Sono 19.100 i votanti tortonesi
Domenica e lunedì si voterà per il referendum costituzionale sulla giustizia. In città i votanti sono 19.100. I seggi saranno aperti domenica 22 marzo, dalle ore 7 alle ore 23 e lunedì 23, dalle 7 alle 15. Per votare occorre avere con sé un documento di identità valido e la tessera elettorale. Ricordiamo che è bene controllarla e se non vi fossero più spazi liberi per l’annullamento occorre recarsi in comune per richiederne una nuova, così come per richiedere, se necessario, la carta d’identità. I seggi sono 25, concentrati nelle tre scuole cittadine di corso Romita, corso Garibaldi, piazzale Mossi e in via Bonavoglia al piano terra dell’ex università per infermieri.

Poi vi sono i seggi di Vho e Rivalta Scrivia. I seggi per i portatori di disabilità sono il 2 in piazzale Mossi, il 5 in via Bonavoglia ed il 10 in corso Garibaldi. Per comprendere meglio le ragioni del sì e quelle del no sul numero in edicola abbiamo pubblicato due interventi: quello di Marco Mensi del Comitato Giustizia Si e quello di Davide De Faveri segretario del Circolo Partito Democratico di Tortona. In ogni caso ricordiamo che il voto è un diritto che tutti possiamo esercitare, quindi andiamo alle urne. Sarà un referendum confermativo cioè serve a confermare o a respingere una legge di revisione costituzionale o una legge costituzionale già approvata dal Parlamento come in questo caso, la legge Nordio sulla riforma della magistratura approvata il 30 ottobre scorso. Nel referendum confermativo non c’è il quorum del 50%, cioè non è previsto un numero minimo di votanti: il risultato è valido qualunque sia l’affluenza. Sulla scheda compaiono due opzioni. Votando “Sì” si conferma la legge approvata dal Parlamento. Votando “No” la legge viene respinta. La legge vorrebbe modificare sette articoli della Costituzione italiana per ridisegnare la composizione del Consiglio Superiore della magistratura dividendolo in due organi distinti e istituire una nuova Alta Corte Disciplinare per i magistrati ordinari.

Se questa ipotesi di nuovo assetto diventasse realtà, la prima novità sarebbe che un magistrato non potrebbe più passare nel corso della carriera dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero, e viceversa: due percorsi professionali separati fin dall’inizio, senza possibilità di cambio di funzione. Poi, il Csm, oggi organo unico presieduto dal Presidente della Repubblica, si sdoppierebbe in due consigli distinti, uno per i giudicanti e uno per i requirenti, ciascuno con propria composizione e proprie competenze. Infine, nascerebbe un nuovo organo, l’Alta Corte disciplinare, che accentrerebbe su di sé la competenza sui procedimenti disciplinari a carico di tutti i magistrati ordinari, sottraendo questa funzione agli stessi organi di autogoverno della magistratura. Inoltre i magistrati non sarebbero più eletti ma sorteggiati.
