Leggendo sullo scorso numero di Sette Giorni dell’esclusione dai comuni montani del Piemonte di 8 comuni del Tortonese, non dico “Finalmente”, “Era ora”, ma guardo il presente con le sue difficoltà e mi decido a portare in discussione un argomento cui prima o poi dovremo fare i conti. La differenza tra campanilismo e appartenenza è sottile, il campanilismo si può avvicinare alla goliardia, l’appartenenza sta nell’associare il passato al futuro, è volere andare avanti, sfruttare le esperienze, gli sbagli, ma soprattutto il percorso fatto da chi ci ha preceduto per darci un mondo migliore. Circa duecento anni fa, la società nel futuro Belpaese era determinata ad incollare almeno quattro macroculture (Asburgo, Borboni, Pontificia, Sabauda) che dominavano, imperversavano e governavano la penisola: nel 1861 nasce l’Italia, successivamente “regionalizzata” in 20 aree amministrative, composte a parità di densità abitativa da numeri di comuni molto diversi. La Lombardia è costituita da circa 1.500 comuni, la Toscana da meno di 300, il Piemonte che vanta una superficie leggermente superiore di entrambe, 1.180 comuni, Emilia Romagna 330, Veneto 560 comuni.

La densità, le condizioni ambientali, territoriali, produttive, stradali, sociali, geologiche, climatiche sono analoghe, variano solo le condizioni storico culturali che condizionano questi numeri. Sono lustri che ci arrabattiamo con le gestioni dei nostri comuni; ricordo, nel secolo scorso, tutti i piccoli comuni che funzionavano con un sindaco, un messo comunale, un segretario (a scavalco), ed almeno una guardia comunale con facoltà di sanzionare se transitavi senza pattini con i cingolati sulle strade comunali a fatica e sudore asfaltate, o passavi con il motorino a due tempi con la marmitta ad espansione senza silenziatore. Da alcuni anni stiamo raschiando il barile, avere una guardia comunale che vigila strade, fossi, trattamenti alla flavescenza, animali selvatici, rimane un ricordo di altri tempi. Avere nei nostri paesi tutti gli uffici comunali aperti, funzionanti negli orari di sportello senza che un messo sia in ferie, in malattia, in permesso, ad un corso di aggiornamento, in maternità, o a fare da consulente in altro comune è praticamente impossibile. Per gestire queste condizioni, il più delle volte rimane il sindaco in prima persona che tiene la porta aperta e luce accesa, giustificando le assenze professionali e comunica la data della prossima disponibilità con riapertura dello sportello. Ai giorni nostri con scadenze capestro, impegni, appuntamenti con relativi passaggi di documenti tra uffici, consulenti e professionisti, dobbiamo far si che i pubblici uffici siano negli orari stabiliti al servizio del territorio, degli abitanti, della collettività. Ritengo che queste esigenze con lo status quo attuale, non siano agevolate, ritengo dannoso che in val Curone vi siano, o meglio, vi debbano ancora essere 16 comuni con un totale di circa 6.850 abitanti. Facendo una semplice media aritmetica con il picco degli oltre 1.200 abitanti di Volpedo abbiamo 428 abitanti per comune. Penso che proporre un accorpamento di almeno mille abitanti per amministrazione comunale sia il minimo per un futuro funzionale, razionale, e di soddisfazione per tutti coloro che amano e vivono il territorio. Come criterio penserei di affidarmi alle situazioni idrogeologiche: le linee guida le dettano i corsi d’acqua, un villaggio a monte deve scaricare a valle con i fossi che si “parlino”, ossia ricevere le acque, e farle convergere in sicurezza a valle fino al corso principale senza esondazione e senza provocare smottamenti. Da pochi lustri, si sono accorpati i tribunali, le banche, le camere di commercio, sono state soppresse le comunità montane, molti uffici postali chiusi o aperti ad intermittenza, abbiamo chiuso scuole medie secondarie in grandi città, elementari e medie nei paesi, Alba e Bra hanno accorpato gli ospedali. Un grande ruolo per avallare e razionalizzare queste scelte lo ha avuto l’informatica, che se funziona avvicina, e opera in tempo reale. Io sto con le località delle nostre valli, non dobbiamo per campanilismo o torbide visioni non agevolare gli accorpamenti comunali. Il risultato di questa ottusità comporta che alle scadenze di mandato amministrativo, andiamo a supplicare ai molti sindaci in carica che hanno retto le sorti in maniera etica chiedendo per favore di dare disponibilità di ricandidarsi. Solo pochi lustri fa, era stato imposto il limite ai sindaci di tutti i comuni grandi e piccoli dei due mandati consecutivi, tale legge dopo pochi anni, limitatamente ai piccoli comuni è stata abrogata poiché avremmo corso il rischio di avere più sindaci che comuni. Stesso rischio che oggi andiamo a correre per i tecnici, gli impiegati comunali, che rischiamo di avere a scavalco con vari comuni come da anni fanno i segretari comunali, i tecnici dell’urbanistica e i vigili. La condivisione di molti servizi, dall’acquedotto allo scolastico, ai nidi, fino alla spazzatura, è rodato, ma evitando alcuni passaggi o convenzioni porterebbero a diminuire i costi, manovra da effettuare con velocità ed arguzia, poiché di “inossidabile” o di “eterno” o di non destinato al fallimento, nel pubblico esiste nulla. Si sono costituite delle “strane unioni montane”, se è vero amore, perché non convogliano a nozze? Parola agli elettori, due, tre, quattro liste di candidati ed il più stimato (votato) amministra almeno 1.000 abitanti, e almeno 5.000 ettari di boschi, vigne, frutteti, campi, prati, con fossi, strade e servizi condivisi; con il perseverare di questa situazione ottocentesca, si contrattano miserie, e poi per sfinimento quando si raggiungono gli accordi per questo nuovo microgoverno locale, dopo due mesi un sindaco arriva a fine mandato, e per gli arzilli amministratori riparte il carnevale, ed il territorio continua nella quaresima. Un motivo di una canzone di successo recitava “la musica è finita, gli amici se ne vanno”: se è vero che questo tipo di musica è finita, gli amici arriveranno più volentieri, più facilmente, interlocutori commerciali, turisti da tutta Italia e da tutto il mondo debbono arrivare, per godere del nostro territorio, per valorizzare i nostri prodotti, con queste mie affermazioni dico nulla di nuovo, essendo da sempre uno dei territori più inclusivi di culture, di emigrazioni di scambi stradali e sociali. Questo aggiornamento amministrativo, non comporterà rivoluzioni, anzi porterà con sé una nuova chiarezza nel comunicare i nostri villaggi: da sempre si fatica con il distinguo tra Montacuto e Giarolo e Restegassi, Brignano e Frascata, Costa Vescovato e Montale Celli e Sarizzola, Biagasco e Cà De Lucchi e San Lorenzo, Montegioco e Palazzo, fino ad arrivare alla finezza linguistica, direi sofismo lessicale, tra Carezzano Superiore e Carezzano Maggiore. Vista la carenza di personale, si individuano i più meritevoli ed esperti che formano i neofiti. La meritocrazia trionferà, questo lo valuteremo dal sorriso con cui saremo ricevuti in ufficio, gli uffici comunali abbandonati potranno essere sedi della Pro Loco, sale riunione, sala per mostre, ricovero e noleggio biciclette per escursioni a pedali o assistita. Trattandosi di cosa pubblica, possono essere ristrutturati e insieme alle canoniche della Curia, essere parte integrante di un auspicato “albergo diffuso” nelle Terre Derthona, cercando così di risolvere il più grande fattore limitante lo sviluppo e la crescita del territorio, la scarsità di alberghi per un futuro prossimo di sviluppo turistico. Questa mia presa di coscienza o di posizione fa fortemente leva sull’applicazione dell’informatica, che prevede che tutto il futuro comune venga monitorato con telecamere e da una centrale di raccolta dati comunali ove ogni cittadino manifesti il dissesto delle strade, dei fossi da pulire, presenza di fauna selvatica, discariche abusive lungo le strade e nei boschi, funzionamento e stabilità rete elettrica, e reti telefoniche. Concludo ricordando ai campanilisti, che di getto o partito preso manifestano contrarietà a codesta proposta che dopo l’ultimo spunto sarà difficile argomentarmi contro; la fine dei paesi l’ha già scritta la storia sulle carte di identità, ve lo dice uno nato a Monleale, e che dei suoi eredi, tre sono nati negli anni novanta a Tortona, ed uno nel 2010 a Voghera, facciamo che non sia anche la fine di un territorio. Non facciamo molta dietrologia poiché l’ultimo nato a Monleale è del 1968, ma che i nostri eredi, portino a vita sulla carta di identità “Nato ad Alessandria, Novi Ligure, Voghera” di certo non stimola l’appartenenza, ma che un bacino di circa 50.000 abitanti in questo millennio abbia chiuso il reparto ostetricia all’ospedale di Tortona io non me lo perdono. Chiudo volendo passare da “campanilista”: su inclusione, civiltà multietnica, scambi culturali e turistici, opportunità di lavoro, siamo, penso, tutti d’accordo, ma almeno certifichiamo la nostra territorialità, non facendo la punta agli spilli, ma certificando e trasmettendo con orgoglio: Sono, siamo tortonesi. Mettiamo in condizione l’ospedale di Tortona di riaprire Ostetricia e Ginecologia.
Walter Massa
