Trentadue anni dopo il caso Nicholas Green che fece conoscere la straordinaria capacità dell’essere umano di essere portatore di vita, dopo la morte, con la donazione organi, la tragedia del piccolo Domenico porta nuovamente alla ribalta l’urgenza della donazione per salvare vite con il trapianto. Il piccolo americano morto nel 1994 aveva 7 anni e la scelta dei suoi genitori consentirono a sette persone, in diversi luoghi d’Italia, di avere una seconda possibilità di vita con il dono dell’organo di cui erano in attesa.

Per mesi i giornali scrissero di quel bimbo e della volontà di papà Reginald e mamma Margaret di donare al Paese che gli aveva ucciso il figlio l’opportunità di salvare suoi cittadini. E gli italiani scoprirono la donazione organi, a distanza di quasi 40 anni dalla prima donazione, quella delle cornee di don Carlo Gnocchi che ispirò il gruppo di cittadini bergamaschi che alcuni anni dopo diedero vita all’Aido. Ci vuole tempo per cambiare la cultura di un popolo, eppure le migliaia di malati in lista d’attesa non hanno tempo: per due terzi di loro un organo non arriverà a salvargli la vita perché in Italia l’opposizione all’anagrafe sfiora il 40% mettendo a rischio i trapianti nel medio-lungo termine. A febbraio il caso del cuore bruciato destinato a Domenico Caliendo ha emozionato l’Italia e nuovamente una mamma, Patrizia Mercolino, ha invitato ad aver fiducia, a dare il proprio consenso alla donazione organi, unica speranza per tutti coloro che aspettano un cuore, un polmone per poter continuare a vivere, un rene, le cornee, la pelle per migliorare la propria salute. L’effetto Domenico non è tardato: il tasso di opposizione nelle rianimazioni è sceso dal 27,7 al 26,9%, un punto che fa la differenza tra la vita e la morte: “Ogni anno in Italia avvengono circa 3.500 trapianti. Gli organi donati sono nel 90% dei casi frutto della scelta effettuata nelle rianimazioni dai parenti di primo grado perché i donatori effettivi non si erano espressi in vita. Lasciare questa scelta a chi resta è un peso tremendo: la donazione organi avviene in occasioni di morte cerebrale che sono spesso morti improvvise. Far fronte a tragedie simili può, comprensibilmente, non far ragionare lucidamente sulla richiesta di consenso al prelievo d’organi che viene da un medico in una rianimazione. In casa non se ne parla e questo talvolta è un argomento assolutamente nuovo, di cui non si sa nulla. Eppure grazie a quelle scelte fatte in condizioni difficili, di sofferenza, ogni anno scaturiscono nuove opportunità di vita che cambiano il destino per migliaia di persone e per le loro famiglie. Questa scelta deve essere fatta in vita da ciascuno di noi senza lasciare ad altri la decisione: al rinnovo della carta di identità o con Aido è possibile esprimere la propria volontà. I volontari sono a disposizione per fornire informazioni, aiutare a comprendere il processo donativo: scegliere oggi significa donare, forse, domani, quando gli organi e i tessuti non ci serviranno più ma potranno aiutare da una a undici persone” afferma Nadia Biancato, presidente provinciale di Aido che invita all’assemblea dell’associazione il prossimo 10 aprile in Alessandria per un confronto con la popolazione che può aiutare a chiarire dubbi e a compiere una scelta di vita.
