Gli Umiliati a Tortona: riletture documentali e nuove fonti 

Gli Umiliati presenti nella diocesi di Tortona si inserivano in un movimento religioso nato in Lombardia nella seconda metà del XII secolo e diffuso soprattutto tra artigiani e piccoli mercanti. Anche nel territorio tortonese essi cercavano di vivere secondo l’insegnamento evangelico rimanendo però inseriti nella vita quotidiana, nel lavoro e nelle relazioni familiari. Il loro stile di vita era improntato alla sobrietà: indossavano abiti semplici e non tinti, evitavano menzogna e frode negli affari e cercavano di non ricorrere a controversie legali. Il nome stesso del movimento derivava dalla scelta di “umiliarsi”, cioè di condurre una vita semplice e penitente. In un primo momento alcuni gruppi si avvicinarono ai Valdesi e furono scomunicati nel 1184; tuttavia la maggior parte rimase fedele alla Chiesa e nel 1201 ottenne l’approvazione ufficiale di papa Innocenzo III. L’ordine si organizzò in tre rami: il primo formato da chierici impegnati nella cura pastorale, il secondo da laici non coniugati che vivevano in comunità senza essere monaci, e il terzo da laici penitenti che continuavano la loro vita nel mondo senza voti religiosi. Questa struttura favorì una rapida diffusione anche nell’Italia settentrionale.

Madonna dipinta sulla facciata della casa in via Zenone prospiciente piazza Malaspina. Accanto la targa che recita “Casa di S. Barnaba fondata nel sec. XIII fu monastero delle Umiliate ove si lavoravano i rinomati tessuti di lana. A questa casa nel 1603 si trasferirono le monache domenicane di Santa Caterina che vennero soppresse nel 1802”.

Nella diocesi di Tortona le prime tracce degli Umiliati risalgono al XII secolo. Il vescovo concesse loro la possibilità di costruire un hospitale e una chiesa nella località di Calvenzia, probabilmente situata tra Pontecurone e Voghera, dietro il pagamento di un modesto censo annuale. In seguito la fondazione passò ai Templari: l’occupazione avvenne però senza attendere l’autorizzazione del vescovo e ne nacque una controversia che arrivò fino alla curia romana. Una decisione del 1199 confermò infine il possesso ai Templari. Nel 1232 è inoltre documentata la presenza della casa di S. Marco nei pressi del borgo di Tortona, segno della diffusione e dell’inserimento degli Umiliati anche nel contesto urbano della città. Il vescovo concesse la dedicazione della chiesa, ma impose precise condizioni: limitazioni sulle sepolture, rispetto delle scomuniche, pagamento delle decime e di un censo annuo. Grazie a un atto del 1237 è possibile localizzare il primo insediamento extra portam de Zucharello intus circham novam nell’area oggi compresa tra corso Cavour, via Garibaldi e corso Alessandria. In quella zona esisteva il “Molino del Zuccarello”, di proprietà degli Umiliati, fondamentale per la lavorazione della lana, attività tipica dell’ordine. Possedevano anche un secondo mulino presso porta S. Giacomo, poi demolito e ricostruito nel 1496 con autorizzazione comunale. Nel 1275 compare una seconda casa, S. Barnaba, inizialmente situata fuori porta S. Stefano e successivamente trasferita entro il borgo nuovo intorno al 1301, nell’area tra le attuali via Emilia, piazza Malaspina, via Zenone e via Mirabello. Una nuova lettura dei documenti noti, insieme al ritrovamento di fonti inedite, smentisce l’ipotesi che gli Umiliati si fossero insediati immediatamente all’interno della città di Tortona. I loro primi insediamenti si trovavano invece nelle zone periferiche o appena fuori dai borghi, come attestano gli atti del 1237 e del 1275, e solo in un secondo momento le comunità si trasferirono gradualmente all’interno del centro cittadino. Nel XIV secolo sono così attestate a Tortona due comunità con frati e suore conviventi: una caratteristica ammessa dall’ordine, anche se l’autorità spettava ai ministri uomini. Nel XV secolo, però, la convivenza fu abbandonata anche a causa di scandali: S. Marco divenne una comunità esclusivamente maschile, mentre S. Barnaba nel 1488 divenne esclusivamente femminile. La documentazione molto lacunosa non permette di conoscere quando gli Umiliati si trasferirono nella zona dell’attuale seminario vescovile dov’era attestata la casa di S. Marco almeno dal XV secolo. Nel 1470 un atto notarile testimonia che la comunità umiliata tortonese non attraversava un periodo felice, anzi ormai da lunghissimo tempo scarseggiavano i frati e le condizioni economiche costringevano il venerabile fra Matteo de paganis preposito di S. Marco a permutare con Pietro Antonio de bragherijs del fu Bastiano una casa che minacciava rovina prossima al convento di S. Marco, in porta S. Quirino (confinante da due con i due fratelli de bragherijs e quindi con Luca Valenzano e la via pubblica), con 60 pertiche di terra di Tortona oltre Scrivia. Gli Umiliati a Tortona gestivano mulini e proprietà come principale fonte di reddito per le loro comunità. Il “Molino del Zuccarello”, fondamentale per la lavorazione della lana, era stato in parte venduto nel 1529 dal preposito di San Marco a don Nicolò de Busseto, con patto di retrovendita. Nel 1544 il preposito, don Roberto de Campo, chiese alle monache di San Barnaba un prestito di 50 scudi d’oro per riacquistare la quota venduta, cedendo in cambio una quarta parte del reddito del mulino. Le monache accettarono, vincolandosi a tutelare i diritti della consorella Angela, titolare dei fondi, con giuramento religioso. Nel Cinquecento l’intero ordine entrò in crisi. Papa Pio V affidò al cardinale Carlo Borromeo il compito di riformarlo secondo le direttive del Concilio di Trento. Tuttavia, dopo un attentato contro Borromeo compiuto da un membro dell’ordine, nel 1571 gli Umiliati furono soppressi. I beni e le rendite della prepositura di S. Marco furono destinati a finanziare la fabbrica della nuova cattedrale di Tortona. L’edificio del monastero di S. Marco fu permutato nel 1571 con il sito del monastero delle monache benedettine di S. Eufemia, che poterono così trasferirsi, con l’autorizzazione del vescovo Cesare Gambara, dal loro antico sito, ormai reso insicuro per la vicinanza alle nuove fortificazioni edificate dagli spagnoli, al centro della città in un luogo molto più protetto. Nel 1574 anche il monastero femminile di San Barnaba fu soppresso e unito a S. Eufemia, segnando la fine definitiva della presenza umiliata in città. Nel 1603 l’antico complesso di San Barnaba fu acquistato dalle suore domenicane di S. Caterina, che lo ricostruirono. Per oltre tre secoli gli Umiliati ebbero dunque un ruolo significativo nella vita religiosa, economica e urbana di Tortona, lasciando tracce importanti nella storia della città.

Fausto Miotti