(sesta parte)
Quei tedeschi morti di fame. Mentre Napoleone consumava i suoi giorni nella prigionia di Sant’Elena, nel 1814 i Savoia ritornarono sul trono dei loro avi. L’anno dopo Vittorio Emanuele I venne a Tortona ad incontrare la moglie proveniente da Modena. L’avvenimento fu celebrato con grande pompa. La città fu addobbata e alla sera illuminata per il pranzo in casa del Barone Garofoli. Fu un pranzo di magro, era un venerdì, per questo furono inviati due “espressi” a Novi ed a Castelnuovo ad acquistare i pesci. Un po’ di verdura fu acquistata a Tortona, ma furono acquistati anche “erbaggi di Genova e frutta”.

I bottegai tortonesi fornirono armandole e zucchero, burro e anchiode, oltre a pane, latte e droghe. Alla partenza da Tortona i sovrani si dichiararono soddisfatti per l’accoglienza ricevuta a Tortona. Ben diversamente andarono le cose nel maggio 1859, alla vigilia della battaglia di Montebello, quando Tortona fu occupata dalle truppe austriache: fu una scorreria compiuta da soldatesche lacere e affamate, capeggiate dal generale Giulay, “un nom brutt ch’u spussa ed guaj”, scrisse Domenico Schiavi, che chiesero 50 mila razioni, per cinque giorni consecutivi, di carne, pane, vino, farina bianca, riso, sale, tabacco, fieno e biada. “Alcuni soldati colla pistola alzata costringevano i cittadini che trovavano sulla porta delle loro case o botteghe, a recar loro da bere, ed a bere prima essi stessi e a dar dello zuccaro ai loro cavalli; altri portavansi in case private, anche di gente affatto povera, e facevano apprestare da mangiare e da bere…”, scriveva Pier Carlo Boggio nell’opera “La guerra del 1859”. “Anche la panatteria sociale fu saccheggiata – scriveva in una corrispondenza il Corriere Mercantile di Genova – togliendovi parecchie centinaia di sacchi di farina e di grano e tutto il denaro; le stalle furono vuotate ed in ogni strada vedevasi uno o più croati manodurre un bue o un giumento al loro accampamento da far credere che il loro mestiere non sia mai stato altro che quello del ladro”. “Intanto un certo numero di costoro si spingevano nel sobborgo di San Bernardino, e giunti nel podere del signor Stassano, ebbero da questi del vitto quanto ne vollero. Le libagioni furono abbondanti, sicché ritornarono in città a notte inoltrata ubriachi, mandando urla da indemoniati, intercalate dalle ladre parole di porca piemontesa”. Alla sera, inaspettatamente, ma fortunatamente, giunse l’ordine di ritirarsi.
Armando Bergaglio
(Continua)
