Si è concluso il 31 luglio, dopo l’avvio dei lavori alla fine di maggio, l’intervento di restauro e risanamento conservativo della facciata della chiesa di Santa Maria Canale. Un lavoro che ha consentito di restituire maggiore integrità e leggibilità a uno degli edifici storici della città, intervenendo su superfici e apparati architettonici segnati dal tempo, dall’umidità e dall’azione degli agenti atmosferici. L’intervento ha interessato in particolare le superfici in laterizio e gli elementi in pietra arenaria della facciata, caratterizzati da fenomeni di degrado, erosione, esfoliazione e presenza di depositi superficiali e croste nere. A questi si aggiungeva il deterioramento dei tre pinnacoli che coronano la facciata, anch’essi oggetto di un attento intervento conservativo.

Uno degli aspetti più significativi del restauro ha riguardato proprio la scelta della metodologia di pulitura. Prima di procedere con i lavori sono state effettuate prove preliminari sulle diverse superfici, mettendo a confronto le tecniche previste dal progetto con un’ulteriore soluzione basata sulla tecnologia laser. Il confronto ha evidenziato risultati particolarmente interessanti. La pulitura laser ha infatti consentito di rimuovere in modo più efficace i depositi superficiali e le croste nere, garantendo al tempo stesso una maggiore selettività dell’intervento. Una caratteristica fondamentale in un’opera di restauro, dove l’obiettivo non è semplicemente eliminare ciò che appare degradato ma preservare quanto più possibile la materia originale. Proprio grazie alla maggiore precisione della tecnica laser è stato possibile conservare e rendere nuovamente leggibili alcune tracce della policromia originaria della facciata. Il risultato è particolarmente evidente nella cornice in laterizio sottogronda, dove, una volta eliminate le stratificazioni superficiali, sono riemerse tracce di cromie storiche che testimoniano come l’aspetto originario dell’edificio fosse più articolato dal punto di vista cromatico di quanto oggi si potesse percepire. Un elemento che conferisce al restauro non soltanto un valore conservativo, ma anche un particolare interesse storico: sotto le superfici segnate dal tempo sono infatti rimaste testimonianze della storia dell’edificio che l’intervento ha permesso di salvaguardare senza ricorrere a ricostruzioni o integrazioni non necessarie.

Il lavoro è stato condotto secondo criteri di restauro conservativo, privilegiando quindi la salvaguardia della materia originale. Le operazioni hanno compreso la pulitura e il consolidamento delle superfici, il trattamento delle parti deteriorate, delle stuccature e del degrado biologico, con particolare attenzione agli elementi in arenaria, maggiormente interessati dai fenomeni di erosione ed esfoliazione. Il restauro della facciata ha rappresentato un intervento articolato, reso possibile dalla collaborazione di diverse professionalità e imprese specializzate. I lavori sulla facciata sono stati eseguiti dall’impresa Restauro e Arte s.r.l. di Alessandro Cini di Pavia. L’impresa Deumarine Comfort Solution s.r.l. di Selvazzano Dentro, in provincia di Padova, ha curato l’installazione dei dispositivi per il contrasto dell’umidità di risalita all’interno della chiesa. L’impresa edile Dragoti Florenc di Tortona ha invece realizzato il ripristino della copertura in corrispondenza della facciata e sarà coinvolta anche nelle prossime fasi del programma di recupero. La progettazione, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza sono stati curati dall’arch. Antonella Davio di Tortona, in costante confronto con la Soprintendenza archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, rappresentata dall’arch. Francesca Lupo e dalla dottoressa Paola Traversone, e con l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi, rappresentato dalla dottoressa Lelia Rozzo. Il recupero di Santa Maria Canale non si esaurisce tuttavia con il completamento della facciata. Il programma dei lavori proseguirà con la rimozione della fioriera addossata al fianco dell’edificio e il conseguente risanamento della muratura. Successivamente sarà interessata la copertura dell’abside laterale sul fianco nord, che presenta infiltrazioni.

Si tratta di interventi strettamente collegati alla necessità di migliorare la protezione dell’edificio e contrastare alla radice i problemi legati all’acqua e all’umidità, così da preservare nel tempo anche il lavoro appena concluso sulla facciata. La realizzazione di questo primo lotto è stata resa possibile grazie al contributo della CEI, della Fondazione CR Tortona e del MiBAC, il cui sostegno ha consentito di avviare un intervento importante per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico e architettonico della comunità. Un ringraziamento particolare va inoltre a don Claudio Baldi per l’impegno profuso nel promuovere e accompagnare il progetto di recupero della chiesa. Il restauro della facciata costituisce infatti un primo passo di un percorso più ampio, con l’obiettivo di restituire progressivamente alla chiesa di Santa Maria Canale condizioni adeguate di conservazione e valorizzazione. Il risultato oggi è una facciata nuovamente leggibile nelle sue forme e nei suoi materiali, ma anche capace di raccontare qualcosa in più della propria storia. Le tracce di colore riemerse grazie alla pulitura laser rappresentano una testimonianza preziosa di questa storia: piccoli segni del passato che il restauro ha scelto di non cancellare, ma di conservare e restituire alla vista della comunità.
A.D.
