Continuiamo l’inchiesta sulla valutazione della vendemmia 2025 intervistando Walter Massa, vignaiolo di Monleale. Il clima molto piovoso di quest’anno come ha influito? Tutto sommato positivamente. Si sono integrate le soverchie piogge del 2024, il terreno ha ricostruito la sua idratazione, tessitura e struttura, con beneficio alla vigoria, all’equilibrio produttivo, alla sanità della pianta ove abbiamo notato un regredire di mal dell’esca e di flavescenza dorata. Trattamenti alla peronospora più o meno nella media, tranne casi di tignola che hanno manifestato una nuova e speriamo sporadica criticità.

Qual è la qualità delle uve? Più che soddisfacente, gradazioni non esagerate, ma sicuramente degne “dell’olimpo tortonese”, acidità forse un po’ sostenuta, ma affidandosi ai migliori enologi dell’universo che sono l’uva ed il tempo, il vino troverà il giusto equilibrio. Il mondo del vino sconvolto e spaventato dai dazi di Trump. Gli extracosti a quanto pare si stanno abbattendo sui produttori. State subendo dei contraccolpi? I contraccolpi che dobbiamo combattere non sono nè i dazi, nè l’alcool. Il vino che è amato da tutti, anche dagli astemi, il vino fa notizia ed assieme al calcio, al gossip, ai funerali degli uomini conosciuti, serve a distrarre le masse dai reali problemi, lasciando che la classe politica perseveri nello scempio in corso. Riguardo i dazi, gli Usa li hanno sempre applicati sul vino, solo che quando erano al 7% e non erano opera dell’attuale presidente (che pure lui ha usato il vino per fare più presa sull’opinione pubblica), nessuno scriveva nulla, ora che sono stati aumentati dell’8% che in totale fa 15%, si vuole ribaltare tutte le maledizioni arrecate al vino da tutti i ministri ed assessori che si sono occupati di agricoltura e turismo in Italia, su codeste inezie. Semplifico con altri due passaggi. La mia generazione di produttori, da Pantelleria alla Valtellina, dal Carso all’isola di Sant’Antioco, dal 1986 ha dettato le linee guida imprenditoriali, d’immagine, di qualità alta, di comunicazione, di igiene e sicurezza nel lavoro, di valorizzazione del territorio con tutti i prodotti che esprime, con cultura e colture complementari, in sintesi ha creato “appartenenza”, ma la politica, la parapolitica, ed i grossi (da non confondere con i grandi) del vino hanno recepito solo ciò che arrecava loro privilegio, ossia “Vino è bello”, non occupandosi di educazione alimentare, di liberalizzare qualche trasgressione, rendendo fruibile il trasporto pubblico nei ristoranti degli Appennini, delle Alpi, dei litorali, delle colline italiane, mostrando ai giovani, ai turisti, e agli appassionati una Italia sorridente, aperta, inclusiva, e agli ubriaconi, come si sta al mondo. Risultato? Sembriamo una nazione di bacchettoni, e il mondo non sa che con tarallucci e vino… Secondo punto, il vino non lo ha inventato nessuno, sono millenni che segue l’uomo nella gioia e nel dolore, e nessuno lo fermerà, il proibizionismo in Usa dal 1920 al 1933 insegna, i governanti delle nazioni ove il vino è vietato per religione, che “bevono in nero” pure. Si dovranno attuare nuove strategie di marketing? Sì, distinguere il vino per il quotidiano e per l’edonismo. Smettere di portare in bottiglia vini che sullo scaffale costano meno di 6 euro e spingere su contenitori alternativi, tipo i brick, o i bag in box. Il primo beneficio sarebbe per l’ambiente che smetterebbe di dover digerire esagerate quantità di Co2 per inutili bottiglie che prendono in giro il consumatore, per i cassonetti della spazzatura, per il portafogli e la salute del consumatore. Da tempo sto pensando di creare a Rivalta Scrivia o a Pozzolo Formigaro una centrale di imbottigliamento in Bric del vino Rosso tortonese (visto che l’era delle damigiane è finita) e del bianco di Gavi (che mi offende saperlo per alcuni milioni di bottiglie sugli scaffali a prezzi non consoni con il costo di produzione). Ritengo per il mondo agricolo di impostare una rivoluzione socio economica. Da sempre vedo e voglio un mondo libero, ma con i prezzi dei prodotti (e non la qualità del prodotto) controllati, periziati, vagliati, da organismi pubblici ufficiali in base ai costi reali di produzione. Se non si muovono gli enti pubblici, dobbiamo proporre noi produttori soluzioni migliori, con civiltà, alleandoci con la stampa. In sintesi, è veramente ora di finirla di avere l’uva a un euro il chilo ed il vino ad un euro il litro, latte, olio, grano, frutta sotto il costo di produzione. E’ ora di finirla con un mondo agricolo di plastica o di cartone governato da poche figure che poco o nulla fanno per il settore ma che girano a 300.000 euro l’anno più benefit, e dopo alcuni anni portano i libri dell’azienda che dirigono in tribunale ma hanno il conto corrente personale in sicurezza per più generazioni. State cercando di aprirvi verso nuovi mercati visti i problemi con gli Stati Uniti? Sì, portando i prezzi dei Vigneti Massa alla pari dei grandi vini di Borgogna e Bordeaux. Mi spiego, da sempre la terra è bassa tanto a Monleale quanto a Montrachet. Quali sono le nuove tendenze del mercato e il gusto dei consumatori oggi? Vini semplici per il quotidiano, vini intriganti, di territorio per i momenti edonistici. Su che prodotto è orientata la vostra azienda? Derthona, Monleale. In questi anni si sta ampliando il mercato dei dealcolati. Cosa ne pensate? Ne producete? Ritengo più interessante fare il “Tavernello” a Pozzolo Formigaro, pur continuando a fare il tifo per Derthona, Gavi, Monleale e aggiungo… Castellania. Ricordiamo ai lettori quali sono per voi le regole per produrre un buon vino? Uva matura (e già lì…). Buonsenso (che non lo impari alla scuola enologica e non lo compri al supermercato). Tempo (che industriali e commercianti non hanno soldi sufficienti per comprarlo mentre noi artigiani non ne possiamo fare a meno).
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