare, ignobile. Poi ho giocato con tanti ragazzi che erano con me a Chiavari e quindi il soprannome mi ha seguito”. Piatto preferito? “Pizza e pasta ma mangio di tutto”. Musica? “Ascolto tutto, dalla musica nuova alle canzoni più vecchie che sto riscoprendo”. Vuoi dire qualcosa ai tifosi? “Di starci vicino. Siamo consapevoli del nostro momento difficile in casa, dove ci sostengono sempre, mentre fuori siamo una delle squadre migliori. Vogliamo mettere fine a questo trend già da domenica per regalarci e regalare loro un bel Natale”.
Saluzzo. Il Saluzzo Calcio, fondato nel 1901 come Unione Ginnico Ricreativa Jolanda Margherita, è tra le società più longeve d’Italia. Ha vissuto momenti storici in Serie C nel dopoguerra e numerose rifondazioni e dopo decenni nei dilettanti piemontesi, è tornato in Serie D nel 2020. La squadra rivelazione della scorsa stagione (record di punti per una neopromossa, 50) sta confermando quanto di buono fatto vedere e viaggia in classifica con 26 punti frutto di 7 vittorie e 5 pareggi e vanta il 2º miglior attacco del girone con 28 reti all’attivo al pari del Vado capolista. I granata, reduci da un positivo 1-1 a Varese, sono una squadra giovane con alcuni elementi di grande esperienza e come logica societaria hanno in rosa tanti ragazzi piemontesi. Il mister è Giuseppe Cacciatore, passato da Tortona nella stagione 2009/2010, mentre il presidente l’ex arbitro di Serie A, noto per calciopoli, Pierluigi Pairetto. Dal mercato estivo sono arrivati nomi importanti come il leader della difesa, reparto autore di 4 reti, Giorgio Conrotto (14+1) ex Chieri e Chisola fra le tante che vanta 632 presenze fra D e C coadiuvato dai 2003 Magnaldi (ex Bra e Fanfulla) 143 presenze in D a soli 22 anni e Maugeri (ex Sanremese) e dal ’98 Rivoira ragazzo di Savigliano. Fra i nuovi volti si distingue il difensore classe 2006 Nicolas Naso, proveniente dal Chisola, dove ha collezionato 14 presenze nel Girone A nella scorsa stagione mentre il 2005 Gjergji è già a quota 2 reti. Altro acquisto di rilievo è Simone Cat Berro, portiere classe 2007, proveniente dal vivaio della Juventus. A centrocampo (7 reti) 3 goal per il ’93 marocchino Faridi, 2 a testa per il ’96 di Ciriè Mosca e Allasina (da anni a Saluzzo) mentre il volto nuovo è il torinese, ex Villalvernia, Novese e Casale Di Lernia, 316 presenze e 48 reti in categoria. Attacco prolifico (16 reti) con 2 reti per il fossanese classe 2000 Gonella (ex Asti e Casale), 16 presenze per Konè, 3 reti per il torinese ex Fermana e Crema Lovaglio, 4 reti per l’esperto Valenti arrivato in estate (348 presenze e 77 reti) e 7 goal con 3 assist per il brasiliano di 184 cm Luz Dos Santos ex Pro Eureka.
Precedenti. 7 i precedenti al Coppi. 3 pareggi: 0-0 stagioni ’20/21 e ’21/’22, 1-1 lo scorso anno (Mencagli). 4 le vittorie bianconere: 1-0 Eccellenza ’02/’03, 2-1 Eccellenza ’03/’04, 3-1 Serie D 2007/2008 (Ventura, Spinaci, Lorieri), 4-1 2019/2020 (Soumah, Spoto 2, Fiore).
D.M.
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