“Viviamo ogni giorno come se fosse il più importante”

A Tortona mi trovo molto bene. Sono stato messo nelle migliori condizioni per lavorare” – Intervista a coach Mario Fioretti

La vittoria con la Vanoli Cremona ottenuta nell’ultima giornata di campionato di fronte ad oltre 3 mila tifosi che hanno gremito la Nova Arena ha permesso ai Leoni di consolidare la 5ª piazza in classifica con un record di 13 vittorie e 7 sconfitte e guardare al rush finale della stagione con grande entusiasmo e voglia di strappare la miglior posizione finale in vista dei playoff. L’exploit in Coppa inoltre ha fatto capire anche a chi ancora non ci credeva che il Derthona è una squadra di élite del campionato italiano e potrà competere alla pari fino alla fine anche con le grandi del nostro basket. Domenica i ragazzi di Mario Fioretti godranno di una giornata di riposo, in calendario avrebbe dovuto esserci la sfida con Trapani, ed i bianconeri sfrutteranno questa opportunità per ricaricare al massimo le pile e perfezionare il lavoro in palestra. Abbiamo così incontrato il condottiero del gruppo, coach Mario Fioretti, per fare il punto della situazione.    

Buongiorno coach. Questo per te è il primo anno da capoallenatore dopo anni da assistente. E’ tutto come ti aspettavi o qualcosa ti ha sorpreso? “Certe cose me le immaginavo ma la mia grande fortuna è stata farlo a Tortona. Il sostegno della società, a partire dal dottor Gavio passando per Marco (ndr. Picchi) e Gianmaria (ndr. Vacirca) e tutti gli altri componenti la società mi hanno messo nelle migliori condizioni per poter lavorare. Forse perchè ero alla prima esperienza…(ride). Questa per me è la nota più positiva. Venivo da un ambiente dove avevo tutte le mie certezze con un ruolo diverso, c’era il dubbio di come sarebbero stati il lavoro ed i rapporti nella quotidianità e devo dire che sono stato sostenuto in ogni modo ed anche il fatto di aver creato uno staff allargato importante ed unito mi sta dando un supporto fondamentale”. A giugno, nella nostra prima intervista, mi avevi infatti detto che importante è creare un gruppo ben strutturato e relazioni solide al suo interno. Ci siete riusciti? “Così è stato”. Le difficoltà più grosse che hai incontrato? “Secondo me quelle vissute all’inizio. La formazione della squadra, per creare un gruppo di un certo tipo bisogna fare riflessioni importanti nella scelta dei giocatori, non è facile, ma ho avuto un grandissimo aiuto da Vacirca e Talamazzi. I momenti di costruzione della squadra sono i più duri, devi cercare di capire come mettere insieme i giocatori e quindi quando ci siamo trovati ad agosto inoltrato con la notizia che non potevamo tesserare Zukauskas è stata una tegola pesante. Ma come succede spesso in questi casi dalla disperazione (sempre sportiva intendiamoci) abbiamo trovato un ragazzo come Brekkot (ndr. Chapman) che si è inserito alla grande soprattutto a livello personale. Ha avuto un inevitabile periodo di assestamento dopo due anni in Giappone ma da una situazione molto molto preoccupante siamo riusciti a pescare un coniglio dal cilindro. Inserire una persona nuova all’ultimo momento è delicato a livello tecnico e soprattutto a livello personale ma Brekkot si è rivelato un ragazzo davvero eccezionale”. Come ti sei ambientato a Tortona? “Benissimo. Facendo l’Eurolega ho sempre vissuto di trasferte e con la Nazionale stavo fuori di casa anche due mesi, è la prima volta che realmente mi trasferisco, ho la mia casa in centro città e vivo Tortona a tutto tondo ed è stata una piacevole sorpresa, mi sono sentito ben accolto e mi trovo bene nella vita quotidiana, è tutto semplice e molto vivibile”. In che percentuale le strutture della Cittadella (sia per allenamento che per la partita) e l’organizzazione societaria migliorano la stagione della squadra? “La percentuale non te la so dare ma quando si scelgono delle persone di un certo tipo e queste poi entrano e lavorano in un ambiente così bello e funzionale, danno di più, sentono una responsabilità ancora più marcata a fare bene. Un giocatore di basket che si trova in un ambiente del genere come può non performare al massimo? Questo è ciò che passa per la mente a me ed ai ragazzi che abbiamo scelto. C’è quindi una questione pratica perchè oggettivamente lavori meglio con strutture più funzionali ed una questione psicologica per cui ti senti responsabilizzato a fare il massimo”. In campionato il Derthona è dove voleva essere ad inizio stagione? “L’obiettivo a dire il vero era fare di tutto per essere nei primi 8 quindi in realtà siamo anche più avanti. L’approccio che abbiamo cercato di instillare nei ragazzi è quello di dare sempre il meglio di sè, approcciando ogni giornata come se fosse la più importante della propria vita e quindi non abbiamo fatto mai dei calcoli. Spingiamo e schiacciamo il piede sull’acceleratore per fare il meglio possibile. I risultati sportivi non possono che essere soddisfacenti guardando al percorso fatto fino ad oggi”. La Coppa ha lasciato un pizzico di rammarico? “Eh sì è innegabile. Un po’ di amarezza è rimasta e ne abbiamo parlato anche con i ragazzi per poi lasciarcela alle spalle. Non abbiamo battuto due squadrette, abbiamo battuto due corazzate come Venezia e Bologna e nella terza gara con Milano siamo stati avanti fino alla fine del terzo quarto e ciò significa che abbiamo giocato alla pari ed abbiamo quindi avuto una chance per vincere. A questo livello un po’ di amaro in bocca rimane. Abbiamo prodotto uno sforzo talmente grande che siamo arrivati al limite ed in questi casi si prova ancora più soddisfazione”. Hai vissuto emozioni particolari contro Milano? “Quando arrivi alla partita e ritrovi tante persone a cui sei legato con cui ora devi competere è sempre un’emozione, è innegabile che non è come giocare contro un’altra squadra. Ci si conosce tutti certo, l’ambiente del basket non è grandissimo, però un conto è un rapporto di conoscenza, un conto un rapporto forgiato da anni di vita insieme, è quasi familiare”. Immagino che però, l’ottima prestazione generale nelle tre giornate abbia fornito ancora maggiore consapevolezza e coraggio al gruppo ed ai singoli? Mi sbaglio? “Non ti sbagli. Ti fa pensare che puoi competere con tutti ma una squadra come la nostra deve però mantenere il giusto equilibrio fra umiltà e sfrontatezza. Se ti monti troppo la testa rischi poi di non riuscire a spingerti al limite e quindi anche questo è da gestire nella maniera adeguata”. Come stanno Manjon, Strautins e Chapman? “Ezra sta riprendendo il ritmo ed in Coppa ha fatto prestazioni difensive pazzesche. Contro la Virtus ha quasi cancellato i loro due giocatori più pericolosi, Morgan ed Edwards. Certe cose però ogni tanto vengono dimenticate: fai una grande difesa su Edwards ma in attacco poi commetti un errore e questo viene ricordato di più. Fisicamente è quasi al 100%, deve riprendere fiducia tecnico tattica, in un ruolo come il suo molto importante. Anche domenica ha fatto bene, ha preso iniziative e sta tornando al suo standard, tre mesi di stop sono tanti. Arturs è al 100%, ha lavorato benissimo in riabilitazione ed è rientrato gradualmente. Ha avuto solo un problemino al polpaccio che è normale ma ora è in striscia positiva di prestazioni e atteggiamento. Brekkot invece è caduto rovinosamente senza riuscire a proteggersi con le braccia e ha preso una botta davvero forte all’osso sacro, abbiamo temuto addirittura la frattura e gli abbiamo fatto fare delle lastre che fortunatamente hanno scongiurato il peggio. Ha iniziato a muoversi martedì senza contatto e vediamo come procede, dobbiamo rivalutarlo”. La giornata di pausa arriva al momento giusto?Sì, e la prendiamo con piacere. E’ l’ultima in stagione e ci aiuterà a rifiatare e rivedere qualcosa che possiamo aggiustare senza il pensiero della gara nel fine settimana”. Dopo mancheranno 8 giornate alla fine della regular season. Classifica alla mano il Derthona può puntare al 4º posto di Venezia o qualcosa di più? “Onestamente non te lo so dire. Davanti abbiamo Bologna, Brescia, Milano e Venezia, tutte corazzate della Serie A, noi giochiamo una gara alla volta e vediamo. Non è un calcolo che facciamo”. Radio mercato è sempre accesa e ha parlato negli ultimi giorni di un interessamento del Derthona per Amar Alibegovic (ora al Granada) ed Akele (Virtus). Cosa c’è di vero? “Spesso quando c’è un giocatore libero si cerca di accostarlo ad una determinata squadra, non c’è nulla e non ci pensiamo, sono cose lontane”. Cosa ti senti di dire ai tifosi in vista del rush finale della stagione? “Noi ce la mettiamo tutta e siamo sicuri che riusciremo a spingerci l’un l’altro. In finale di Coppa quasi tutto il palazzo era per noi, mi sembrava di giocare in casa. Spero che la nostra energia spinga loro e viceversa”. 

D.M.

(foto Ciamillo-Castoria)

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