La guerra dell’acqua: chi gestirà il nostro servizio idrico?

Il 22 dicembre scorso il Tar Lazio ha rigettato due ricorsi proposti da Gestione Acqua per quanto riguarda l’ormai annosa vicenda della concessione del servizio idrico integrato che riassumiamo in breve. Gestione Acqua, affidataria del servizio idrico integrato per una parte dell’ATO6 Alessandrino (circa 60.000 utenze e 162.000 persone), fa parte con Amag reti idriche e Comuni Riuniti Belforte Monferrato del soggetto aggregato denominato Rete Idrica AGC, individuato, a seguito di una proroga della concessione disposta dall’ente di governo Egato6, quale gestore unico del servizio idrico integrato nell’ambito. L’originaria concessione infatti era in scadenza al 31 dicembre 2022 ma è stata prorogata fino al 31 dicembre 2034 subordinandola all’attuazione di un progetto di gestione unitaria del servizio da parte di un soggetto aggregato composto dagli stessi soggetti.

Nel 2023 e nel 2024 l’Egato6 ha presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti due proposte progettuali per l’ottenimento di contributi a fondo perduto nell’ambito di due linee di finanziamento distinte, Pnissi e Pnrr: in entrambi i procedimenti è stato indicato quale beneficiario l’Ente di Governo mentre Gestione Acqua è stata qualificata come soggetto attuatore. Il Ministero ha dunque avviato i contatti con Arera per valutare la conformità del titolo di affidamento alla normativa e con due pareri del 12 febbraio e del 24 luglio 2024 ha concluso per la mancanza di requisiti soggettivi richiesti per l’ammissione al finanziamento respingendo le proposte sia per il Pnissi sia per il Pnrr. In seguito a tali decisioni l’Egato6 ha inizialmente difeso la legittimità dell’affidamento con autonomo ricorso per poi  fare marcia indietro ritirando lo stesso avviando un percorso di adeguamento dell’affidamento stesso. Gestione Acqua invece ha presentato due ricorsi poi riuniti in un unico procedimento sui quali il Tar del Lazio si è pronunciato il 22 dicembre scorso rigettandoli in quanto infondati. Secondo i giudici amministrativi infatti “la rete AGC, ancorché istituita con deliberazione dell’Egato6 e formalmente operante su tutto l’ambito, non integra i presupposti soggettivi ed oggettivi richiesti dall’ordinamento per configurarsi come gestore unico di ambito”. Inoltre, “le note dell’Arera hanno chiarito in modo chiaro e vincolante la non conformità del modello AGC alla disciplina vigente, sottolineando la pluralità dei rapporti, l’assenza del controllo analogo e l’illegittimità della proroga oltre la scadenza originaria del 2022”. La sentenza conclude stabilendo che “le valutazioni del Ministero non solo si pongono in linea con tali pareri ma rappresentano una necessaria applicazione di criteri oggettivi e non discriminatori imposti dalle fonti di finanziamento Pnissi e Pnrr”. Quale sarà quindi il futuro del servizio? Gestione Acqua, con un proprio comunicato ha dichiarato che “agirà nelle sedi opportune per ribadire la legittimità della concessione, prima di valutare azioni risarcitorie nei confronti di Egato nel caso si confermasse la validità della condizione d’illegittima come rappresentata dalla sentenza”.  Il dilemma quindi esiste e non è di poco conto. L’acqua è un bene comune e come tale dovrebbe rimanere perchè indispensabile per la vita. Per questo deve essere tutelata al massimo la sua distribuzione tramite un servizio pubblico che dia garanzie su salubrità e costi. Staremo a vedere.